Coronavirus a Napoli, sui social i nomi dei positivi: al via la guerra della privacy

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Daniela Spadaro
Nomi dei contagiati Covid -19 snocciolati via whatsapp in una conversazione audio tra due persone. Uno scambio di informazioni «privato» sul virus, divenuto virale. Sembra un gioco di parole ma a Somma Vesuviana la diffusione incontrollata degli audio, attribuiti sui social e in città a un consigliere comunale di maggioranza e ad un esponente della polizia municipale, sta sollevando numerose polemiche. C'è chi si indigna, per la violazione della privacy dei contagiati. C'è chi sostiene che in casi di pandemia il diritto di conoscere i nomi dovrebbe venir prima di ogni tutela della libertà personale. Ipotesi quest'ultima non suffragata dalla normativa, ma alquanto gettonata sul web anche in virtù della psicosi collettiva.

Già qualche giorno fa, pur non facendo nomi, era stato il sindaco Salvatore Di Sarno, in una diretta streaming, a elencare i nomi delle strade dove risiedono i contagiati dal coronavirus. Scatenando, anche in quel caso, più di una protesta. Del resto pare che gli audio privati abbiano avuto ampia diffusione e che tutti, anche prima di allora, conoscessero nomi e cognomi dei contagiati. Fatto sta che almeno uno è stato poi reso pubblico dal sindaco durante un'ulteriore diretta: si tratta del dialogo tra la consigliera comunale di maggioranza Luisa Cerciello e suo padre che si trova al momento in terapia intensiva. La privacy ai tempi del coronavirus è una questione complicata, ma la fuga di notizie ha creato a Somma Vesuviana un vero e proprio caso. Il diritto alla privacy vale soltanto quando si tratta di non diffondere il nome dei contagiati o anche quando conversazioni private vengono indebitamente inoltrate ad altri? Al momento la querelle va avanti da sola sul web e gli audio hanno raggiunto anche i paesi vicini, Sant'Anastasia in primis, giacché vi si fa riferimento ad ammalati che avrebbero contratto il virus non a Somma Vesuviana ma nella città vicina. Una guerra tra «poveri», si direbbe in altre circostanze. O tra ammalati, come se la pandemia non fosse una questione mondiale.
 

Tuttavia sulla vicenda c'è stato un altro intervento a gamba tesa di una parte della minoranza, ossia dei consiglieri Umberto Parisi, Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli che, con la consigliera Lucia Di Pilato, hanno ieri diffuso una nota stampa per comunicare alla città di aver scritto al prefetto di Napoli per chiedergli un intervento immediato. Di che genere, non si sa. A meno che una parte dell'attuale opposizione non abbia il sentore di focolai di guerriglie urbane, il giusto destinatario di un presunto reato come quello che i consiglieri ipotizzano sarebbe stata la Procura. «Chiediamo al Prefetto di intervenire con urgenza per fare chiarezza sulla insensata diffusione di audio whatsapp, avvenuta probabilmente da parte di esponenti dell'amministrazione, che hanno alimentato panico e tensione tra i cittadini, già provati dalla terribile emergenza che stiamo vivendo», scrivono ad ogni buon conto gli esponenti di minoranza. Parlando poi di «palese violazione della privacy e di atteggiamento irresponsabile che sta provocando una caccia all'untore».

Intanto, tenta di rasserenare gli animi il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese. «Io mi sto occupando d'altro e non partecipo al banchetto di strumentalizzazioni che qualcuno, anche in questa emergenza che coinvolge il mondo e non certo solo la nostra città, sta mettendo su dice Sommese posso solo constatare che circolano audio di una conversazione privata che ha fatto il giro delle sette chiese, esattamente come è accaduto qualche mese fa per atti di indagine. Questo vuol dire che ci sono in giro criticoni e mistificatori di professione. Non commento, né in positivo, né in negativo, dico solo che cose del genere attengono alla coscienza dei singoli e, quanto all'appello al Prefetto, non vedo questioni di ordine pubblico se non quelle che l'amministrazione sta affrontando ogni giorno per rispondere alle esigenze di cittadini già provati dalle conseguenze della pandemia».  © RIPRODUZIONE RISERVATA