Ricalcolo pensioni, da aprile taglio rivalutazione per 5,6 milioni di italiani

Pensioni, da aprile assegni più poveri per 5,6 milioni di italiani con il ricalcolo
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Dal prossimo mese di aprile le pensioni saranno ricalcolate con i criteri di rivalutazione annuale previsti dalla legge di bilancio per il 2019. Lo comunica l'Inps spiegando che la Circolare n. 44 di oggi, 22 marzo, illustra i nuovi criteri sulla base dei quali l'istituto di previdenza ha effettuato il ricalcolo dei trattamenti pensionistici a decorrere da gennaio 2019. Da aprile dunque le pensioni verranno pagate con i nuovi importi mentre nei mesi successivi l'istituto riprenderà le somme in più percepite nel periodo gennaio-marzo 2019. Quando? Il recupero dovrebbe arrivare a giugno, a elezioni europee ormai passate. Si tratta comunque per la maggior parte degli assegni di importi molto bassi, anche pochi centesimi.

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Dal prossimo primo aprile dunque i trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo (oltre i 1.522 euro lordi al mese) avranno una rimodulazione della perequazione rispetto all'inflazione così come previsto dalla legge di bilancio per il 2019. Le pensioni interessate sono 5,6 milioni. Per circa 2,6 milioni, la riduzione media mensile dell'importo lordo risulta comunque di appena 28 centesimi. 

Per i trattamenti fino a tre volte il minimo la rivalutazione è piena mentre per le altre la rivalutazione rispetto all'inflazione andrà dal 97% per i trattamenti tra le tre e le quattro volte il minimo (da 1.522 a 2.029 euro lordi al mese) al 40% per quelle superiori a 4.569 euro. Di fatto se le pensioni fino a 1.522 euro avranno un incremento dell'1,1% quelle oltre le nove volte il minimo recupereranno solo lo 0,44%. Nei prossimi mesi l'Inps chiederà il conguaglio di quanto indebitamente dato nei primi tre mesi dell'anno, quando le pensioni sono state calcolate ancora con le vecchie regole (in base a quanto previsto dalla manovra la nuova perequazione andava applicata invece già dal 1 gennaio).

L'operazione di ricalcolo effettuata dall'Istituto - si legge in una nota dell'Inps - «ha riguardato i trattamenti di importo complessivo lordo superiore a tre volte il trattamento minimo. Per importo complessivo lordo s'intende la somma di tutte le pensioni di cui un soggetto è titolare, erogate sia dall' Inps che dagli altri Enti presenti nel Casellario centrale,
assoggettabili al regime della perequazione cumulata. Dal ricalcolo l'importo lordo complessivo dei trattamenti pensionistici, dovuto da gennaio 2019, risulta inferiore a quello già calcolato sulla base dei criteri previgenti alla
riforma».

«Sarà di 100 milioni il conguaglio con cui l'Inps provvederà a recuperare una parte delle pensioni erogate da gennaio a 5,5 milioni di persone». Lo rende noto lo Spi-Cgil, che ricorda come dal nuovo meccanismo di rivalutazione «il governo arriverà a recuperare dalle tasche dei pensionati 2,2 miliardi nel triennio» 2019-2021. «Sono somme - continua lo Spi - che verranno sottratte a chi ha lavorato una vita e che non ha alcuna colpa. Se si sostiene che si tratta di pochi soldi che li lascino allora ai pensionati senza sottoporli all'ennesima rapina nei loro confronti».

La misura non piace affatto ai sindacati dei pensionati, che comunque attaccano il governo per «la totale mancanza di attenzione nei loro confronti». E per questo unitariamente Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil lanciano la mobilitazione: scenderanno in piazza sabato primo giugno con una manifestazione nazionale in piazza del Popolo a Roma. Piazza che sarà preceduta da tre assemblee, al nord, al centro e al sud, il 9 maggio. Le città scelte sono Padova, Roma e Napoli.

Le tre sigle dei pensionati se la prendono con il governo che si è «mostrato del tutto sordo» alle loro richieste: «L'unica misura messa in campo - denunciano - è stata quella del taglio della rivalutazione» delle pensioni. Per Spi, Fnp e Uilp anche «la tanto sbandierata» pensione di cittadinanza «finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà». Così come «nulla è stato previsto sul fronte delle tasse e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza». La mobilitazione, dicono, è quindi «necessaria e non più rinviabile».


 
Venerdì 22 Marzo 2019, 16:40 - Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 09:05
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