Abbronzatura sicura, stop agli errori dell'estate

Ascierto (Pascale): dall'esposizione al sole ai filtri, come evitare di ammalarsi di melanoma

Domenica 1 Agosto 2021 di Maria Pirro
Abbronzatura sicura, stop agli errori dell'estate

Pallida al sole che scotta, la ragazza in bikini dimentica la crema per proteggere la pelle. Lo fa senza pensare che un'eccessiva esposizione ai raggi Uv è tra i principali fattori di rischio cancro. «Con la predisposizione familiare, la carnagione chiara, i nei e le lentiggini soprattutto se numerosi e di grosse dimensioni, dai bordi irregolari, di forma e colore variabile», dice Paolo Ascierto, direttore del dipartimento Melanoma e immunoterapia dell'istituto tumori Pascale, che elenca gli errori dell'estate.

Ad esempio. Sopracciglia e attaccatura dei capelli sono tra le parti del più trascurate, quando si spalma la lozione. Altri punti critici si trovano dietro le ginocchia, il collo del piede, le ascelle, le labbra, i lobi, tutte zone molto sensibili. E il filtro solare non può essere sostituito con la crema idratante: va applicato almeno 15 minuti prima della tintarella, ogni due ore, e usato anche quando si è abbronzati. Se non è resistente all'acqua, deve essere rimesso dopo ogni bagno. Perché la melanina, il meccanismo di autodifesa della pelle, garantisce una protezione ma non basta a non bruciarsi, e guai restare in spiaggia nelle ore più calde (tra le 11 e le 16), anche se il cielo è nuvoloso. È, poi, importante abituare gradualmente la pelle al sole. Anche le lampade solari e la disattenzione ai controlli aumentano le possibilità di ammalarsi di melanoma, il tumore della pelle più aggressivo e diffuso tra gli under 50.

Un paziente su cinque ha tra i 15 e i 39 anni. E i casi sono in aumento: tra il 2019 e il 2020, sono passati da 12.300 a 14.900 all'anno. La malattia deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti (cellule presenti nell'epidermide che producono melanina) e può insorgere su una pelle che sembra sana o su un neo preesistente. Si guarisce senza problemi, se la diagnosi è precoce; altrimenti, la stessa patologia può attaccare fegato, polmoni, ossa, cervello. Ascierto è il pioniere dell'Ipilimumab, la prima molecola approvata per i trattamenti. «Grazie all'immunoterapia il 50% dei pazienti oggi sopravvive a 5 anni». E ci sono anche due altre molecole, il Nivolumab e il Pembrolizumab, utilizzate. «E una nuova, il Relatlimab, è stata sperimentata per la prima volta all'istituto Pascale», spieg l'esperto. Ma, come si sa, prevenire è meglio che curare. Non si può sbagliare.

 

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Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA