Pensioni, quota 41: c'è una seconda possibilità. Scadenze, requisiti e modalità di accesso: cosa bisogna sapere

Giovedì 4 Marzo 2021 di Roberta Amoruso
Pensioni, come funziona "quota 41": tutte le scadenze, i requisiti e modalità di accesso

La prima scadenza dell’anno è già alle spalle per i lavoratori “precoci”, che intendono fare domanda di pensione anticipata con quota 41. Ma c’è una seconda possibilità per i ritardatari. La normativa vigente prevede infatti particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, con la possibilità di andare in pensione anticipata rispetto alla maturazione dei requisiti previsti dal sistema previdenziale. Ma le domande vanno presentate nel primo trimestre di ogni anno. Eventuali richieste fuori tempo massimo, presentate comunque non oltre il 30 novembre, sono prese in considerazione soltanto in caso di risorse finanziarie residue. Solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata online sul sito Inps, tramite Contact Center o rivolgendosi ai Patronati. Uno schema, quello di "quota 41" dedicato ai lavoratori precoci,  invocato più volte dalla Lega come opzione da estendere alla generalità dei lavoratori per superare quota 100.

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I REQUISITI

La legge dice che i lavoratori precoci iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle forme sostitutive o esclusive della medesima, in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, che possono far valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al 19° anno di età possono ritirarsi con la quota 41, ossia al perfezionarsi, entro il 31 dicembre 2026, di 41 anni di contribuzione a prescindere dal requisito anagrafico, a patto di rientrare in una delle categorie con diritto all’APe sociale. Per accedere alla pensione con quota 41, a prescindere dall’età, vengono infatti richiesti ai lavoratori precoci ulteriori requisiti. E questo riduce la finestra a quattro categorie di lavoratori.

 

La prima è quella dei dipendenti in stato di disoccupazione, a causa di un licenziamento individuale o collettivo, per giusta causa o risoluzione consensuale, che abbiano terminato da almeno 3 mesi, la fruizione della NASPI o altra indennità spettante. Poi ci sono i cosiddetti “caregiver”, i lavoratori dipendenti ed autonomi che al momento della domanda, assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 194. E ancora, la terza categoria è quella dei lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, con una percentuale di invalidità civile, superiore o uguale al 74%. Infine, ci sono i lavoratori che svolgono attività usuranti o particolarmente gravose. Quali sono? Si tratta di mansioni che devono essere state svolte per almeno sette anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa e sono specificate dalla legge 67/2011. Ad esse si aggiungono ulteriori professioni indicate nella Legge di Bilancio 2017.

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VALE ANCHE IL CUMULO

Il requisito contributivo di 41 anni può essere perfezionato, se lo chiede l’interessato, anche cumulando i periodi assicurativi (come prevede la legge 24 dicembre 2012, n. 228). Ma vanno sottolineate le differenze precise in termini di decorrenza del trattamento. Per esempio, i lavoratori che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico decorsi tre mesi dalla maturazione degli stessi, secondo le disposizioni previste dai rispettivi ordinamenti; Mentre i lavoratori che maturano requisiti dal 1° gennaio, anche cumulando i periodi assicurativi ai sensi della legge 228/2012, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal primo giorno del mese successivo all’apertura della relativa finestra.

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA