Incidente funivia Mottarone, l'ingegnere del Politecnico: «Anticipare le revisioni dopo chiusure lunghe»

Martedì 25 Maggio 2021 di Giuseppe Scarpa
Incidente funivia Mottarone, il docente del Politecnico: «Anticipare le revisioni dopo chiusure lunghe»

«I periodi di chiusura lunghi, come è stato il caso del lockdown, sono delle anomalie rispetto al normale regime di lavoro di questi impianti, funivie, parchi divertimento e quindi possono esserci delle situazioni che necessitano di particolare attenzione sullo stato di conservazione e efficienza di materiali e componenti.

Perciò, alla ripartenza, sono ancora più importanti i controlli». Non ha dubbi Fabio Biondini, ingegnere, professore ordinario di tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano, che aggiunge: «È auspicabile una soglia di attenzione maggiore rispetto all'ordinario. Per esempio - sottolinea il professore - alla riapertura sono necessari tutti i controlli periodici già previsti su questo tipo di strutture con un grado di approfondimento ancora maggiore e, in alcune situazioni, può essere opportuno prevedere anche una revisiona completa anticipata dell'impianto».

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Può esserci un nesso di causa tra la tragedia del Mottarone e il lockdown?
«Ogni ipotesi sarà vagliata dai consulenti nominati dalla procura. Di sicuro gli impianti, come le funivie, vengono utilizzati stagionalmente. Quindi, a prescindere dal lockdown, sono strutture impiegate ciclicamente durante l'anno e possono essere previsti dei periodi di chiusura».
Questo vale anche per i parchi divertimento che a breve riapriranno con la stagione estiva?
«Esattamente».
In cosa consistono i controlli che regolarmente si svolgono sulle funivie?
«Le funivie sono delle strutture complesse: da un lato c'è il sistema di sostegno che è composto soprattutto dalle funi, dall'altro ci sono le macchine deputate al trasporto delle cabine. Perciò entrambe le componenti della funivia richiedono specifici controlli».
Di cosa si tratta?
«Sulle macchine i controlli vengono operati a distanza di tempo maggiore rispetto al sistema di sostegno. Parliamo di anni. Il concetto è simile a quello che può riguardare le nostre automobili. Se l'impianto è nuovo i macchinari sono soggetti a revisioni più distanziate nel tempo, quanto più invecchiano tanto più i controlli diverranno ravvicinati. La revisione completa è ogni 20 anni per i primi 60 anni e poi ogni 10 anni».
Per quanto concerne le funi?
«Sulle funi si esegue un controllo con cadenza annuale con metodi di prova, si fanno delle radiografie oppure gli esami magnetoscopici».
In cosa consistono gli esami magnetoscopici?
«Si sottopongono i componenti a un campo magnetico ed eventuali deviazioni del flusso indicano la possibile presenza di un difetto. Sia l'esame magnetoscopico che le radiografie sono indispensabili per rilevare i difetti da usura. Ma esistono dei problemi associati alla fatica dei materiali che possono portare nel tempo, a seguito di sollecitazioni cicliche, alla rottura delle componenti».
Come si fa a individuare questi difetti?
«Su questo tipo di impianti si è a conoscenza di quelle che sono le parti più esposte alle sollecitazioni cicliche e quindi si interviene in maniera preventiva con delle sostituzioni periodiche delle componenti a rischio. Come per gli esami radiografici e magnetoscopici anche questo tipo di intervento deve far parte della normale attività di manutenzione che deve essere svolta con la prevista periodicità».
Ci sono ulteriori test?
«Se le revisioni complete hanno cadenza ventennale o decennale, quelle sui cavi annuale, vi sono delle verifiche che devono essere effettuate con maggiore frequenza, come quelle sugli impianti frenanti e sui sensori di emergenza che consentono la sorveglianza del corretto funzionamento dei diversi meccanismi in gioco. In particolare nelle funivie sono previsti sistemi di controllo che consentono l'arresto dell'impianto qualora si verifichino delle condizioni anomale associate, ad esempio, a un aumento della velocità non previsto o a un'inversione del senso di marcia».

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Come spiega ciò che è avvenuto sulla funivia Stresa-Mottarone?
«In base alle informazioni sino ad ora disponibili, sembra accertato che l'evento si sia verificato a seguito della rottura del cavo traente e che, contestualmente, non abbia funzionato correttamente il sistema frenante di emergenza. Si tratta di due eventi che hanno una bassa probabilità di verificarsi singolarmente e che, in questo caso, si sono attivati simultaneamente, aspetto che evidenzia ancora di più il carattere di eccezionalità dell'incidente».
Per quale motivo si è verificata la rottura della fune?
«La rottura avviene quando la sollecitazione nella fune supera la sua resistenza, per tanto possono verificarsi due possibilità: da un lato si può avere una riduzione della resistenza a causa dei fenomeni di usura, fatica e degrado dall'altro un aumento della sollecitazione a causa di un possibile malfunzionamento degli organi meccanici che può portare a un impegno del componente superiore a quello associato alle normali condizioni di esercizio». 

 


 

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