Jeanne Fredac in mostra tra gli Istituti culturali europei di Napoli

Da sinistra verso destra Jean-Paul Seytre, Jeanne Fredac, Luisa Castro, Maria Carmen Morese
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di Danilo Capone



È nata in Germania ma si definisce «una cittadina deterritorializzata e vagabonda». Si chiama Jeanne Fredac, l’artista che tra il 9 ed il 24 marzo esporrà le proprie opere in una triplice mostra, un allestimento fortemente voluto e condiviso tra i tre Istituti culturali europei di Napoli – l’Institut francais, il Goethe-Institut e l’Instituto Cervantes di Napoli –, che nell’ambito della rete “EUNIC Naples” promuovono una decisa collaborazione in un anno dalla valenza storica: corre infatti il sessantesimo compleanno del Trattato di Roma, istitutivo della Comunità Europea .
 
 

Nella giornata di presentazione alla stampa – iniziata questa mattina alle 11 presso l’Institut francais Napoli, in via Crispi –  con l’artista sono intervenuti Jean-Paul Seytre, Direttore dell’Institut francais Napoli, la Directora Luisa Castro Legazpi dell’Instituto Cervantes di Napoli e la Dottoressa Maria Carmen Morese, Direttrice del Goethe Institut.

Nell’attesa del vernissage inaugurale – il 9 marzo alle ore 18 presso l’Institut francais di Napoli –, l’artista racconta il proprio viaggio “in analogico” tra i paesaggi e le civiltà, dalle città della Germania dell’Est a Cuba.

Questa non è la sua prima volta a Napoli. Istintivamente, qual è stata la sua prima impressione?
«Ho vissuto in città tra il 2002 ed il 2003. I miei primi lavori sono proprio su Napoli. Ritornare qui, per me è un piacere. Anche questa mostra proviene da quel particolare sguardo che ho imparato a Napoli».

Le sue opere ci raccontano di paesaggi “urbani provati ma vivi”. Qual è il movimento della sua ricerca?
«Ricerco l’evoluzione delle architetture e lo sviluppo delle città. Tengo molto al concetto di storia».

Metterà in mostra nei tre Istituti di cultura le sue opere tratte dalle serie “Rovine Contemporanee” e “Cuba”. Cosa racconta e porta con sé dalle città della Germania dell’Est?
«Il mio lavoro non vuole essere un omaggio. Voglio mostrare una traccia della storia. Prendiamo ad esempio i palazzi utilizzati prima della caduta del muro. Poi con la caduta non sono stati più abitati. Penso a quanti dopo si sono appropriati di quegli spazi. Non dimentichiamo la storia personale di ogni uomo. Questo non deve essere dimenticato».  

La serie “Cuba” sarà visitabile all’Instituto Cervantes. Qual è il legame tra quest’ultima e “Rovine Contemporanee”?
«Innanzitutto, entrambi risultavano e risultano tutt’ora avere dei regimi comunisti. Esistono  delle forti somiglianze negli edifici. Se facessi un confronto tra Berlino, città nella quale vivo, e le città dell’isola ovviamente troverei sostanziali differenze, a partire dalle modalità di spostamento. Mi riferisco anche alla vita del popolo cubano così diversa dalla vita degli stessi turisti. Ho utilizzato differenti tecniche per raccontare la doppia vita sull’isola, tra ciò che è e ciò come appare».  

Partecipa al progetto “Residenze d’artista”, avviato da diversi anni dall’Institut Francais di Napoli. Come si articolerà questo suo soggiorno in città?
«Iniziamo col vernissage di giovedì alle diciotto. Abbiamo poi programmato la conferenza “Uno sguardo su Cuba” all’Instituto Cervantes. A seguire, sarò all’Institut Francais e successivamente al Goethe-Institut. Ho già fotografato Napoli. Questa volta vorrei dedicarmi un po’ al disegno».
 
È nata in Germania ma si definisce “cittadina deterritorializzata e vagabonda”. Dopo Napoli dove pensa che la sua arte e le sue opere la condurranno?
«Ho in serbo qualcosa ma non voglio svelare nulla».
Martedì 7 Marzo 2017, 18:27 - Ultimo aggiornamento: 07-03-2017 19:31
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