Covid in Campania, l'odissea dei pazienti in dialisi: scatta il piano regionale ma è scontro

Domenica 18 Ottobre 2020 di Maria Pirro

Affrontano già tante, troppe difficoltà dovute alla malattia perché sono costretti a raggiungere tre volte a settimana gli ospedali e i centri convenzionati e a restare lì l'intera mattinata o il pomeriggio, collegati a una macchina, pur di continuare a vivere. Sono seimila i nefropatici in Campania che devono sottoporsi alla dialisi, e quelli colpiti dal coronavirus lamentano disagi più pesanti. Lo denunciano nei video diffusi dall'Aned, una delle associazioni dei pazienti impegnata a sollecitare la riorganizzazione dei servizi a Palazzo Santa Lucia. Interventi in questi giorni al via, coinvolgendo i privati nella rete di assistenza. Ma il piano non convince i medici al lavoro nelle strutture pubbliche. 

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E però. Misure sono necessarie, come testimonia Gianni Tuccillo, raccontando la lunga attesa («Sei ore in ambulanza davanti al Cotugno», dice nel filmato) per ottenere il ricovero in uno dei pochi reparti specializzati. «Non si riesce a trovare un posto, aiutatemi»: questo l'appello che non è caduto nel vuoto, ma ripetuto da altri malati nelle stesse condizioni. «Ai più fragili va data la priorità, sono appena una trentina i posti Covid dedicati», afferma Luisa Annunziata, referente regionale di Aned, preoccupata per l'impennata di contagi.

Non ci sono al momento dati precisi sul numero di nefropatici positivi al coronavirus, ma uno studio della Società italiana di nefrologia (Sin) sottolinea i rischi maggiori. Stando alla situazione aggiornata a maggio, si contano  60.441 pazienti in dialisi e trapiantati di rene e, tra questi, gli italiani con Sars-Cov-2 risultano essere il 2,26 per cento. Con differenze significative in base alla modalità di trattamento della nefropatia: più elevata tra chi è in emodialisi (3,55 per cento) che in terapia peritoneale (1,38 per cento) e tra i trapiantati di rene (0,86 per cento), con una sostanziale eterogeneità tra le regioni. E il tasso di mortalità è del 32,8 per cento invece del 13,3 osservato in tutta la popolazione (al 23 aprile 2020). Quasi uno su tre non ce la fa. Di qui la richiesta di protocolli di sicurezza.

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Al lavoro la Regione Campania, che ha convocato i rappresentanti delle associazioni di pazienti e i titolari dei centri di dialisi convenzionati. «Alcuni hanno già dato la disponibilità a riconvertire immediatamente le strutture per pazienti Covid asintomatici attraverso convenzioni con le singole Asl che sono chiamate a garantire il trasporto da casa», spiega Ugo Trama, al vertice della Direzione generale per la tutela della salute. Un altro provvedimento regionale impone di raddoppiare i posti letto dedicati nelle principali strutture e mira a far funzionare la dialisi domiciliare, se possibile. «Anche l'ospedale modulare di Ponticelli può assicurare il trattamento salvavita ma occorre fare di più, prevedendoli 24 ore su 24 nei presidi pubblici, meno semplice è provvedere rapidamente alle terapie direttamente a casa», afferma Rosaria Napoli, rappresentante di Anerc (altra associazione dei pazienti).

Alessandra Perna, docente di nefrologia dell'Università Vanvitelli, è presidente della sezione interregionale della Sin e suggerisce invece che «i pazienti siano dializzati e ricoverati nei centri della rete Dial-Covid, cioè nelle strutture pubbliche che garantiscono la possibilità di trasferimento in terapia intensiva e sub-intensiva». Per proteggerli. «Si tratta di persone più fragili con una situazione clinica che rischia di aggravarsi in modo improvviso e imprevedibile», avvisa.
 

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