Cambia il piano regionale dei rifiuti
impianto bis a Giugliano per le ecoballe

di Daniela De Crescenzo

Via alla realizzazione di due nuovi impianti per la lavorazione delle balle: le nuove linee saranno realizzate a Giugliano e a Caivano. Lo ha deciso la Regione con la delibera numero 419 del 27 luglio. E il giorno successivo è stata pubblicata sul bollettino ufficiale (Burc) la delibera che contiene la proposta di aggiornamento del piano regionale dei rifiuti che dovrebbe sostituire quello varato dalla giunta Caldoro nel 2012.

Nella delibera già approvata si prevede a Giugliano un nuovo impianto da destinare al recupero di materia dalle balle. Una sorpresa forse amara per gli abitanti della zona Nord. Si è deciso di realizzare i nuovi capannoni per permettere all'Ato 2 di avere un impianto di tritovagliatura dedicato. Il piano di smaltimento delle balle prevedeva, poi un impianto di produzione di combustibile da rifiuti: ce ne saranno, invece, due. Uno sarà realizzato nell'area dello stir di Caivano e uno in un'area da identificare nelle zone limitrofe ai siti di stoccaggio di maggiori dimensioni. Non solo: il nuovo piano dei rifiuti prevede una discarica che dovrà ospitare circa un milione di metri cubi di materia non recuperabile avanzata dalla apertura dei cubi di spazzatura impacchettata.

E veniamo al piano regionale che stravolge quello varato nel 2012 dalla giunta Caldoro perché ipotizza un continuo incremento della raccolta differenziata: trend già evidenziato dagli indirizzi e dalle modifiche previste dalla stessa amministrazione di centrodestra.

Il nuovo piano regionale parte dall'ipotesi che entro il 2019 sia possibile raggiungere una percentuale di differenziata del 65 per cento. Per centrare l'obiettivo è, però, necessario un salto in avanti di tutti i Comuni della Provincia di Napoli. Nel nuovo piano si sottolinea che in questo ambito territoriale «risultano residenti 1.320.337 abitanti (il 22,5% della popolazione campana) per una produzione di rifiuti che costituisce il 25,3 per cento della produzione complessiva regionale». In media nei Comuni della provincia più popolosa non si arriva al trenta per cento di differenziata (22 a Napoli, secondo l'Ispra) bisognerà, invece superare almeno il 45 per cento.

Gli strumenti da utilizzare secondo la task force che ha lavorato al piano (e questa volta si tratta di dirigenti e funzionari regionali capitanati dal direttore generale Michele Palmieri) sono sostanzialmente due: incrementare il porta a porta e realizzare le isole ecologiche di prossimità dove i cittadini potranno conferire i rifiuti differenziati con un sistema di identificazione. Se la ricetta funzionerà e l'obiettivo verrà centrato non saranno più necessari i tre termovalorizzatori previsti dal piano precedente. E infatti già nei nuovi indirizzi varati da Caldoro gli impianti erano scomparsi.

Ma il nuovo modello necessita di una diversa rete impiantistica. Saranno necessari siti di compostaggio per lavorare 800 mila tonnellate di frazione umida all'anno. Attualmente in regione è possibile lavorare, affidandosi soprattutto ai privati, solo 180mila tonnellate, tutto il resto viene portato in altri impianti con una spesa che va dalle 140 alle 170 tonnellate. Secondo la Regione sono in via di realizzazione strutture per 300mila tonnellate. Per aprire alcuni impianti, ad esempio quelli di Eboli e di San Tammaro, si lavora da anni: di rinvio in rinvio, di modifica in modifica, di appalto in appalto, l'inaugurazione continua ad allontanarsi. In Campania, se le strutture a cui si lavora saranno completate, saranno comunque necessari impianti per compostare altre 400mila tonnellate di rifiuti all'anno. È già partita una manifestazione di interesse per reperire aree industriali e ne sono state selezionate dieci.

A San Pietro a Patierno un'impresa privata ha chiesto l'autorizzazione per creare un impianto anaerobico ed è già scattata la protesta. Nei giorni scorsi è scesa in campo la parlamentare 5 Stelle Paola Nugnes e ieri c'è stato uno stop anche dal Comune di Napoli: «Da tempo abbiamo realizzato la gestione pubblica dei rifiuti con una forte partecipazione dei cittadini - ha detto il vicesindaco Raffaele De Giudice - per noi gli impianti di compostaggio calati dall'alto, sovradimensionati e senza la garanzia della massima tutela ambientale non avranno alcun appoggio, soprattutto se poi non rientrano nella nostra idea di condivisione con il territorio».

Ma anche se si riuscisse ad arrivare al 65 per cento di differenziata, resterebbe la necessità di portare una parte di spazzatura in discarica. Fino al 2019 dovrebbero essere sufficienti gli spazi residui negli sversatoi di Savignano e San Tammaro San'Argangelo Trimonte. Poi bisognerà provvedere a realizzare nuove discariche. In ogni caso dovrebbero fermarsi i trasferimenti dei rifiuti che sono stati una delle cause della multa europa: a viaggiare resteranno (forse, perché finora non sono arrivare le necessarie autorizzazioni) solo le balle.
Sabato 30 Luglio 2016, 19:31

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