Covid a Napoli, contagi record tra gli operatori sanitari: stop a visite e ricoveri in ospedale

Sabato 17 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Ospedali pieni, contagi in aumento e virus che inizia a serpeggiare pericolosamente anche negli ospedali sia nelle Covid unit che negli altri nosocomi. Sono già quattro o cinque i contagiati tra infermieri e Oss al Cotugno, nove al Loreto tra infermieri, addetti alle pulizie e medici e una ventina almeno i camici bianchi positivi al San Paolo, anche qui tra infermieri, medici e altri dipendenti tra cui altri quattro solo ieri sera. Situazione che acuisce la già cronica carenza di personale. L’attuale momento di emergenza si può sintetizzare con un paio di numeri: 75 malati in terapia intensiva su 110 posti attualmente disponibili in Regione e ben 817 pazienti ricoverati tra degenze infettivologiche e semintensive su 840 posti letto attivi in totale. A preoccupare è soprattutto la progressione esponenziale dei nuovi positivi. Il virus sembra addirittura più contagioso di quello che si è visto in azione nella prima ondata. Lo scenario con cui fare i conti è il sovraccarico della rete assistenziale: l’Unità di crisi ha lanciato ieri un nuovo allarme chiedendo ai manager l’attivazione immediata dei nuovi posti Covid programmati: «Dalla lettura del monitoraggio dei posti letto di degenza Covid - si legge nella nota - si rileva che ne è disponibile un esiguo numero. Pertanto si dispone che si proceda ad attivare ad horas, entro la giornata odierna, tutti i posti letto indicati».

 

Si tratta delle circa 700 nuove unità di ricovero Covid che devono aggiungersi ai 977 posti programmati a luglio che sono ora in via di esaurimento. I primi ad entrare in funzione stamani sono 20 posti di subintensiva, tutti a pressione negativa, allestiti al Cotugno. A stretto giro altre 20 unità apriranno in una corsia dismessa nella parte vecchia del polo infettivologico. Infine 24 di terapia intensiva e sub intensiva ubicati al Monaldi e già utilizzati durante la prima ondata epidemica sono in corso di riattivazione. A Napoli si è mosso anche il Policlinico collinare: qui l’unità di terapia intensiva, guidata da Giuseppe Servillo, da ieri ha allargato la sua forza da 8 posti ormai pieni a 20 e ha già accolto 6 nuovi pazienti avendone liberi solo altri sei.

Nella Asl Napoli 1 lo scoglio del personale pesa sulla perdurante mancata attivazione di 32 ulteriori posti sui 36 attivi al Covid center dell’Ospedale del mare e di 20 unità di rianimazione al Loreto. L’Anaao, il principale sindacato della dirigenza medica, chiede a gran voce che si proceda allo scorrimento delle graduatorie per le assunzioni e al completamento dei concorsi. Sul fronte della sicurezza poi, in vista delle nuove imminenti attivazioni di posti Covid, il sindacato auspica che «non vengano commessi gli stessi errori della prima ondata» creando per tempo percorsi extra e intraospedalieri ben definiti identificando strutture Covid dedicate, complete di triage e pronto soccorso, ospedali Covid free e strutture intermedie evitando commistioni. Precondizioni al mantenimento delle funzioni assistenziali ordinarie che «non possono essere assolutamente sospese o derogate». Tutto ciò in una cornice in cui si attende una risposta di «proporzioni modeste» dalla richiesta alla protezione civile nazionale di 600 medici e 800 infermieri fatta dal governatore Vincenzo De Luca. L’unica leva su cui allo stato è possibile agire impegna progressivamente gli ospedali cittadini ma bisogna realizzare percorsi sporco-pulito che esistono nei pronto soccorso ma non nei reparti. L’Ospedale del mare - che ha perennemente occupati 18 unità di astanteria in pronto soccorso, con pazienti positivi in attesa di ricovero - ha segnalato la disponibilità a trasformare la medicina di urgenza in semintensiva Covid. Ipotesi finora accantonata dalla direzione. 

L’unità di crisi torna inoltre a ribadire la necessità di procedere immediatamente alla sospensione dei ricoveri programmati e non urgenti, sia medici, sia chirurgici, per quanto necessario garantendo solo le urgenze mediche e chirurgiche oncologiche e oncoematologiche. Stop anche alle visite ambulatoriali. A catena pressoché in tutte le Asl i responsabili della Rete Covid stanno informando i direttori sanitari di ogni presidio ospedaliero di dare attuazione alla direttiva che però pesa eccome sui livelli di assistenza della popolazione bisognosa di cure per altre patologie. Si lavora nell’Unità di Crisi anche per razionalizzare l’uso dei posti letto e per allestire i Covid residence anche guardando ad alberghi e strutture dismesse da ristrutturate. Le attività ordinarie programmate continuano invece nelle strutture accreditate (Case di cura e ambulatori). Qui si configura però lo scoglio: l’esaurimento dei tetti di spesa per le attività in accreditamento.
 

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 18:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA