Coronavirus in Campania, niente posti letto nelle cliniche e per i tamponi c’è l’esercito

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Ettore Mautone
Coronavirus in Campania, niente posti letto nelle cliniche e per i tamponi c’è l’esercito

Continua la sua veloce cosa il Coronavirus in Campania e Napoli segna un nuovo record di casi: 674 di competenza della Asl Napoli 1 su 4.682 tamponi complessivi per una percentuale di positivi del 14,4 per cento che sale al 25,73 per cento rispetto ai test effettuati nei laboratori privati con circa 50 nuovi ricoveri, richiesti a Napoli e provincia, per malati di Covid 19. Numeri che rendono sempre più complesso in città il lavoro di contact tracing da parte dei dipartimenti di prevenzione e per individuare e confinare in tempi rapidi i nuovi positivi. Uno scenario in cui la Asl, sulla scia dei contatti avviati dall’unità di crisi con la Sanità militare, si prepara ad allestire presso la sede del Frullone tende dell’esercito in cui processare i tamponi. «Già da lunedì - avverte il manager della Asl Ciro Verdoliva - provvederemo al montaggio delle postazioni fisse per tamponi dedicate a categorie strategiche (medici, infermieri, forze dell’Ordine) impegnando un’area diversa da quella attuale che resta operativa». 

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LIBERARE PERSONALE
L’obiettivo è liberare, appena possibile, i team formati da medici e infermieri impiegati in quattro postazioni per i tamponi al Frullone che potranno essere dirottati a svolgere funzioni assistenziali nell’ambito delle cure domiciliari gestite della medicina di famiglia nell’ambito dei nuovi protocolli. Ma non si esclude di andare anche oltre utilizzando esercito e sanità militare per allestire ospedali da campo. Per tutta la giornata di ieri Verdoliva ha effettuato sopralluoghi per individuare aree adatte a montare tali struttura (Piazzale del San Giovanni Bosco, area antistante l’ospedale del mare e la stessa Mostra D’Oltremare con un’uscita molto vicina all’ospedale San Paolo). La premessa per agire su questa leva è infatti la vicinanza a un presidio ospedaliero già attivo e dotato di pronto soccorso. «Le tende dell’esercito stanno già arrivando a Napoli - spiega Verdoliva - perché serve ogni aiuto possibile. Al Frullone, nella sede della direzione generale Asl Napoli 1, attiveremo ulteriori postazioni di tamponi per categorie specifiche, perché dobbiamo evitare il collasso delle forze strategiche, forze dell’ordine, vigili del fuoco, polizia municipale. Stiamo tamponando tutto il tribunale, la procura dei minori. Ogni aiuto operativo è ben accetto. Non possiamo escludere l’ipotesi degli ospedali da campo, ci stiamo lavorando nell’unità di crisi per gli scenari possibili. Noi abbiamo due team in Campania uno è in campo per rendere operative le decisioni prese e una sta studiando gli scenari a brevissimo e breve termine per programmare le azioni. Potrebbe non esserci il tempo per pensare ma solo per fare». La possibilità che il sistema regga dipende solo dall’andamento della curva epidemica che dovrebbe risentire dell’acqua gettata sul fuoco con le nuove restrizioni. 

LE CASE DI CURA
Un altro fronte è quello delle Case di cura che dovrebbero mettere a disposizione circa mille posti letto già completi di personale. Dopo la manifestazione di interesse bandita dalla Regione la strada per un accordo è tuttavia in salita. «Abbiamo appreso le dichiarazioni del segretario regionale della Fp Cgil Sanità Privata, che contesta in toto un accordo non ancora stipulato tra le Case di cura accreditate e la Regione Campania - avverte il presidente dell’Aiop Sergio Crispino - precisiamo che la bozza che ci è stata sottoposta ricalca quasi fedelmente analoghi accordi già stipulati, ad esempio, dalla Regione Lazio e in altre regioni. Già nella prima fase epidemia è stato stipulato un accordo simile a quello di altre regioni non ancora onorato dalla Regione Campania e sul quale sono in corso indagini della Procura contabile. Da parte nostra c’è l’assoluta serenità di aver operato su richiesta della Regione, nell’interesse comune e sulla scorta di un’emergenza sanitaria senza precedenti. Evidentemente si preferisce che le Case di cura accreditate interrompano la loro attività e siano costrette a mettere i propri dipendenti in cassa integrazione. Una posizione scellerata che è contro i cittadini e i lavoratori della sanità convenzionata».

Crispino chiede poi con una lettera l’intervento del Governatore Vincenzo De Luca per diradare le nebbie. Una contesa che si colloca nello snodo di grave crisi di tutta la rete ospedaliera pubblica che investe anche i pronto soccorso senza risparmiare i grandi ospedali che dovrebbero essere Covid free come il Cardarelli principale terminal dell’assistenza attorno a cui ruotano le reti dell’emergenza e urgenza per ictus, infarti e traumi ma sempre più invischiato nella cura di circa 200 malati ritrovati positivi al Covid e non in uno scenario di progressiva sospensione dell’assistenza nelle altre discipline.

 

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 13:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA