Da Noemi all'ospedale dei Pellegrini, patto tra i killer che insanguinano Napoli

Giovedì 26 Settembre 2019 di Leandro Del Gaudio

Frequentava l'uomo nero di piazza Nazionale, quello che è accusato del tentato omicidio della piccola Noemi. «Se la faceva» assieme ad Armando Del Re, il presunto uomo nero, quello con il casco integrale che si muove in modo goffo e affaticato, prima di fare fuoco e ferire gravemente una bambina di quattro anni. Dalla faida dei Quartieri Spagnoli al dramma di piazza Nazionale, una sola galleria di sangue, paura e impotenza. È quanto emerge dagli atti dell'inchiesta sugli spari al Vecchio Pellegrini, dove si scoprono link ed equilibri del nuovo sistema criminale cittadino: Giuseppe Iaselli, il ragazzo arrestato per aver gambizzato un amico in piazzetta Serao la notte del 17 maggio, era stato notato dalle forze dell'ordine un anno prima assieme ad altri personaggi in odore di droga e camorra.
 
Ci sono decine di pagine che raccontano i controlli di polizia del giovanissimo Iaselli con altri soggetti noti agli archivi delle forze dell'ordine, e tra questi spicca il nome di Armando Del Re. È il 14 novembre del 2018, intorno alle otto di sera, in via Ponte di Tappia, quando le forze dell'ordine annotano gli esiti dei controlli: Giuseppe Iaselli - scrivono - è controllato assieme ad Armando Del Re, dieci anni più anziano di lui, e ad altri due soggetti già noti alle forze dell'ordine. Un anno dopo quel controllo di polizia, i due «amici» si ritrovano al centro di vicende criminali orrende, destinate per altro a rimbalzare per giorni sui media: è il 3 maggio scorso, quando Del Re (secondo la Dda) prova ad uccidere Salvatore Nurcaro in via Acquaviva; mentre quattordici giorni dopo Iaselli ferisce alle gambe un coetaneo del suo gruppo, Vincenzo Rossi, dopo averlo trasportato in sella allo scooter in piazzetta Serao. Pochi minuti dopo, il sequel: Rossi viene trasportato in ospedale in auto al Vecchio Pellegrini, dove viene scritta una nuova pagina di violenza. Un secondo regolamento di conti, interamente ricostruito dalle immagini di videsorveglianza. E siamo alle scene pulp di queste ore: ecco Vincenzo D'Avino con uno spolverino nero, casco integrale, stivali bianchi che, assieme al complice Arturo Picco, stacca a calci la targa dallo scooter da usare per l'agguato. Arrivano in ospedale e fanno fuoco. Violenza pura, immagini mozzafiato, con alcune ragazze che erano lì a soccorrere Rossi che scappano provando a schivare le pallottole. Spari ad altezza d'uomo, il killer puntava ad uccidere alcuni soggetti dei Saltalamacchia. Indicato come soggetto vicino ai Mazzarella, per alcuni pentiti D'Avino è ritenuto un violento, «uno che gira sempre armato». Difeso dal penalista Leopoldo Perone, ieri il presunto pistolero si è avvalso della facoltà di non rispondere; stessa scelta, dinanzi al gip Ciollaro, per il suo complice Picco (difeso dall'avvocato Giuseppe De Gregorio) e per Iaselli (che è assistito dal penalista Salvatore Rotondo), mentre dalle migliaia di pagine depositate in questi giorni emergono particolari inediti sulla stagione delle stese.

Siamo ad agosto del 2018, quando scoppia una lite all'esterno di una discoteca di Ischia. Si scontrano giovanissimi legati ai Masiello dei Quartieri Spagnoli e soggetti legati ai Formicola di San Giovani a Teduccio. Violenza cieca, che ha un sequel cittadino. Poche ore dopo i fatti di Ischia, una ventina di giovani in sella agli scooter vanno a consumare la vendetta: partono da San Giovanni, puntano ai Quartieri, dove esplodono decine di colpi contro le case dei Masiello. Scenari fluidi, violenza criminale che trasforma Napoli in un teatro di guerra sempre aperto e sempre insanguinato: dai Quartieri Spagnoli a Ischia, da piazza Serao a piazza Dante, dalla paura di pazienti e medici del Pellegrini al dramma (miracoloso) del piccola Noemi.

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