Terremoti a Napoli e Pozzuoli, ci saranno «altre scosse». Allarme Osservatorio Vesuviano

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Valeria Arnaldi
Terremoti a Napoli e Pozzuoli, allerta Osservatorio Vesuviano: «Ci saranno altre scosse, crisi bradisismica»

Nuove scosse nell’area dei Campi Flegrei rilevate dai sismografi dell’Osservatorio Vesuviano. Eventi sismici sono stati registrati nella notte di domenica: la scossa più forte, di magnitudo 1,8, alle 00.54, con epicentro nella zona di Agnano Pisciarelli. E una nuova scossa, di magnitudo 1.5, è stata avvertita stamattina alle 11.24. Preceduti da boati, i due eventi principali sono stati sentiti tra Agnano, Fuorigrotta, Bagnoli e Pozzuoli. Inevitabile la paura dei residenti, anche perché dall’inizio dell’anno sono già stati registrati 27 eventi sismici. Abbiamo raggiunto Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv.

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Cosa sta accadendo nella zona dei Campi Flegrei?

«I Campi Flegrei, dal 2012, sono a un livello di allerta e attenzione, perché è in corso una crisi bradisismica. C’è un sollevamento e questo, aumentando lo sforzo che agisce sulla crosta, fa sì che si generino terremoti. A questo si aggiunge un’attività chimica delle fumarole anomala e dalla temperatura elevata. Tali caratteristiche le registriamo dal 2012 appunto, ad essere mutato è il numero degli eventi di microsismicità che è aumentato».

 

 

 

Eventi annunciati da forti boati che hanno spaventato molti.

«I boati ci sono spesso negli eventi ai Campi Flegrei. La ragione è fisica. Quando l’onda sismica arriva alla superficie di separazione tra terra e aria, se ha ancora energia sufficiente a continuare a propagarsi nell’atmosfera, produce il classico boato. Tutti o quasi gli eventi sismici nella zona vengono generati superficialmente, nei primi due chilometri, è chiaro che dopo un percorso di due chilometri si propagano al boato. I boati, nella zona si sentono da anni».

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Ci sono motivi di preoccupazione?

«È normale che le persone si preoccupino, perché l’ultima crisi bradisismica rilevante, tra 1983 e 1984, ha determinato uno spostamento della popolazione della zona centrale di Pozzuoli, è qualcosa di estremamente doloroso per chiunque debba lasciare le proprie case. Il procedere del fenomeno bradisismico, chiaramente, desta nei cittadini dell’area una preoccupazione perché potrebbe - non sappiamo se e quando naturalmente - evolvere in una sorta di evacuazione ma, al momento, i dati del monitoraggio che realizziamo ventiquattro ore su ventiquattro ci raccontano di una crisi bradisismica che non ha ancora le stesse caratteristiche energetica di quella precedente, dove in due anni si ebbe un innalzamento di circa due metri e si verificarono migliaia di terremoti di magnitudo molto più energetiche di quelle che osserviamo ora».

Cosa ci si deve aspettare sul breve periodo?

«Ci si deve aspettare che, continuando il sollevamento, prosegua anche l’attività sismica».

Ad oggi sono stati 27 eventi sismici da inizio dell’anno.

«Il 90% di questa sismicità non può essere avvertita, è di entità molto piccola. I nostri strumenti ci permettono di intercettare anche i piccoli sussulti, eventi sismici di 1,5 possono essere debolmente avvertiti».

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Ha detto “Non sappiamo se e quando” si verificherà qualcosa di più forte, ma guardando al medio e lungo periodo?

«Non abbiamo la possibilità di fare previsioni deterministiche e le nostre previsioni probabilistiche hanno senso solo quanto più i dati di monitoraggio diventano anomali, perché ci si sta avvicinando a una variazione importante. Allo stato attuale misuriamo anomalie usuali, diciamo. I Campi Flegrei sono in allerta perché ci sono alcune anomalie nei parametri. Le anomalie, in generale, fluttuano, non stiamo misurando chiare variazione delle anomalie. Dunque, a meno che non ci sia qualche evento che scompagina il quadro dinamico che ci ha accompagnato dal 2012 non siamo in grado di prevedere né che i terremoti e sollevamento finiranno, né che continueranno».

Quali anomalie si stanno registrando?

«Di certo, il sollevamento, non è nella normalità che si verifichi. E anche i terremoti conseguenti, perché, in assenza di sollevamento, la zona non è sismica. Poi, nei sistemi fumarolici, la composizione chimica diversa, nonché pressione e temperatura più elevate del normale».


Cosa occorre in questa fase?

«Non si devono creare allarmismi, che, al momento, non hanno motivo di essere. Circolano molte fake news, che creano allarme: abbiamo una sala operativa attiva h24 riceviamo tante telefonate di persone con le domande più strane. Occorre monitorare il vulcano. Noi, istituti scientifici, nel periodo di attenzione abbiamo implementato la capacità osservativa, potenziando tutta la rete di monitoraggio flegrea e continuando a incrementarla, per dare le informazioni a chi decide, ossia strutture governative, Commissione Grandi Rischi e Protezione Civile , perché possano operare».

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Ultimo aggiornamento: 19:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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