Pil rivisto allo 0,1%, dallo 0,7% previsto. S&P taglia le stime di crescita: Italia fanalino di coda dell'area euro

Giovedì 28 Marzo 2019
Pil rivisto allo 0,1%, dallo 0,7% previsto. S&P taglia le stime di crescita: Italia fanalino di coda dell'area euro

Italia fanalino di coda nell'Eurozona: lo dice Standard & Poor's che taglia il Pil italiano allo 0,1% nel 2019, con stima del +0,6% nel 2020. S&P che vede una frenata in tutta l'Eurozona, con stima quest'anno di una crescita solo dell'1,1%. Anche S&P Global, dunque, taglia le stime di crescita sull'Italia. Nel 2019, si legge in un report dedicato all'Eurozona, l'aumento del Pil italiano è stato rivisto allo 0,1%, dallo 0,7% previsto a dicembre, con il nostro Paese che si conferma fanalino di coda dell'area euro.

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Nel 2020 la crescita si fermerà allo 0,6%, in calo rispetto allo 0,9% previsto a dicembre. In frenata tutta l'Eurozona, la cui crescita nel 2019 è stata rivista al ribasso dall'1,6% all'1,1%, a causa soprattutto dal rallentamento di Germania e Italia.

Lo spread supera quota 260. Brusca accelerazione dello spread tra Btp e Bund che ha superato i 260 punti base, a 261 punti, dopo che S&P Global ha tagliato le stime sul Pil dell'Italia e dell'Eurozona. Il differenziale si è poi riportato sui 257 punti base con il rendimento del 10 anni del Tesoro al 2,49%.

Il titolo del report «l'economia europea sta avanzando, ma nella corsia lenta» sintetizza il problema in cui in cui si dibatte l'eurozona, alle prese con una crescita che resta anemica, anche se in fase di ripresa, con il 2020 e il 2021 che vedranno un miglioramento delle prospettive (+1,4% nel biennio). «L'economia dell'eurozona si sta scuotendo di dosso la debolezza dovuta a un calo della domanda esterna e ad effetti one-off domestici sul finire del 2018», come le proteste dei gilet gialli in Francia e il brusco calo della produzione di auto in Germania legata ai nuovi test sulle emissioni.

«Se gli investitori e i mercati finanziari hanno calmato i loro nervi» dopo l'impennata di volatilità di fine anno «pensiamo che sia parzialmente dovuto al fatto che la debolezza economica sia stata temporanea e ora sia alle spalle». Così «le prospettive» per il 2019 «sono in qualche modo migliorate», con l'attesa stabilizzazione della crescita in Cina, secondo partner commerciale dell'eurozona, mentre difficoltà che colpiscono alcun mercati emergenti, come la Turchia, sarebbero «meno negative per la crescita dell'export».

«Detto ciò, ci aspettiamo che la domanda esterna resti modesta e perciò che l'economia tedesca e italiana, i più grandi hub industriali dell'Europa, abbiano una perfomance significativamente peggiore di quella dell'eurozona quest'anno». La Germania, il cui pil dovrebbe salire nel 2019 dello 0,5%, è il Paese che crescerà meno dopo l'Italia. Per S&P l'economia domestica resta il «motore della crescita» del Vecchio Continente e, tra le note positive, l'agenzia di rating nota che «il mercato del lavoro non ha perso le forze nonostante il rallentamento dell'attività», con il tasso di disoccupazione sceso al 7,9%, ai minimi dal 2008, e il livello di partecipazione al mercato del lavoro ai massimi. L'Eurozona potrà inoltre godere del sostegno della Bce, «che ha rinviato la normalizzazione della politica monetaria», escludendo aumenti dei tassi per il 2019 e annunciando un nuovo round di prestiti agevolati Tltro alle banche. «Questo aiuterà Paesi come l'Italia, dove i costi di raccolta sul mercato sono saliti per effetto dell'aumento del premio al rischio sui titoli di Stato».

Ultimo aggiornamento: 15:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA