Scommesse, lo stop alla pubblicità scatena l'ira dei gestori: posti a rischio

Stop alla pubblicità di scommesse e giochi con premi in denaro. Il decreto dignità voluto dal ministro Luigi Di Maio parla chiaro: l'azzardo non potrà più essere sponsorizzato in alcun modo, dalle magliette delle squadre di serie A fino ai giornali o alle riviste specializzate. Addio dunque ai testimonial vip che negli ultimi anni hanno invaso televisioni e cartelloni pubblicitari strizzando l'occhio a scommesse o videolottery.
Un provvedimento che ha però fatto infuriare l'intero settore dei giochi, che lancia l'allarme occupazione: «Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio». «Estrema preoccupazione» è espressa anche dalla Lega di serie A, che teme il «dirottamento all'estero dei budget pubblicitari destinati alle nostre squadre». Solo nella passata stagione, infatti, dodici delle venti squadre della massima serie calcistica hanno avuto una partnership con aziende del comparto betting. «Lo Stato italiano - sottolinea la Lega - perderebbe, nei prossimi tre anni, sino a 700 milioni di gettito».
A favore del provvedimento, invece, si è espresso Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori ringraziato proprio dal ministro Di Maio. Quello dei giochi e delle scommesse è da sempre un settore piuttosto discusso, con provvedimenti che possono variare da regione e regione o, addirittura, da città a città, come accaduto recentemente a Roma, dove la sindaca Virginia Raggi ha deciso di limitare a otto ore l'accensione delle slot su tutto il territorio della Capitale.
L'intento è quello espresso dallo stesso Di Maio, quello di prevenire e limitare la ludopatia, il rischio che il gioco possa diventare patologico. «Il nostro sistema non ha bisogno di divieti ma di riforme», tuona Stefano Zapponini, presidente di Sistema Gioco Italia, la filiera dell'industria del gioco e dell'intrattenimento di Confindustria. «È illusorio poter risolvere il problema delle patologie in questo modo - sottolinea -. Quello che auspichiamo è l'apertura di un tavolo di confronto su un argomento che non può essere affrontato, come è stato fatto, con un decreto d'urgenza». «L'Italia sbaglia a proibire la pubblicità e vedrà aumentare l'illegalità. Meglio regolamentarla in modo stringente», il consiglio dei vertici degli enti regolatori del gioco in Francia e Spagna, citati dall'agenzia Agimeg. Numerosi gli appelli al governo per aprire un tavolo di confronto, nel quale discutere su come regolamentare il settore del gioco e delle scommesse.
Oggi è tornato a parlare anche Nikhlas Lindahl, managing director di LeoVegas, società svedese impegnata anche in Italia, che nei giorni scorsi aveva acquistato una pagina sui principali quotidiani italiani proprio per esprimere le sue critiche al decreto. Critiche alle quali lo stesso Di Maio aveva replicato con un post sui social. Oggi, che il provvedimento è stato firmato, l'imprenditore ha voluto puntualizzare alcuni aspetti del documento ponendo cinque domande al ministro. Ed intanto, la prossima settimana il comparto giochi tornerà a riunirsi in un'assemblea che si annuncia di fuoco.
Martedì 3 Luglio 2018, 20:51 - Ultimo aggiornamento: 04-07-2018 06:55
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1 di 1 commenti presenti
2018-07-09 21:46:05
Pecunia non olet ..Il Danaro non puzza..disse l'Imperatore Vespasiano al figlio che protestava per i troppi orinatoi pubblici creati a Roma ed è vero. La smetta lo Stato di fare da balia ai propri cittadini. Quando si scommette si è coscienti di praticare un azzardo...sta alla sensibilità individuale non far diventare vizio un divertimento,uno svago

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