Covid in Campania, ecco i numeri della sanità più virtuosa: meno morti e terapie intensive

Domenica 10 Gennaio 2021 di Ettore Mautone

Gli esiti della prima e della seconda ondata, le percentuali di positivi al tampone, la letalità del virus, l'entità delle ospedalizzazioni, il tasso d'incidenza delle cure in terapia intensiva. E ancora; i decessi calcolati per fette di popolazione, la circolazione di Sars-Cov-2 nei cittadini residenti: come ogni epidemia che si rispetti anche quella da Covid-19 si misura con precisi indicatori. Numeri utili a tutti, esperti e meno esperti, per tirare le somme e analizzare la tenuta della rete sanitaria davanti a un flagello come Covid-19. Un nemico definito all'inizio poco più di una banale influenza e che invece, in un recentissimo studio del Britisj Medical Journal, per ogni 100 pazienti rispetto all'influenza, provoca 17 decessi in più, 11 ventilazioni meccaniche sconosciute all'altro virus, 20 ammissioni in terapia intensiva che l'influenza invece ignora e che quando emerge dai contagi asintomatici innesca una roulette russa di cui, in Italia, hanno pagato le spese oltre 78 mila persone. Un terzo di questi morti sono concentrati in Lombardia, seguita da Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Quest'ultima regione continua ad arrancare cercando invano di appiattire una curva di contagi che non ne vuole sapere di tornare sotto il livello di guardai e avviandosi ad un nuovo lockdown mentre la Campania tiene sotto controllo il virus.

Alla luce di questi numeri la vituperata e un po' ammaccata Sanità campana, governata dal presidente-sceriffo che ha reso il rigore quasi una nota di colore, emerge inaspettatamente come un modello virtuoso, in grado di ridurre al minimo la letalità del virus, di curare egregiamente molte persone a casa, limitando le ospedalizzazioni e gli ingressi in rianimazione facendo meglio non solo di altre regioni del Sud ma soprattutto di quelle di un Nord assurto a icona nazionale di una Sanità ricca e di qualità. Basta guardare alla Lombardia (nella prima ondata) e al Veneto in questa seconda: entrambe, a dispetto del blasone e dei maggiori finanziamenti procapite assegnati hanno continuato a traballare macinando contagi, ricoveri e terapie intensive esauste con l'esito infausto per un numero alto, eccessivo, di malati. Da giorni la Campania resiste all'innesco di una terza ondata, mentre il Veneto continua a registrare il maggior numeri di contagi del paese e anche percentuali di positivi al tampone troppo alte.

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La Campania - risparmiata in primavera da una tempestiva chiusura ma investita in pieno, dall'estate in poi, dalla furia del virus - pur messa in ginocchio da gravi episodi, come il terribile sbandamento di novembre, quando i pronto soccorso erano ridotti a lazzaretti e nella prima linea del Cardarelli si consumavano tragedie indegne con malati che morivano in solitudine - oggi, nel leccarsi le ferite, si ritrova con il più basso tasso di letalità del paese e anche il minor tasso di ospedalizzazione. Ciò a fronte di un altissimo numeri di contagiati che l'hanno posizionata prima in vetta alla classifica delle regioni e ancora adesso ai primi posti per persone attualmente positive, segno di una medicina del territorio che ha arginato e curato meglio i malati. Indicatori che iniziano a entrare anche in lavori scientifici, come quelli dell'Istituto superiore di Sanità che tirano il freno a luoghi comuni con cui si è tentato di liquidare il risultato. Il vantaggio genetico? Smentito dagli esperti. Così il ruolo dello smog che invece, come emerge da un recente studio realizzato dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr e Arpa Lombardia, non favorisce la circolazione del coronavirus nell'aria. La Sanità campana dunque reduce da un commissariamento decennale, minata da tagli di personale, penalizzata da lacune organizzative e da scarsi investimenti e da interventi strutturali ridotti al lumicino ha reagito bene. «Qualcosa ha funzionato - avverte Nicola Fusco ordinario di Matematica della Federico II che monitora costantemente i dati epidemiologici - in Campania tutti i parametri di impatto sono bassi. Da cosa dipenda è da indagare ma il dato è oggettivo. Su prima e seconda ondata ha la minore letalità d'Italia e con 1,56 per cento fa meglio anche della Germania (2,1) della Francia (2,4), degli Usa (1,6) e della Svizzera (1,72). Solo Israele (0,75) con uno dei valori più bassi al mondo, ci batte».

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