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Cardarelli, dimissioni in massa dei medici del pronto soccorso: «Non si può lavorare in sicurezza»

Mercoledì 4 Maggio 2022 di Ettore Mautone
Cardarelli, dimissioni in massa dei medici del pronto soccorso: «Non si può lavorare in sicurezza»

Cardarelli, incubo Pronto soccorso: in arrivo dimissioni in massa dei medici della prima linea dell'ospedale. I 25 dirigenti medici in forze al più grande pronto soccorso della Campania sono pronti a protocollare alla direzione sanitaria dell'ospedale una lettera di predimissioni per denunciare la mancanza di agibilità, sotto il profilo della sicurezza e della capacità clinica, dell'assistenza in pronto soccorso. La notizia è stata nnunciata stamani da Pino Visone, delegato della Cgil medici, durante la conferenza stampa indetta dal sindacato. Una prima linea quella del Cardarelli che al pari di altri pronto soccorso della città è in gravissime difficoltà. Stamattina al turno delle 8 l'area del triage era piena zeppa di pazienti in barella in attesa di visita o di ricovero superando le 170 unità come ormai avviene da giorni e in particolare nei fine settimana. 

Terminata l'emergenza coronavirus e al perdurare peraltro della occupazione di interi padiglioni ancora dedicati alle cure dei pazienti affetti da multipatologie ma positivi anche al Coronavirus, l'ospedale è letteralmente in ginocchio con forze peraltro ridotte all'osso tanto che i medici non sono più in grado di assistere i pazienti.

«In queste condizioni - dice Visone - non siamo più in grado di curare adeguatamente i pazienti e dunque di svolgere dignitosamente il nostro lavoro e dare una assistenza adeguata ai malati».

«Nonostante i tanti segni premonitori di una tempesta perfetta e il grido di allarme lanciato da anni dalla Fp Cgil - è stato ricordato stamattina nella conferenza stampa della Cgil medici - il paventato collasso della emergenza sanitaria in Campania sta avvenendo con la negazione del diritto alla cura in emergenza. Ieri sera al Ps dell’Ospedale Cardarelli si sono registrati 172 pazienti in area critica di emergenza comprendente: Pronto Soccorso, Triage e Osservazione Breve Intensiva. Situazione che rappresenta il risultato di cause esterne e di cause organizzative interne alla Azienda, una situazione che dovrebbe interrogare le coscienze di tutti. Quanto sta accadendo al Cardarelli non garantisce la sicurezza dei lavoratori e degli stessi pazienti, ma soprattutto lede la dignità dei cittadini in un momento di fragilità e la dignità degli operatori sanitari e tutti dovremmo chiederci “che cosa è un diritto inalienabile se chi lo dovrebbe garantire non risponde della sua negazione? La presenza di 172 pazienti in Ps che sono pari ad un numero di posti di un ospedale di media grandezza, con un numero ridotto di personale rispetto al reale fabbisogno e al carico di lavoro, determina una incapacità oggettiva di garantire sicurezza con gravi difficoltà assistenziali». In effetti dedicare 5 minuti ad ogni paziente richiederebbe 14 ore di turno.

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«Sono molto preoccupato. Mentre alcuni ospedali sono in sofferenza i Policlinici ancora non aprono i loro pronto soccorso con intollerabili giochi di prestigio burocratici. Ci sono barelle ovunque. Tanti cittadini mi stanno inviando foto e segnalazioni» avverte il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli: «Siamo preoccupati per una situazione che si sta aggravando di ora in ora». 

Il Cardarelli - secondo la ricostruzione diei sindacati - rappresenta la cartina di tornasole della crisi della programmazione regionale ed aziendale e dell’emergenza sanitaria che si è acuita nel corso di questi due anni di pandemia da Covid-19. Una situazione che in effetti accomuna diversi PS dell’area metropolitana di Napoli, da Castellammare a Pozzuoli, da Nola a Frattamaggiore, dall’Ospedale del Mare al Pellegrini e al San Paolo.
«Richiesti provvedimenti eccezionali - dice la Cgil - che siano all’altezza della gravissima situazione determinatasi, a partire dal concreto coinvolgimento dei due Policlinici universitari con utilizzo dei tanti posti letto disponibili». Richiamata nellaconferenza stampa della Cgil, una delle frasi più pronunciate da Gino Strada: «I diritti o sono universali oppure non lo sono diventando privilegi». Sull’emergenza sanitaria si gioca una partita che attiene a diritti inalienabili che fanno non solo salute, ma attengono anche alla tenuta del tessuto sociale aggiunge Lino Pietropaolo segrwtario regionale della Cisl medici.  

Anche la Cisl è in prima linea: Vincenzo Baldassarre, segretario provinciale del sindacato con Lorenzo Medici e Luigi D’Emilio, alla guida della funzione pubblica, chiedono l'intervento del prefetto di Napoli Claudio Palomba e del sindaco Gaetano Manfredi per affrontare “la drammatica situazione esistente nella sanità cittadina, alle prese con una crisi senza precedenti, che sta producendo gravi conseguenze per i pazienti che hanno bisogno di cure”.

I leader della federazione lanciano un vero e proprio SOS. “Siamo – sottolineano Medici e D’Emilio – alle prese con grandi problemi di ordine pubblico e di sicurezza degli operatori sanitari, che diventano bersaglio dei familiari degli ammalati che non possono accedere alle terapie di cui hanno bisogno. Continuiamo a registrare continue chiusure dei nosocomi, mentre il Cardarelli scoppia. Sappiamo bene che ai sindaci non è affidata la gestione socio-sanitaria, ma conosciamo anche la sensibilità di Manfredi di avere al centro delle priorità di governo metropolitano la salute delle persone”.

La Cisl segnala che al San Giovanni Bosco ci sono oltre 50 posti letto chiusi per mancata ristrutturazione dei reparti di Ematologia, Chirurgia Vascolare e Cardiologia, al Vecchio Pellegrini le camere operatorie non funzionano per le infiltrazioni d’acqua, gli ospedali San Gennaro ed Incurabili aspettano da tempo di essere riqualificati. Ed ancora il Loreto Mare, che è diventato il “grande emarginato dell’Asl Napoli 1, pronto a sopperire alle esigenze dei cittadini ma totalmente privo di programmazione presentato dalla Direzione come Dea di II livello al punto da poter fare concorrenza al Cardarelli, ma che a tutt’oggi è privo di una Cardiochirurgia, di una Gastroenterologia e si assiste a continue fughe di primari”. Loreto che, tuttavia, come è noto è deputato a cambiare pelle e diventare Ospedale di Comunità nel riordino finanziato dal Pnrr.  
Insomma, una vera e propria crisi del sistema sanitario e della rete di emergenza/urgenza. “Ci si nasconde – aggiungono i due segretari generali – dietro l’emergenza Covid per non affrontare i veri problemi dell’assistenza sanitaria in città e si impegnano milioni di euro per lavori che non agiscono direttamente sull’aumento della qualità e dell’efficienza dell’assistenza. Tutto il resto sono proclami e promesse al vento. Ricordiamo tra gli altri quello del 2018 quando venne annunciato un nuovo ospedale a Fuorigrotta al posto del San Paolo, ed ora, 4 anni dopo, sono stati deliberati 5 milioni di euro per l’adeguamento normativo del vecchio presidio. Come ricordiamo la spesa di oltre 1 milione per l’acquisto di ambulanze per il 118, che non possono essere usate perché manca il personale”.

Da qui l’appello finale a prefetto e sindaco di Napoli. «Siamo – concludono Medici e D’Emilio – al collasso totale. Viviamo da anni di slogan. Alle massime autorità di governo del territorio metropolitano chiedo di intervenire subito, se non vogliamo sprofondare ancora di più. A Napoli siamo già all’ultimo posto per aspettativa di vita. Cos’altro deve accadere per correre ai ripari?».

Intanto dopo che, a metà dello corso aprile, il governatore Vincenzo De Luca aveva sottolineato il diniego dei medici ad andre nei pronto soccorso e l'esigenza di "inventarsi qualcosa" arriva la novità della mozione approvata il 3 maggio in Consiglio regionale a firma della capogruppo del M5 Stelle Valeria Ciarambino che prevede che i vincitori di concorso per tutte le branche di area medica equipollenti alla Medicina d'urgenza, dopo un periodo di formazione sul campo, siano assegnati per i primi due anni ai Pronto soccorso. Un provvedimento rivoluzionario, che ha una duplice finalità: «Da un lato garantiamo continuità assistenziale in reparti che fanno i conti, ogni giorno di più, con un numero di medici sempre più esiguo e con una continua emorragia di personale, dall'altro contribuiamo a perfezionare la formazione del nostro personale sanitario».

«La nostra proposta - sottolinea Ciarambino - è stata elaborata a epilogo di una campagna di ascolto di medici e di associazioni di categoria, ma soprattutto alla luce di una situazione divenuta oramai insostenibile. Nei Pronto soccorso della Campania le condizioni di lavoro sono proibitive, in alcuni casi perfino disumane. Basti pensare al solo ospedale Cardarelli, il più grande e importante della regione e del Mezzogiorno, dove nel fine settimana appena trascorso si è registrata un'affluenza di pazienti oltre ogni limite di sicurezza: ben 172 persone, che hanno occupato ogni barella e ogni spazio disponibile. Dedicare almeno 5 minuti a paziente, equivarrebbe a impiegare non meno di 14 ore. Il tutto - ricorda la capogruppo regionale - in un ospedale nel quale due anni fa l'organico del Pronto soccorso era costituito da 45 medici, mentre ora sono meno della metà. E' in gioco il diritto alla sopravvivenza. Il nostro auspicio ora è tramutare al piu' presto questa mozione in un provvedimento che rafforzerà il sistema di emergenza-urgenza della Campania. Ma il nostro impegno non finisce qui. Dobbiamo attivarci, unitamente al Governo nazionale - conclude Ciarambino - perché si renda il lavoro nei Pronto soccorso nuovamente attrattivo, aumentando i posti nelle specializzazioni dell'emergenza e soprattutto riconoscendo gli adeguati incentivi a chi sceglie di rimanere in trincea». 

Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 16:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA