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Napoli, la rivolta degli infermieri dell'ospedale Pellegrini: «Violenza e stress, trasferiteci tutti»

Martedì 14 Giugno 2022 di Melina Chiapparino
Napoli, la rivolta degli infermieri dell'ospedale Pellegrini: «Violenza e stress, trasferiteci tutti»

«Trasferimento di massa per tutti gli infermieri del pronto soccorso». Succede all’ospedale Pellegrini dove più di trenta professionisti sanitari hanno sottoscritto, ieri, un documento che richiede alla direzione sanitaria e al comparto delle risorse umane il loro trasferimento collettivo. Praticamente tutti gli infermieri si dichiarano pronti ad andar via per lavorare in qualsiasi altra Unità operativa in forza all’Asl partenopea, guidata da Ciro Verdoliva, ma la loro richiesta non è altro che un grido d’allarme. Il trasferimento in blocco, infatti, vuole essere soprattutto una provocazione per denunciare carenze e condizioni di lavoro «inadeguate» esattamente come è accaduto circa un mese fa all’ospedale Cardarelli dove i medici del pronto soccorso, sfiniti dall’emergenza barelle, presentarono le loro dimissioni di massa.

La richiesta di trasferimento di massa tra le mura del pronto soccorso nel presidio della Pignasecca, nasce da «un elevatissimo livello di stress e sindrome di burnout in cui si trova il personale del comparto» come si legge nella lettera consegnata dagli infermieri che puntano il dito sulla «gestione delle risorse umane del presidio». «È da oltre un anno che segnaliamo la mancanza di personale causata da politiche di spostamenti dei sanitari dal pronto soccorso verso i reparti, senza però compensare tali cambiamenti» spiegano i lavoratori in protesta che denunciano la «continua diminuzione delle unità infermieristiche già in sottonumero». In poche parole, la difficoltà maggiore indicata dal comparto infermieristico, riguarda il numero insufficiente di personale che copre le carenze attraverso lo straordinario «diventato ormai lavoro ordinario» e l’elevato numero di accessi «causato anche alla chiusura degli altri pronto soccorso sul territorio», a cominciare da quello non ancora riattivato all’ospedale San Giovanni Bosco. 

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Le carenze segnalate dagli infermieri segnalano la presenza, in media, di 6 sanitari per turno a differenza delle indicazioni delle linee guida della Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza che ne prevedono almeno 9 ma il punto è che questi dati appaiono maggiormente significativi se proporzionati al numero di accessi. Negli ultimi tempi, si registrano cifre da record con circa 160 ingressi quotidiani tra le mura del pronto soccorso dove medici e infermieri devono fare i conti anche con un’altra problematica, posta all’attenzione della direzione ospedaliera. Si tratta dei «pazienti di altre Unità Operative che permangono nel pronto soccorso per giorni o per settimane intere in attesa di disponibilità dei posti letto nei reparti di destinazione» esattamente come accadeva anche al Cardarelli quando i medici hanno protestato e, in questo caso, la media del numero di pazienti che sostano “impropriamente” oscilla tra i 5 e i 12 ricoverati.  

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L’obiettivo della protesta messa in campo con il trasferimento di massa è, sostanzialmente, la richiesta del miglioramento delle condizioni lavorative di medici, infermieri e operatori socio sanitari, tutte categorie in sofferenza di organico. «Lavorare in queste condizioni non fa altro che generare stress» scrivono gli infermieri che sottolineano «l’aumento di tempi di attesa per gli utenti» e la conseguente impennata delle aggressioni, sempre più violente contro il personale ospedaliero. «Ci sono stati molti episodi di aggressioni fisiche con prognosi superiori ai 20 giorni, tra i sanitari del Pellegrini, ma nulla è stato fatto per aumentare la sicurezza dei lavoratori» aggiungono i firmatari del documento che ricordano come siano in attesa, da anni, del reparto di Medicina d’Urgenza per il quale non sono mai partiti i lavori e di una porta scorrevole blindata per il pronto soccorso, più volte danneggiata. 

Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA