«Allarme videogiochi a Napoli,
sono peggio della cocaina»

Martedì 14 Maggio 2019 di Mariagiovanna Capone
Per anni non si è compreso che dietro al «gaming disorder», ossia la dipendenza da videogiochi, ci fosse una fragilità emotiva e psicologica degli adolescenti. I videogiochi sono un piacevole intrattenimento ma per alcuni ragazzi possono rappresentare l'inizio di un processo deleterio per la personalità, portare all'isolamento sociale, alla deprivazione del sonno fino a manifestare depressioni che comportano allusioni alla morte o al suicidio. A dirlo sono gli psichiatri che hanno paragonato la dipendenza da videogiochi a quella da cocaina. Il fenomeno in Italia è in aumento e discuterne è il primo passo per affrontare il problema. Oggi alle 15.30 all'istituto «Carlo Poerio» ci sarà l'incontro «Videogame e dipendenze giovanili. Dall'urgenza all'emergenza sociale» moderato da Antonio Polito, mentre domani al teatro Mercadante verrà messo in scena lo spettacolo «Ragazzi PerMale» per la campagna di prevenzione «WeFree», ideata dalla Comunità di San Patrignano, con 500 alunni delle scuole medie napoletane. La dirigente Daniela Paparella ha accolto con entusiasmo l'incontro, allo sportello psicologico della scuola si sono infatti rivolti molti genitori, preoccupati dal cambio di umore dei figli in seguito all'uso compulsivo di alcuni videogiochi, e di quattro casi di «hikikomori», ragazzi che si auto-isolano volontariamente e non vanno più a scuola. Con lei parteciperanno Patrizia Esposito, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, Daniele De Martino, capo dipartimento Polizia Postale della Campania, Gemma Tuccillo, capo dipartimento Giustizia minorile e di comunità, Manuel De Iudicibus, reponsabile sportello di ascolto alla «Poerio», Antonio Boschini, responsabile terapeutico Comunità di San Patrignano, Ornella De Rosa, presidente Osservatorio Internazionale sul Gioco, il filosofo Sebastiano Maffettone, Francesca Marzo, dottore in Scienze cognitive, l'assessore all'Istruzione Annamaria Palmieri. A volere la due giorni è l'ambasciatrice per Napoli della Comunità di San Patrignano Maria Luisa Faraone Mennella, affinché si riflettesse insieme a studenti e genitori sui temi del disagio e dell'emarginazione, a cominciare dal «gaming disorder».
 
Cosa l'ha spinta a organizzare questo incontro?
«Sono una mamma di un bambino di 12 anni, quindi alle prese con tutte le difficoltà rappresentate dalla comunicazione e il linguaggio social e da quei volti fissi sugli schermi del cellulare. Ho capito che dovevo fare qualcosa, non solo come madre ma anche come ambasciatrice della comunità di San Patrignano, poiché parlando con esperti ho compreso che ci sono tante forme di dipendenza. Lì, come si sa, è principalmente quella da droga a essere affrontata, e non era facile mettere insieme questi temi, servivano persone competenti e le abbiamo trovate».

La tavola rotonda fa da sponda ad altre dipendenze?
«Esatto. Proviamo a mostrare i pericoli ai ragazzi, che siano un videogioco, i social, l'esigenza compulsiva di condividere online ogni tipo di informazione personale o foto intime, quella da gioco d'azzardo fino alla droga. Chi dipende oggi dai social o videogiochi, in futuro ha più rischi di diventare un adulto dipendente da alcol e droghe».

Non a caso Antonio Boschini, responsabile terapeutico di San Patrignano, parlerà dei tossicodipendenti che ha in cura, giocatori compulsivi di videogames da giovani.
«Infatti, bisogna portare esempi concreti ai ragazzi altrimenti non comprenderanno il pericolo. Vorrei che si parlasse anche del pericolo che c'è dietro a quelli violenti, tipo Fortnite. Ci sono casi conclamati in cui giovani hanno utilizzato le mosse di questo videogioco per aggredire le loro vittime, come a Manduria. L'aumento dell'aggressività è problema diffuso. L'adolescenza è imitazione, certo, ma sostituire i Beatles con Fortnite è terribile».

La tavola rotonda è quindi un'azione comune di più esperti, ma non si corre il rischio di parlarne una tantum e basta?
«È per questo che come obiettivo abbiamo quello di continuare, pianificando incontri e comprendendo quali strumenti didattici utilizzare nelle scuole. Non ci fermiamo qui, andiamo avanti per aiutare famiglie e ragazzi». Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA