Covid a Napoli, il presidente dell'Ordine dei medici: «Codice nero, dovremo scegliere chi curare»

Venerdì 7 Gennaio 2022 di Melina Chiapparino
Covid a Napoli, il presidente dell'Ordine dei medici: «Codice nero, dovremo scegliere chi curare»

«Il mio è un grido accorato per scongiurare il collasso del servizio sanitario in Campania». La presa di posizione di Bruno Zuccarelli, presidente dell'Ordine dei Medici di Napoli e provincia, è decisa e categorica in tema di pandemia. Nella lista delle cose da fare, il portavoce dei camici bianchi mette al primo posto una richiesta ben precisa al Governo.

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Presidente Zuccarelli, ha invocato «misure drastiche» da Roma?
«Assolutamente si. I contagi Covid aumentano e anche le ospedalizzazioni. La situazione è peggiore di quanto sembri, per questo il Governo centrale deve intervenire o il rischio è che, in regioni come la Campania, ci troveremo di fronte a un dramma. La misura da adottare subito è il vaccino anti Covid obbligatorio per tutti, nessuno escluso. Si devono vaccinare tutte le fasce d'età a partire dai bambini di 5 anni in su, solo in questo modo sarà possibile fronteggiare la pandemia e mantenere lo stile di vita quasi normale che abbiamo conquistato».

Sul vaccino ai minori, tanti genitori mostrano indecisione.
«Se non vogliamo tornare indietro e perdere tutte le libertà di cui ci siamo riappropriati, ci dobbiamo vaccinare tutti. Consiglio ai genitori di consultarsi con i propri pediatri di famiglia ma voglio precisare due cose. Nelle precedenti fasi pandemiche, le fasce minorili non venivano quasi colpite dal virus. Ora stanno aumentando i ricoveri pediatrici per Covid e anche le ospedalizzazioni nelle terapie intensive neonatali. A parte il rischio di dover ricorrere all'assistenza ospedaliera, non va sottovalutato il fatto che i bambini, laddove non sintomatici, possano fare da vettore per il virus e contribuire largamente al contagio».

La sua è una posizione forte. Cosa la preoccupa?
«In poco tempo si sono decuplicate le richieste di assistenza per Covid, sia per quanto riguarda la platea degli ammalati senza sintomi gravi e non ospedalizzati, sia per i pazienti costretti a ricoverarsi. La preoccupazione è che il sistema sanitario possa collassare e non riuscire più ad assicurare le adeguate cure a tutti. Già stiamo rischiando una notevole riduzione dell'assistenza per le patologie al di fuori del Covid ma se il carico di lavoro aumenta, non si può escludere il rischio del codice nero. Rischiamo di dover scegliere l'ammalato a cui dare priorità. Non è mai avvenuto in Campania e mi auguro non avvenga mai».

Perché questa fase pandemica è più pericolosa?
«Il dilagare della variante Omicron ha messo in ginocchio ospedali, ambulatori, studi medici e la rete dell'emergenza. Ciò che emerge oggi è solo la punta dell'iceberg. Entro una settimana o due al massimo, se non si interviene adesso, rischiamo di vedere a Napoli ciò che purtroppo abbiamo visto in Lombardia due anni fa. Ci sarà una quantità di pazienti che il sistema sanitario regionale, non sarà in grado di gestire nonostante gli sforzi delle Asl, le riconversioni dei reparti Covid e le molte interruzioni di attività ambulatoriali e chirurgiche di elezione. Bisogna evitare tutto questo con una scelta chiara: l'obbligo vaccinale».

Ci sono altre misure che lei considera necessarie?
«Oltre all'obbligo vaccinale, ritengo necessario strutturare e potenziare i protocolli riguardo la sanificazione degli ambienti pubblici, inclusi i luoghi di lavoro. Negli ultimi tempi quest'aspetto è stato trascurato e non c'è più molta attenzione, mentre si tratta di una procedura necessaria e molto vantaggiosa per proteggere ulteriormente dal contagio. Adesso che i mezzi pubblici vengono utilizzati e che si è ritornati a lavorare e studiare in presenza, andrebbe potenziata e organizzata la sanificazione di questi luoghi».

Il suo è anche un appello contro le aggressioni ai sanitari.
«Sì perché, a causa del prolungarsi dei tempi d'attesa e dell'impossibilità di prendere in carico le situazioni meno gravi negli ospedali, la tensione è alle stelle. I colleghi che lavorano in emergenza hanno paura. Gli insulti e le aggressioni sono all'ordine del giorno e spesso le guardie giurate non sono in condizione di impedire che dalle parole si passi alle vie di fatto. Oltre a questo, va sottolineato che da due anni il personale sanitario che chiamavano eroi, continua a sacrificarsi con turni stressanti e, spesso, con il blocco delle ferie ma ricordiamoci che va tutelata anche la condizione di benessere psicofisico dei lavoratori». 

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