Covid a Napoli, la gang dei tamponi: 17 indagati, false analisi con macchinari veterinari

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

Tamponi truffa, tamponi illegali. Avevano fiutato il business e avevano creato una struttura in grado di licenziare migliaia di test a pagamento, in assenza di requisiti di legge (senza una convenzione con la regione Campania); ma anche lontano dagli standard scientifici richiesti (in alcuni casi sarebbero stati usati macchinari per rilevare virus animali).

Sono queste le ipotesi di indagine che hanno spinto la Procura di Napoli a firmare diciassette provvedimenti di sequestro a carico di sedicenti esponenti di una sorta di staff sanitario privato, particolarmente attivo nei giorni della seconda ondata di contagi da corona virus. Associazione per delinquere, truffa e esercizio abusivo della professione sono le accuse mosse in questa fase dal pm Maria Di Mauro e dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, nell'ambito di un'inchiesta nata dall'analisi di alcuni spot pubblicitari comparsi on line in questi mesi. 

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Sotto la guida di un medico, il presunto dominus dell'organizzazione, il gruppo operava nel centro di Napoli, a Giugliano ma anche nel Casertano. In sintesi, l'organizzazione era composta da personale sanitario (alcuni sono anche convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale e impiegati presso le postazioni territoriali di emergenza 118), collaboratori di una società operante nel settore della commercializzazione di dispositivi medici (nello specifico protesi acustiche) e da faccendieri vari che si occupavano di procacciare clienti e stabilire il prezzo.

Avevano un sito «dedicato» (attualmente chiuso) che ha sponsorizzato le proprie attività, che ha fatto registrare una impennata di contatti a partire dal rientro dalle vacanze, quando l'esigenza di munirsi di un tampone è stata avvertita da aziende private e da moltissimi cittadini che necessitavano di una sorta di «pezza di appoggio» per rientrare al lavoro o superare periodi di quarantena. Documenti in alcuni casi posticci, illegali, sia perché rilasciati senza una convenzione con il sistema sanitario, sia perché discutibili da un punto di vista scientifico. C'è la convinzione secondo la quale venivano rilasciati sempre esiti «negativi», senza un'effettiva verifica delle condizioni dei pazienti, creando anche i presupposti per alimentare il vortice dei contagi. Una condotta che potrebbe spingere gli inquirenti a ipotizzare anche altri reati nel corso dell'inchiesta, a proposito della diffusione dell'epidemia.

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Sessanta euro era il prezzo base di un tampone, proprio nei giorni in cui gran parte dei napoletani e dei casertani si riversavano (anche durante le ore notturne) all'esterno delle strutture pubbliche (come il Cotugno) per sottoposti agli esami rino-farigei. Scrivono i carabinieri del Nas (colonnello Vincenzo Maresca, maggiore Gennaro Tiano): «C'è stata una illecita esecuzione di tamponi rino-faringei a domicilio, processati nell'immediatezza ovvero presso punti prestabiliti, attraverso apparecchi elettromedicali e kit strumentali risultati non regolamentari ovvero non idonei per lo specifico test diagnostico e, quindi, potenzialmente pericolosi anche per il diffondersi dell'epidemia».

Detto in modo più esplicito, la presunta organizzazione era strutturata su più livelli: c'era chi - tramite solide entrature in alcuni settori della sanità pubblica - riusciva a procurarsi kit e corredi infermieristici utili per allestire presìdi medici o laboratori privati. A questo punto ai clienti venivano prospettate due possibilità: quella di sottoporsi ai test all'interno dei laboratori o di essere visitati a domicilio. Per settimane, i carabinieri del Nas hanno pedinato i presunti organizzatori, riuscendo a ricostruire almeno in parte il giro di affari. Tamponi di contrabbando, non regolari, ma anche altro. Stando alle ipotesi investigative, la presunta banda riusciva anche a «vendere» test rapidi (i cosiddetti pungidito), anche alla luce di quanto sarebbe emerso dalle perquisizioni di ieri mattina. Oltre alla copiosa documentazione certificativa-sanitaria, sono stati sequestrati più di 10mila kit per tamponi di cui alcuni rigorosamente scaduti, ma anche centinaia di test rapidi. Finiscono nello stesso fascicolo di indagine anche materiale informatico, apparecchiature elettromedicali per processare tamponi e test sierologici, nonché circa 12mila euro, ritenuti presunto provento di attività illecita da parte dell'organizzazione.

Ultimo aggiornamento: 15:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA