Napoli, patto violato: così lo science center resta solo un miraggio

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Luigi Roano

Il presidente di Città della Scienza Riccardo Villari ci ha provato ad uscire fuori dalle secche della burocrazia e dalle lentezze delle bonifiche ancora al palo, nonostante in cassaforte il commissario di Bagnoli Francesco Floro Flores abbia molti soldini. Così per ricostruire lo Science center si è inventato una permuta dei suoli, ma quando sembrava tutto fatto - con il solito Floro Flores che aveva detto sì allo scambio - tutto è evaporato come nella migliore tradizione quando si parla dell'area ex Italsider, non a caso ingessata da 32 anni, se si considera che gli altoforni sono stati spenti nel 1989.

Il 4 marzo sarà l'ottavo anniversario del rogo di Città della Scienza e da allora non solo il museo non è stato più ricostruito, ma la delocalizzazione imposta dal Comune - e da tutte le altre amministrazioni dello Stato che hanno fatto parte della cabina di regia - dietro la linea di costa nella sostanza fin dentro o quasi l'acciaieria resta solo un bel progetto sulla carta.

Intendiamoci, il fondatore Silvistrini l'ha sempre contestata fin dal 2015 quando fu sostanzialmente varata, ma una volta metabolizzata ci si aspettava, a Città della Scienza, che la ricostruzione decollasse. Invece tutto è fermo perchè - come denunciato da Villari a Il Mattino - l'area dove si dovrebbero aprire i cantieri non è stata bonificata e senza il risanamento dei suoli è impossibile mettere in piedi qualsiasi progetto. Di qui l'idea dello scambio di suoli.


LA PERMUTA
Fermo restando che il cambio di destinazione d'uso di un suolo necessita di un passaggio per la Cabina di regia per il cambiamento del Piano di recupero ambientale e urbanistico voluto da Palazzo San Giacomo, la questione questo fanno sapere da Città della Scienza - poteva essere risolta con la buona volontà. L'area dello scambio proposto da Villari era quello dei parcheggi vicini a Città della Scienza non sulla linea di costa, ma di certo più vicina al mare di quanto non lo sia l'acciaieria. In questo senso ci sarebbe stato da parte di Villari un passaggio ripetuto con Floro Flores che si sarebbe preso pure la documentazione e anche con altri soggetti quali gli uffici che fanno capo al ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Oltre che quelli del Comune. Però nulla si è mosso e la sostanza è che lo Science center rischia il collasso e la crisi definitiva nonostante la Regione guidata da Vincenzo De Luca ne abbia rilevato tutte le quote salvandola già dal fallimento finanziario. Un ping pong di responsabilità che ha prodotto solamente immobilismo nonostante in questi anni sia nata Corporea ultima creatura di Città della Scienza. Quello che serve alla struttura è però il grande spazio che aveva prima del rogo per le mostre e per tutte le iniziative e gli eventi che hanno reso celebre il sito in tutto il mondo.


IL PATTO
Un patto violato dal commissario alle bonifiche che getta una sinistra luce su Città della Scienza. Non il primo patto violato, perchè l'idea di liberare l'area della linea di costa dove insisteva il museo prima del rogo c'è sempre stata. E il piano per Bagnoli è tutto tarato su questo recupero, il tema è che il recupero urbanistico e il risanamento ambientale sono solo un miraggio. E non è la prima volta che un patto tra Istituzioni viene violato. Per esempio, 4 anni fa, siamo nel 2017, ci fu l'ennesimo accordo interistituzionale dove il compromesso trovato per liberare la spiaggia, era che la ricostruzione si facesse 36 metri indietro rispetto a prima del rogo. Nella sostanza al di là della strada nel pieno del perimetro dell'ex fabbrica del ferro. L'anno dopo un anno, nel 2018, però c'è stato un altro colpo di scena. Il Comune ha cambiato idea e decide di delocalizzare la struttura nei pressi della ex acciaieria. Uno studio di Città della Scienza ha rilevato che la ricostruzione così distante dal luogo originario costerà il triplo: da 25 a 70 milioni.

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