Coronavirus a Napoli, morto noto avvocato di 57 anni: il totale delle vittime sale a 34

Sabato 21 Marzo 2020 di Maria Pirro

È morto anche un avvocato, non il «paziente» 1 a Napoli. Ma un altro professionista, di 57 anni, noto in città: colpito dal coronavirus e ricoverato in terapia intensiva al Cotugno. Come un 74enne di Crispano, si aggiunge nell’elenco delle vittime, oltre trenta in totale, il 4 per cento tra i contagiati accertati in Campania. I casi certificati sfiorano ormai quota mille, nuovo boom di diagnosi nel Vallo di Diano più un cancelliere del tribunale di Napoli nord. Per i pazienti più gravi, 411 in tutta Italia, affetti da polmonite severa prosegue il trattamento con il farmaco anti-artrite e c’è il sorpasso del Nord nelle adesioni, dove 140 centri (la metà del totale nella penisola) hanno aderito allo studio clinico guidato da Napoli.

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Occorre rallentare, però, la diffusione del virus. «Ho rivolto un invito al governo affinché vengano assunte misure drastiche per evitare o controllare l’arrivo di cittadini da regioni e Paesi in cui il contagio è già elevato», afferma il presidente della Regione Campania, Vincenzo de Luca, che ribadisce: «Ho già sottolineato il pericolo eccezionale che può derivare da spostamenti incontrollati che si andrebbero a sommare a quelli delle settimane scorse». Il 40 per cento dei 90 test positivi nei giorni precedenti sarebbero riconducibili proprio all’esodo dal Nord (dati dell’unità di crisi). Altri «flussi renderebbero davvero ingovernabile la situazione in Campania - aggiunge De Luca -. Attendiamo un confronto di merito urgente con il governo su questa nuova grave emergenza che si profila». Intanto, i check point dell’esercito presidiano la zona rossa nel Vallo di Diano, i 4 comuni con Ariano Irpino messi in quarantena. E arriva la polizia alla Pignasecca per far rispettare i divieti. «Troppi in fila ai supermercati, troppa gente soprattutto nelle aree ristrette in cui i negozi sono tanti e vicini», avverte pure il sindaco Luigi de Magistris che dà una botta a De Luca e l’altra al governo: «Non hanno aiutato le voci terroristiche sul “chiudiamo tutto” e le voci istituzionali che continuano a essere purtroppo altalenanti e divergenti sulle misure restrittive da adottare». 

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Gli ospedali si attrezzano. Terapie intensive e reparti di medicina d’urgenza a Giugliano e Frattamaggiore, dopo Pozzuoli, pronti ad accogliere i pazienti Covid-19. 11 su 13 posti occupati in rianimazione al Policlinico Federico II, 10 su 10 al Loreto Mare dove entro martedì ne sono previsti 20 in »subintensiva», di sostegno al Cotugno già pieno che va verso un ulteriore ampliamento dei reparti. E non manca la solidarietà. In particolare, la comunità cinese in Campania dona mille mascherine FFp2, 3000 “chirurgiche” e gel disinfettante ai medici. Lo fa sapere il manager dell’Asl di Napoli, Ciro Verdoliva, che sottolinea: «Sono gesti molto concreti, ma anche di valore morale». Anche la Chiesa cristiana evangelica cinese di Napoli si mobilita e regala 750 mascherine e detergente igienizzante alla polizia locale. In arrivo un termoscanner nel carcere di Poggioreale e in tutte le case circondariali è prorogato il divieto di colloquio con i familiari: per il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello «si tratta di una ragionevole decisione, considerato il momento. Importante è raddoppiare gli strumenti di prevenzione e accelerare le procedure per quelli che possono andare ai domiciliare». Per gli altri, aumentano le videochiamate grazie all’acquisto di oltre 3200 telefonini e l’utilizzo di Skype.

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Si chiama Mario, pesa 3,5 chili e gode di ottima salute: è nato nell’ospedale Moscati di Avellino da una donna ricoverata per sospetto coronavirus e in seguito risultata positiva al tampone. Il parto è avvenuto in condizioni di sicurezza e la neomamma, che sta bene, è tenuta in isolamento dal resto del reparto. Una notizia di speranza in giorni difficili per la sanità irpina. 
 


Da segnalare anche una storia di buona sanità nell’azienda dei Colli, che comprende il Monaldi oltre al Cotugno ed è in prima linea nelle cure anti-Covid-19. Protagonista suo malgrado una donna di anni 63, ricoverata per accertamenti in cardiochirurgia. D’improvviso, senza più forza nel braccio sinistro e nella gamba, stesso lato. Colpita da una sensazione di torpore-sonnolenza e un disturbo nel linguaggio. «La tac e gli altri esami effettuati - spiega il neurologo Giuseppe Marasco - hanno evidenziato una lesione ischemica e gli altri segni classici di un ictus con indicazione alla terapia trombolitica. Impossibile, tuttavia, trasferire la paziente proprio per la grave emergenza coronavirus». Il medico ha dunque praticato la terapia direttamente a letto: «Nel giro di 48 ore si è avuta la risoluzione quasi completa dei deficit clinici», certifica Marasco, che sottolinea nel contempo l’importanza di rafforzare la rete stroke, ancora carenze in tutta la regione.
 

Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA