Corte Ue: no a rimpatri di rifugiati se rischiano vita o tortura. Salvini: chi spaccia torna a casa

Migranti, Corte Ue: no ai rimpatri se il rifugiato rischia la vita
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No ai rimpatri se nel Paese d'origine il migrante rischia la vita o la tortura. Non si può rimpatriare una persona in un Paese dove c'è il «fondato timore» che venga perseguitata. Anche se le è stato revocato oppure non le è stato riconosciuto lo status di rifugiato. La sentenza della Corte di giustizia Ue - che si riferisce a ricorsi presentati in Belgio e nella Repubblica ceca da un ivoriano, un congolese ed un ceceno - è un siluro alle politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini, che infatti reagisce: «io non cambio idea e non cambio la legge: i 'richiedenti asilò che violentano, rubano e spacciano, tornano tutti a casa loro». Ai tre cittadini stranieri è stato, rispettivamente, revocato o negato il riconoscimento dello status di rifugiato sulla base della direttiva europea 95 del 2011 che consente l'adozione di queste misure nei confronti delle persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza o - essendo state condannate per un reato particolarmente grave - per la comunità dello Stato membro ospitante. I tre hanno impugnato la decisione ed il contenzioso è approdato in Lussemburgo.

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La Corte Ue oggi si è pronunciata. Fintanto che il cittadino di un Paese extra-Ue o un apolide abbia un fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese di origine o di residenza - si legge nella sentenza - questa persona dev'essere qualificata come rifugiato e ciò indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato le sia stato formalmente riconosciuto. La direttiva, infatti, deve essere interpretata ed applicata nel rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, che escludono la possibilità del respingimento verso uno Stato dove la sua vita o la libertà di una persona possano essere minacciate. Proprio la facoltà di rimpatriare i richiedenti asilo o i rifugiati che delinquono è stato invece uno dei capisaldi della linea di Salvini che, nel decreto sicurezza, ha rafforzato le misure per favorire le espulsioni di chi commette reati. Il ministro, dunque, ribadisce che in Italia «la legge non cambia. E nel Decreto sicurezza bis norme ancora più severe contro scafisti e trafficanti».

E la sentenza, aggiunge, fa capire «perché è importante cambiare questa Europa, con il voto alla Lega del 26 maggio». Di parere opposto, Riccardo Magi e Francesco Mingiardi, di +Europa. «Con la sentenza della Corte Ue - sottolineano - cade un altro mattone della propaganda del governo e di Salvini, che vorrebbe governare l'immigrazione a suon di respingimenti e rimpatri e perfino multare chi salva vite. Una politica che viola le convenzioni internazionali oltre che miope e fallimentare, come dimostra il numero di rimpatri, e che deve fare i conti con un principio fondamentale ribadito oggi dalla Corte: in nessun caso si può rimpatriare o respingere una persona se da tali provvedimenti derivi un rischio per la sua vita, la sua libertà o dignità».

Sulla stessa linea Mediterranea saving humans. «Salvare vite umane - rileva la ong - non è un crimine, rimpatriarle senza tutelare la loro dignità e la loro sicurezza, sì. La Corte - aggiunge - ribadisce con forza un principio cardine del diritto internazionale: il 'non refoulement' che tutela la vita e la dignità delle persone e la cui violazione deve essere condannata anche quando avvenga in modo indiretto, con la consegna a Stati o enti terzi di persone che subiranno tortura o morte». Per il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, «le operazioni di compressione dei diritti costituzionali e umani non passeranno. Noi sindaci siamo stati chiamati ribelli ma invece siamo ubbidienti alla Costituzione e alle Convenzioni internazionali dei diritti umani».

 
Martedì 14 Maggio 2019, 12:53 - Ultimo aggiornamento: 15 Maggio, 11:25
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4 di 9 commenti presenti
2019-05-14 16:22:49
D'altronde che c'è da meravigliarsi di come questi soloni interpretano il diritto.Jack lo squartatore gli farebbe un monumento a questi giudici.Puoi essere un assassuino seriale e uccidere, ma se al tuo paese ti fanno la bua ,allora devi restare qui ad uccidere.Modo tipico di ragionare dell'occidentale oramai con la testa svuotata e per questo destinato a soccombere . E non è forse di oggi la notiziola che un tribunale italiano ha impedito il rimpatrio di un immigrato non avente diritto perchè a loro dire ben integrato e gli si faceva un danno spropositato rimandandolo a casa.Hanno introdotto il danno spropositato, nuova entità giuridica.Per la qual cosa se uno è bravo a rubare non può andare in galera perchè non potendo rubare più, gli si crea un danno spropositato.E poi se uno guadagna 10 milioni l'anno spacciando droga non gli si può impedire perchè ne avrebbe un danno spropositato lui e la famigliola.Ma che razza di modo di ragionare è? Ma nessuna commissione, ente ministro, parlamento interviene dinanzi a questi arbitri?
2019-05-14 14:51:38
I request that You will give entiere credence to all that Sir… have occasion to communicate to You in My name (Your Serene Highness, I shall assure You of the invariable attachment and highest esteem with which I am), è la chiusa della lettera di accreditazione diplomatica, firmata a mano: good sister and cousin Elizabeth, è la Regina, quella vera, ma solo se scrive a un altro Monarca, cugino dato che sono tutti cugini i Re e le Regine, è l’usanza, e I shall assure You of... with which I am permette di presentarsi incisivamente quando si scrive in inglese, di certo vi risponderanno, ci si piazza come (si dice a Napoli) il cantero sotto al letto, non tutti scrivono in tal modo, in una società classista è la firma dell’upper class, l’inglese segreto, un po’ ma non perché sia in uso ai diplomatici ma I wish, I shall sono la classe dominante che parla, suadente e imperiosa allo stesso tempo, certo con americani, neozelandesi e australiani il significato sfugge, la Vecchia Inghilterra chiama a denari ma rispondono a coppe, non è più come prima, o tempora o mores, in India invece ancora capiscono. Ora la Corte di Giustizia sancisce un principio che è importante, i profughi non hanno lettere di accredito, nessun Re o Regina chiede di “give entiere credence”, non ci sono Sir, Miss o meglio Mrs per par condicio con gli uomini, solo persone, che non devono poter essere rinviate dove rischiano tortura, morte o prigione, i paesi membri vengono invitati in via vincolante ad uniformarsi alla sentenza (da notare: con motivazione contestuale, non tre mesi dopo), firmato… “good sister” the Court of Justice of UE
2019-05-14 14:48:11
sarebbe interssante conoscere cosa ha fatto il "rifugiato" che rischi la vita , ma per favore.... e evidente che sarà uno che fugge perche avrà disertato o fatto ben altro
2019-05-14 14:08:33
Vergognoso. Così si accetta che UE diventi il punto di raccolta di delinquenti. Se puoi delinquere, non hai timori di ritorsioni. E poi mettiamo un venezuelano. Rimpatriarlo significa manfarlo da Maduro, che alcuni paesi vedono come legittimo presidente eletto altri come un golpista sanguinario (in Italia il governo non sa decideresull'ipotesi più accettabile) Quindi questo tizio sarebbe rimpatriato o no a seconda del paese in cui si trova. Forse sarebbe il caso di smettere con questo universalismo di diritti. I diritti dell'uomo delle rivoluzioni di fine 700 si riferivano ai propri cttadini. Non avevano all'epoca la presunzione di salvaguardare tutta l'umanità, che per loro era il mondo occidentale limitato alle grandi potenze escludendo le colonie. Oggi invece si pretende che poche nazioni debbano pensare a cittadini completamente estranei il cui valore (a parte essere di genere umano) è molto scarso specie in tema di civiltà. Troppo è troppo e il rischio è avere in casa partiti estremisti che prosperano in reazione a un buonismo da salotto elitario

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