Pa, il giusto prezzo ​di merito e competenze

Lunedì 18 Ottobre 2021
Pa, il giusto prezzo di merito e competenze

Gentile direttore,
mi permetta una rapidissima annotazione sui superstipendi che alcuni chiedono al Comune di Napoli. Nella mia ingenuità pensavo che chi lavora per la res publica potrebbe prestare la sua ottima competenza anche in cambio di uno stipendio più normale. Specialmente in una Giunta di sinistra. Comunismo non deriva da comunità? Ma, evidentemente, le idee della sinistra si sono evolute. Si combatte per la giustizia, l’uguaglianza, la libertà, per rendere accessibile a tutti il cosiddetto ascensore sociale, si combatte contro il fascismo, ma purché ben pagati. Diamo loro, piuttosto, un ottimo bonus legato al risultato. Chi mi garantisce, infatti, che in un territorio non facile come quello napoletano le loro alte competenze portino a risultati positivi e sperati?

Daniele Barattelli
Napoli

 

Caro Daniele,
non sono d’accordo con lei. La competenza va pagata, anche e soprattutto nelle amministrazioni pubbliche con importanti responsabilità. Pensiamo ai sindaci. Il primo cittadino di Napoli, Milano, Roma e Torino guadagna circa seimila euro netti al mese. Deve governare decine di migliaia di dipendenti tra comunali e partecipate. Insomma gestisce una vera e propria azienda, in alcuni casi la più grande del suo territorio. Mi chiedo come sia possibile che guadagni meno della metà di un consigliere regionale o di un deputato che ha molte meno responsabilità e soprattutto è meno esposto a rischi giudiziari quotidianamente in agguato per i sindaci. Lo stesso vale per gli assessori. Sono impegni che vanno retribuiti con un compenso congruo che non deve essere d’oro come dice lei, con un tono vagamente dispregiativo, ma almeno equiparati a i propri compiti e responsabilità. La logica dell’uno vale l’uno, poi presto degenerata nell’uno vale l’altro non aiuta i Comuni e le Regioni a migliorare i servizi ai cittadini e a rendere più efficiente la loro attività. E sono anche gli stipendi che devono segnare il merito. 

Federico Monga

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