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Bonus edilizi, migliaia in piazza a Napoli per chiedere lo sblocco delle cessioni di crediti d’imposta

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Alessio Liberini
Bonus edilizi, migliaia in piazza a Napoli per chiedere lo sblocco delle cessioni di crediti d’imposta

«Sono tre mesi che non prendiamo un soldo, non sappiamo più come dobbiamo fare. A casa ho dei figli piccoli, oggi non riesco neanche a comprargli una pizza o un gelato: è vergognoso». A parlare in preda all’amarezza è Mario un muratore napoletano di 60 anni che non nasconde le tante perplessità e preoccupazioni che oggi vive l’intero settore. «Ho iniziato a tredici anni a fare l’operaio edile» spiega affranto mentre ci mostra le sue mani provate dalla fatica di questi anni sui tanti cantieri che ha visto nel corso della sua vita: «Abbiamo sempre lavorato, ora non sappiamo più come tirare a campare». Nel suo grido di dolore c’è difatti quello di un’intera categoria che dallo scorso novembre è in forte agitazione per il blocco, posto dal Governo per far fronte alle truffe, delle cessioni di crediti d’imposta. Solo in Campania sono centinaia le piccole e medie imprese che ora rischiano il collasso. Il paradosso è che le stesse aziende hanno anche milioni di euro nei propri cassetti fiscali, derivati dalla fatturazione di lavori di ristrutturazione con il meccanismo dello sconto, ma tuttavia non riescono a cederle a istituti bancari o poste per avere la liquidità che gli consentirebbe il proseguimento dei lavori. Così questa mattina, dopo ben tre analoghe manifestazioni nella capitale, circa un migliaio di imprenditori edili, tecnici ed anche semplici operai – “armati” con bandiere e caschi da lavoro -  sono scesi in piazza a Napoli per chiedere lo «sblocco immediato dei crediti».

«Bisogna sbloccare i crediti, 4miliardi di euro per le truffe su 200miliardi di euro di lavoro non sono niente, è inutile che dicono che il bonus è stato impostato male perché le frodi in Italia ci sono sempre state». È questo il messaggio, unisono, che già dalle 9 di questa mattina rimbomba dai megafoni dei manifestanti, radunati in piazza Bovio, i quali ribadiscono in coro che «per qualche furbetto non possono pagare tutti, gli onesti sono la maggioranza»

«Oggi siamo in piazza – spiega Rossano Ricciardi, presidente Atc, associazione tecnici e costruttori - per protestare contro il blocco dei pagamenti alle imprese». «Siamo fermi da novembre – denuncia Ricciardi - specialmente le piccole imprese sono quelle più danneggiate ed hanno dei crediti sui cassetti fiscali da quando c’è stato il blocco, dovuto dal verificarsi di truffe all’interno di questi bonus ed il Governo ha iniziato a bloccare tutto». 

«I “rimedi governativi” in seguito adottati - si legge su una lettera redatta dalla stessa associazione che ora punta a farla visionare a tutte le istituzioni interessate -  si sono rivelati decisamente spropositati ed irragionevoli, andando a discapito dei soli cittadini onesti, i cui diritti evidentemente sono stati ritenuti sacrificabili in nome di una logica distorta e inefficiente. Il Governo ha infatti bloccato il sistema che ha permesso l’esecuzione dei lavori e delle opere, ossia Il meccanismo dello sconto in fattura e della cessione dei crediti a favore del sistema bancario e di soggetti privati”, un sistema che, con una partenza difficile era diventato operativo per le aziende con ragionevoli tempi di monetizzazione dei crediti fiscali, permettendo a imprenditori, professionisti e agli Italiani una giusta programmazione degli interventi».

«A sei mesi di distanza – precisa il presidente di Atc - molte imprese ancora oggi non incassano, hanno dei grossi crediti fiscali ed hanno anticipato tutti i soldi che avevano nelle loro casse ed ora sono in attesa che gli vengano pagati»

Proprio da qui, dai pressi della Borsa di Napoli, è partito un folto corteo che è giunto, a suon di cori al veleno contro il Premier Mario Draghi e tutto l’esecutivo, fino a piazza Plebiscito, dove i manifestanti si sono concentrati all'esterno della prefettura per spiegare le loro rivendicazioni. Prima del corteo, però, a portare la sua vicinanza alla piazza c’è stato anche il saluto del presidente della Camera di Commercio di Napoli, Ciro Fiola.

«È il governo che ha messo in atto queste procedure – racconta Fiola - oggi l’esecutivo non può bloccare procedure già in corso rischiando di mandare in fallimento tantissime aziende con i loro lavoratori. Servono sicuramente dei controlli per evitare che ci possono essere pratiche non legali ma allo stesso tempo vanno accelerate le semplificazioni delle pratiche con controlli a iosa». «Questo è un problema nazionale – tuona, invece, il consigliere regionale Pasquale Di Fenza, anche lui presente in piazza – oggi ci sono tantissime imprese, a partire da quelle più piccole, che sono in difficoltà. Credo che se non si sblocchi in termini brevi rischiamo veramente di far fallire tantissime imprese. Tra queste ci sono anche aziende familiari, piccole realtà imprenditoriali che hanno fatto tanti sacrifici e che oggi, dopo il Covid, avevano uno spiraglio invece tutto questo si è visto cadere».   

Una situazione, quella odierna, che oltre a bloccare centinaia e centinaia di cantieri - principalmente condominiali, dove i lavori sono costretti a fermarsi con i ponteggi che restano vuoti per mancanza di liquidità delle aziende - ad effetto domino ricade anche su altre categorie. Come gli amministratori di condominio o i proprietari immobiliari. 

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«Come amministratori professionisti – chiarisce il Dr. Antonio Carofano, Presidente Anaci Napoli, l’associazione Nazionale Amministratori Condominiali -  siamo caricati di lavoro senza trovare soluzioni a tutti questi cantieri partiti e poi bloccati con imprese che hanno lasciato, in molti casi, il cantiere perché non riescono a cedere i crediti. Per noi amministratori c’è stato un carico di lavoro esagerato e sproporzionato che necessità immediatamente lo sblocco della cessione dei crediti». 

«Se l’Agenzia delle entrate non riconosce più l’acceso dei crediti si rischia di mandare in mezzo alla strada anche i piccoli proprietari» racconta, allarmato, Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli. «L’immobile – continua Schifone - risulta difatti gravato da questa cessione che per dieci anni l’Agenzia delle entrate potrebbe chiedere la restituzione. Una situazione di totale caos per il settore con piccoli proprietari ed interi condomini che, indotti dalla fortissima campagna pubblicitaria del governo, a fare questo passo che, da panacea per mettere a posto gli edifici, oggi sta diventando un baratro».

Tra i più amareggiati di questa situazione restano, tuttavia, anche i professionisti del settore, come architetti ed ingeneri, che vedevano nei bonus edilizi un trampolino di lancio per il rilancio dell’intera città. Solo negli ultimi mesi, infatti, sono numerosi i palazzi fatiscenti, o da anni lasciati in regime di abbandono, che proprio grazie ai bonus facciata hanno avuto l’opportunità di essere ristrutturati.

«Il patrimonio edilizio – spiega l’architetto Mario Toraldo – ha bisogno di una messa a norma, dal punto di vista energetico, che non si può fare senza bonus non c’è la capienza economica del Paese per fare la transizione energetica del patrimonio edilizio senza un bonus». Un aggiornamento, sul patrimonio edilizio cittadino, che a Napoli risulta necessario già da anni. Per capirlo basti pensare alla tragedia che nel luglio del 2014 portò alla morte del giovane Salvatore. Deceduto, ad appena 14 anni, perché un cornicione della centralissima, e storica, Galleria Umberto gli cadde in testa mentre passeggiava su via Toledo. Un dramma che non è il solo, purtroppo, avvenuto in città negli ultimi anni, dove sono numerosissimi gli stabili che aspettano ancora necessari lavori di restaurazione. Ma, proprio grazie ai bonus, qualcosa stava iniziando a cambiare, nel verso giusto.

«Oggi a Napoli è visibile, sotto gli occhi di tutti, una trasformazione grazie al bonus facciata – a raccontarlo è l’ingegnere Gianfranco Mazza, che grazie ai bonus ha realizzato negli ultimi tempi diversi lavori, per più condomini, proprio all’interno della Galleria Umberto - questi lavori non sarebbero mai stati realizzati dal Comune o dalla Sovraintendenza, e sarebbe rimasta la Galleria per sempre così». «Teniamo presente – precisa Mazza – che per poter realizzare un lavoro al centro di Napoli i condomini sono sottoposti a un onere pazzesco di occupazione suolo. Per questi cantieri l’occupazione del suolo, nel giro di sei mesi, era di circa 60mila euro. Solo con un bonus e di un aiuto da parte dello Stato è stato possibile realizzarli».

Ultimo aggiornamento: 20:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA