Delitto di Coroglio, la telefonata choc: «In venti contro di me, scendi con la pistola»

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di Leandro Del Gaudio

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Due donne: che hanno fatto di tutto per impedire quel regolamento di conti. Fabiana ed Erica: sono le due «eroine» di questa storia, hanno provato ad evitare che scattasse la vendetta, per evitare che venisse ucciso un uomo, con l’inevitabile girandola di odi incrociati, indagini e arresti. È lo scenario che emerge dagli atti degli arresti dei presunti assassini di Agostino Di Fiore, omicidio consumato all’esterno di una discoteca di Coroglio, che vede al momento in cella Francesco Esposito e un minore ritenuto rampollo di una dinasty criminale di Pizzofalcone. Ricostruzione agghiacciante, in presa diretta, dal momento che il minore (ritenuto esecutore materiale del delitto) era sotto intercettazione nel corso di un altro procedimento. 

È così che la notte tra domenica e lunedì, al telefono viene organizzata la vendetta di Esposito nei confronti di Di Fiore. Bastano due telefonate e una corsa in taxi. Chiara la dinamica: Esposito ha avuto la peggio nel corso di una rissa avvenuta in discoteca, chiama il suo amico, che pur essendo un minore ha già uno spessore criminale, e gli chiede di raggiungerlo. 
 
Dice Esposito al 17enne: «Sono di Secondigliano, in venti mi hanno dato addosso, vieni qui a darmi una mano, stanno ancora dentro al locale». Inizia così l’ennesima girandola di odio e violenza che vede protagonista un minorenne, che decide di armarsi e di andare in soccorso dell’amico quasi a rimarcare lo spessore raggiunto. Una trama che sa di già visto, simile a tanti altri fatti di sangue che si consumano ai margini della movida, che offrono però una novità. Questa volta ci sono due ragazze che provano a mettersi di traverso, ad impedire ciò che agli occhi di Esposito e del minore appare invece inevitabile. Mancano pochi minuti alle cinque del mattino, la notte sta cedendo il passo all’alba, quando Francesco Esposito chiama l’amico del Pallonetto: «Sto fuori là (e indica il nome del locale di Coroglio), ho litigato, vieni, capisci a me...». Parole che per le forze dell’ordine hanno un solo significato: «Capisci a me» indica l’esigenza di uscire armato per risolvere la questione dopo aver avuto la peggio dopo un litigio. È in queste conversazioni che si inserisce la voce di una giovane donna, una conoscente di Esposito che prova a strappargli il telefono di mano per impedire che quel ragazzino arrivi ai piedi del costone di Coroglio: «Sono Fabiana, Vincenzo è qui vicino a me, lascia stare, lascia perdere, ti prego non venire, resta a casa». Inchiesta coordinata dai pm minorili Claudia De Luca e Raffaella Tedesco, sono ancora le conversazioni all’alba di lunedì mattina a rappresentare la chiave di volta del giallo di Coroglio. 

Dall’altra parte, il minore ha qualche momento di esitazione. Poi decide: monta su un taxi, inizia la spedizione punitiva. Nella mente gli rimbomba quella frase dell’amico («sono in venti e sono di Secondigliano»), che lo riporta alla faida infinita tra clan del centro storico e quelli di periferia. 

Mission sanguinaria, che viene interrotta solo per qualche minuto, quando il minore riceve un’altra telefonata. Non arriva da Coroglio, ma dalla casa di una parente, dove un’altra donna sembra aver capito tutto. Erica non ha esitazioni: «Lascia perdere, vattene». Un consiglio che resterà disatteso. Il minore arriva a Coroglio, il cerchio si chiude. Difeso dal penalista napoletano Giuseppe De Gregorio, il 17enne è indagato per omicidio. Avrebbe ingaggiato una lite drammatica: avrebbe esploso colpi in aria, avrebbe subìto l’investimento da parte di Di Fiore, che al volante della sua auto ha cercato di speronarlo, ferendolo alle gambe, fino al colpo di grazia. Una trama già vista, se non fosse per quelle due voci femminili che hanno provato ad evitare l’ennesimo finale pulp tra minori, movida e colpi di pistola. 
Martedì 12 Giugno 2018, 22:56 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 18:11
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