Scampia, attore di Gomorra (in sedia a rotelle) massacrato di botte e costretto a lasciare casa per un debito di droga

I fatti risalgono a luglio dello scorso anno, ma ora i carabinieri hanno arrestato due persone con le accuse di estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso

Scampia, attore di Gomorra massacrato di botte in sedia a rotelle. «Paga il debito o dacci la casa»
Scampia, attore di Gomorra massacrato di botte in sedia a rotelle. «Paga il debito o dacci la casa»
Venerdì 23 Settembre 2022, 11:11 - Ultimo agg. 22:23
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Massacrato di botte per un debito di droga. Salvatore Abbruzzese, 28 anni, noto al grande pubblico per aver interpretato il piccolo Totò nel film "Gomorra", è stato pestato e costretto a lasciare il suo appartemento a Scampia per non aver saldato un debito da 60 euro con gli spacciatori, che dopo un anno ne pretendevano 2.500. I fatti risalgono a luglio dello scorso anno, ma ora i carabinieri hanno arrestato due persone - Leopoldo Marino (39 anni) e Carmine Pandolfi (25) - con le accuse di estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso. Lo riporta il Corriere del Mezzogiorno.

Salvatore Abbruzzese pestato a sangue e costretto a lasciare casa per un debito 

Salvatore Abbruzzese comincia a spacciare per la camorra nel 2020, dopo aver perso il lavro a causa della pandemia. Riesce a guadagnare bene, anche 700-800 al giorno, lavorando per il clan della Vanella Grassi. Ma viene arrestato, prima finisce in carcere, poi va ai domiciliari. A casa, mentre aiuta la madre nelle faccende domestiche, cade e si frattura entrambi i calcagni. Finisce su una sedia a rotelle e, da questo momento, per lui le cose precipitano veramente. A casa si presentano Marino e Pandolfi. Pretendono il pagamento di un debito, 60 euro, per un grammo di cocaina acquistato nel 2020 e mai pagato. I due aguzzini non si fanno intenerire dalla sua sedia a rotelle: deve pagare 2.500 euro oppure prendere le sue cose e andare via, con la madre, da quell'abitazione dove ha vissuto legittimamente per 27 anni.

Abbruzzese non ha quella cifra e inizia il calvario. Il primo approccio è del 10 luglio 2021: i due, dopo avere fatto le loro richieste, tra cui la restituzione in poche ore dei 2.500 euro, gli rivolgono minacce di morte: «consegna le chiavi altrimenti ti "atterriamo" (seppelliamo, ndr)». Il giorno dopo gli aguzzini tornano alle 23.30. Si rendono conto che anche questa volta non avranno i soldi. Allora picchiano Luigi con calci, pugni e ginocchiate, fino a farlo sanguinare. Anna dorme, ha problemi di udito, ma le urla del figlio le sente. Interviene e riesce a farli uscire da casa sua. L'ultimo raid è del 12 luglio. Marino e Pandolfi si presentano alle 16, per il terzo giorno consecutivo: concedono a madre e figlio solo pochi minuti per raccogliere le loro cose. Poi li mettono alla porta in malo modo e con un ultimatum da brividi: «Non ti avvicinare più a Scampia». Dai controlli dei carabinieri è anche emerso che i due indagati, direttamente o tramite loro familiari, hanno goduto pure del reddito di cittadinanza.

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