Incubo burocrazia a Napoli: a rischio gli esami per la patente, 200 istruttori «congelati»

Domenica 24 Ottobre 2021 di Davide Cerbone
Incubo burocrazia a Napoli: a rischio gli esami per la patente, 200 istruttori «congelati»

Fermi ai box, fuori dalle automobili, mentre qualcuno in un ufficio tiene in mano le chiavi del loro destino. Così stanno duecento aspiranti insegnanti e istruttori di guida napoletani di età compresa tra i 20 e i 55 anni che da due anni attendono di poter sostenere quell’esame che, una volta superato, spalancherebbe loro le porte delle autoscuole nelle quali aspirano a lavorare. Uno stallo che rischia di mettere in crisi il sistema degli esami per le patenti a Napoli e provincia. A lanciare l’allarme è Confarca, l’associazione che rappresenta oltre 2.500 tra scuole guida e studi di consulenza, che rivolge un appello al nuovo sindaco Gaetano Manfredi. La responsabilità dello stallo, infatti, è in capo alla Città metropolitana. «La competenza e la vigilanza sulle autoscuole sono affidate all’area Trasporto dell’ex Provincia - spiega Pino Russo, coordinatore di Confarca Campania - Chiediamo al nuovo sindaco di Napoli di intervenire: se questo blocco, del quale non capiamo il motivo, non viene superato, rischiamo di congestionare ulteriormente il già precario funzionamento degli esami».

A determinare la paralisi dei test per l’abilitazione a Napoli e provincia, dove si contano 430 autoscuole e vengono rilasciate ogni anno circa 60mila patenti di guida tra A e B (100mila in Campania), sarebbe stato, dopo lo stop imposto dalla pandemia, l’avvicendamento di diversi dirigenti nei ruoli chiave della Città metropolitana. Un risiko culminato nella riorganizzazione voluta poco più di un mese fa, in estate e in piena campagna elettorale, dal sindaco uscente de Magistris. Quei nuovi incarichi, affidati in extremis e senza passaggi di consegne, hanno rallentato l’azione amministrativa. Dopo la sospensione di Giuseppe De Angelis, indagato nel 2020 con l’accusa di aver saltato a piè pari regole e procedure per favorire, tra gli altri, la Capri Sightseeing Srl, la guida del settore Trasporto a piazza Matteotti ha cambiato titolare due volte. Tutto in un contesto di grave carenza di personale: l’organico dell’ente, per il quale da anni non si fanno concorsi, si è ridotto in sei anni da 1200 a 600 unità. 

Così, mentre i bus sull’isola azzurra viaggiavano spediti, auto e motocicli frenavano. «Questa situazione ha determinato rallentamenti negli esami di guida – denuncia Russo – Le autoscuole sono a corto di personale: a Napoli e provincia, si contano duemila tra insegnanti di teoria e istruttori di guida: una coperta troppo corta», fa notare Russo. Come se non bastasse, il settore sconta quella che si potrebbe definire una “crisi delle vocazioni”. «Ormai reperire istruttori è sempre più difficile, tanto che i titolari delle autoscuole sono spesso costretti a fare le lezioni in prima persona, anche di sera tardi o nelle primissime ore del mattino. E per gli allievi i tempi si allungano notevolmente». Disfunzioni che espongono il sistema al rischio di illeciti: messe alle strette, e decise a non chiudere i battenti, alcune autoscuole potrebbero ricorrere a personale non abilitato. Intanto c’è chi, venuto a conoscenza del blocco, ha presentato la domanda in altre province. Dalla Città metropolitana assicurano che si sta lavorando affannosamente per recuperare il tempo perduto e che la nuova dirigenza ha attivato le procedure per il rinnovo della commissione esaminatrice.

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È un silenzio, quello della Città metropolitana, che genera un dissenso. L’inerzia rischia infatti di mandare in fumo soldi e tempo, mentre l’impatto sulle vite dei candidati in pectore è già tangibile. «Ci sono aspiranti istruttori che hanno concluso il corso due anni fa: dubito che dopo tanto tempo ricordino tutto quanto hanno studiato», osserva il coordinatore regionale di Confarca. Un disagio che Nunzia, 39 anni, vive sulla propria pelle. «Ho finito i corsi di insegnante e di istruttore subito prima della pandemia. Per sostenere l’esame, ho dovuto prendere le patenti A, B, C, D con le relative estensioni, ho fatto un corso che mi è costato 2mila euro e due versamenti da 70 euro ciascuno da allegare alla domanda, per un investimento complessivo di 4.500 euro. Risultato: mi ritrovo a non poter lavorare perché non ho un titolo – racconta -. Come faccio? Mi arrangio con il reddito di cittadinanza e il mio compagno mi mantiene. Siamo stati abbandonati, questa è anche una questione di dignità». Raffaele, 54 anni, fa il collaboratore scolastico part time e spera nel nuovo lavoro per arrotondare il mensile. «Ho speso circa 6mila euro per le patenti e i corsi di abilitazione. Abbiamo famiglia e figli - reclama -. Credo non sia civile tenerci in queste condizioni».

Ultimo aggiornamento: 17:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA