Latte e camorra: Greco portò
​i Casalesi dal boss delle cerimonie

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Dario Sautto
«Gente di serie A, sono i nipoti di Zagaria. Comandano in tutta Italia». È così che Adolfo Greco presenta Nicola e Filippo Capaldo al suo amico e socio in affari Tobia Antonio Polese, il defunto «boss delle cerimonie» con il quale condivise uno degli affari che rese celebre il superboss Raffaele Cutolo. Insieme erano titolari della PolGre, società proprietaria dell'ex area Cirio di Castellammare, sotto inchiesta per presunte irregolarità nel progetto e nelle autorizzazioni per trasformare l'insediamento industriale dismesso in un complesso residenziale. Sempre insieme furono condannati e riabilitati per l'acquisto del castello mediceo di Ottaviano per conto di Cutolo con l'immobiliare «Il Castello», stesso nome che oggi celebra il ristorante La Sonrisa di Sant'Antonio Abate. E dalla cittadina abatese arriva il contatto giusto tra Greco e i nipoti del boss dei Casalesi Michele Zagaria.

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I SUMMIT SEGRETI
Tutto viene spiegato dallo stesso re del latte di Castellammare al suo amico Polese: «Con Parmalat rispondo io, loro sono venuti da me per un aiuto. Loro non tengono il telefonino, li ho incontrati tramite questo ingegnere». Con lo stesso Polese, Greco prova a organizzare il battesimo per conto dei Capaldo. «Nessuno deve sapere chi sono. Sono 20-25 persone, una cosa riservata». Imprenditore e uomo di fiducia del superboss Raffaele Cutolo, l'Antimafia intercetta decine di conversazioni in cui Greco si vanta della sua amicizia con Cutolo. Tra gli aneddoti che racconta a un suo amico di infanzia, ci sono gli incontri a Roma con l'allora senatore Francesco Patriarca e la visita a sorpresa nella sua abitazione di Gragnano. «Andammo in macchina, Raffaele aveva gli occhiali scuri». Nel corso delle indagini, Greco si autodefinisce «amico degli amici», mentre gli investigatori lo dipingono come un uomo capace di sedere indistintamente al tavolo con politici, magistrati e camorristi. Dopo aver valutato la richiesta avanzata dai pm Giuseppe Cimmarotta e Maurizio Giordano, il gip Leda Rossetti scrive: Greco è un imprenditore contiguo a tutti i principali clan di camorra e ha una «stretta collaborazione criminale con boss come Pasquale D'Alessandro, Paolo Carolei, Ferdinando Cesarano, Raffaele Afeltra» fino ad arrivare ai Capaldo, nipoti di Zagaria. Insomma, è imprenditore, è vittima di estorsione ma è «borderline», da un lato vessato dalle richieste della camorra, dall'altro «lucra» sull'appoggio dei clan per «stare tranquillo e risolvere questioni di strada».

L'ARRESTO BIS
Ieri mattina Adolfo Greco è stato raggiunto dalla seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere mentre era in attesa del trasferimento dal penitenziario di Secondigliano, dove è detenuto dal 5 dicembre 2018, a una clinica. Il tribunale di Torre Annunziata ha concesso i domiciliari in ospedale per gravi motivi di salute all'imprenditore stabiese 69enne, in carcere perché accusato di due episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Greco è a processo perché accusato dall'Antimafia di aver «consegnato» un amico imprenditore di Agerola nelle mani del clan Afeltra, contrattando il pizzo con lo sconto, e di aver fatto assumere in un supermercato il nipote di Paolo Carolei, uomo di fiducia di Vincenzo D'Alessandro, secondogenito del defunto capoclan stabiese Michele. Dalla seconda udienza del processo, Greco ha sempre rinunciato a comparire in videoconferenza e - stando all'ultimo bollettino medico - le sue condizioni di salute sono precipitate nelle ultime 48 ore, tanto da valutarne il trasferimento in clinica. Lo spostamento in ambulanza è slittato a causa del nuovo ordine di arresto, ma adesso con il parere favorevole da parte della Procura Greco sarà curato in una struttura sanitaria napoletana, prima di essere trasferito ai domiciliari fuori regione. © RIPRODUZIONE RISERVATA