Covid a Napoli, terapie intensive piene al Cardarelli e al Cotugno

Domenica 14 Marzo 2021 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, terapie intensive piene al Cardarelli e al Cotugno

Sono tutti esauriti, o quasi, i posti letto per le cure intensive per gli ammalati di Covid in città. E in provincia va anche peggio: Castellammare, Nola, Scafati a sud di Napoli; Pozzuoli, Frattamaggiore e Giugliano a Nord, sono gli avamposti chiamati a contrastare questa terza ondata dell’epidemia che a Napoli città, dove l’incidenza dei contagi è l’età media dei positivi è un po’ più bassa che altrove, è per ora meno intensa.  

Ma il 118 registra anche qui la progressiva saturazione delle disponiblità di posti letto in ospedale. Ieri, in un solo giorno, il Cotugno ha registrato decine di ricoveri bilanciati appena da altrettante dimissioni di pazienti negativizzati al virus. Trasferimenti, affidamenti di pazienti ancora positivi alle cure domiciliari, riassetti interni, le soluzioni che un grande ospedale da quasi 300 posti, interamente dedicato ai pazienti Covid, mette in atto più volte al giorno per evitare di restare a secco. Ciononostante ieri, dopo due codici rossi giunti in ospedale, uno tramite ambulanza del 118, il secondo con mezzi propri dopo una settimana di febbre, sono stati intubati andando a saturare i residui due posti di Rianimazione disponibili sui 30 attivi. Perennemente pieni anche i 50 posti di sub intensiva mentre si contano sulle dita di una sola mano le caselle vuote nei vari padiglioni e reparti. Non va meglio al Cardarelli che, con 144 posti, nonostante non sia un Covid center, dopo il Cotugno ospita il più elevato numero di malati infetti in città con la complicazione di dover prioritariamente badare e assistere anche i pazienti ordinari che giungono in pronto soccorso per altre patologie. Anche qui la terapia intensiva è piena e residuano pochissimi posti di degenza liberi. «La tendostruttura non viene toccata per ora - avverte il manager Giuseppe Longo - in quanto riservata ad eventi improvvisi e cataclismatici. Oggi con i tamponi molecolari rapidi nell’arco di 4 o 6 ore siamo in grado di effettuare la diagnosi e smistiamo subito i pazienti in altri Covid center o nelle nostre unità. Il sistema per ora regge ma speriamo cali la pressione dei contagi».  

Al crescere dei contagi e dei casi sintomatici anche i reparti Covid attivati dal Policlinico dell’Università Vanvitelli sono oggi tutti occupati, fino alla giornata di ieri, i 77 posti Covid attivi, quasi tutti con ventilatore, erano pieni e da oggi il manager Antonio Giordano apre un nuovo reparto da 12 posti di subintensiva, in ristrutturazione dallo scorso Natale. Fa la sua parte anche l’altro policlinico dell’Università Federico II che con 77 posti ne ha solo una manciata liberi nelle degenze di Medicina e di Malattie infettive mentre la Rianimazione è completamente satura e la semintensiva ancora regge con due o tre posti liberi. Qui trovano posto anche i centri di riferimento regionale per le gravidanze in donne affette da Sars-Cov-2 e per la Pediatria. «Una situazione complessa che vede ancora una volta impegnata la rete dell’emergenze per i soccorsi primari e i trasferimenti secondari con personale ridotto all’osso e necessità di lunghi trasferimenti da un centro all’altro e da una provincia all’altra alla ricerca di un posto libero» - avverte Giuseppe Galano, responsabile della centrale del 118 e responsabile dell’Aaroi Emac, il sindacato dei rianimatori che punta il dito anche sulla difficile vertenza che vede in questo momento cruciale anche i tagli e i recuperi sulle buste paga dei dottori convenzionati. È nel fine settimana, quando l’attenzione della medicina di famiglia e dei livelli territoriali delle cure si allenta un po’, che si registra il picco dei ricoveri. Al pronto soccorso dell’ospedale del mare si è arrivati al livello di guardia. Decine di pazienti non Covid in attesa e l’area dei codici verdi e bianca completamente invase da pazienti con polmonite e in insufficienza respiratoria. Nonostante la zona rossa e il lockdowd il calo di tensione nelle misure di distanziamento sociale, fisiologico alla luce di un anno durissimo che ha stremato tutti, l’afflusso cresce ancora e si spera che nell’arco di una settimana la curva inizia a scendere. 

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Lo spettro del dramma vissuto nel novembre scorso, quando al Cardarelli e all’ospedale del mare arrivava un malato Covid ogni 10 minuti tanto da travolgere ogni argine sommergendo le possibilità ricettive del personale, si aggira per la città e purtroppo si è già rimaterializzato nella Asl Napoli 3 sud e nel salernitano, soprattutto all’ospedale di Scafati. A Boscotrecase servono medici, pneumologi, internisti per attivare altri 24 posti letto mentre 42 unità di sub intensiva sono sature e altri 54 di degenza tutti occupati e residuano solo 5 posti di rianimazione sugli 8 attivi. Esauriti i 24 posti del Maresca di Torre del Greco, gli 8 posti ricavati a Sorrento di cui 3 ventilati, i 20 di Nola la mezza dozzina di rianimazioni a Castellammare. 

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA