«I pentiti devono morire abbruciati», identificati i cinque autori del raid di Castellammare: due sono minorenni

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di Dario Sautto

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«Così devono morire i pentiti, bruciati». L'inquietante messaggio era stato lanciato la notte dell'Immacolata, in uno dei quartieri a rischio di Castellammare, proprio mentre in centro era in corso la festa autorizzata. Una grossa pira di legno era stata data alle fiamme con uno striscione che portava la firma del clan D'Alessandro, colpito due giorni prima da arresti eccellenti, ed un manichino impiccato a rafforzare il messaggio intimidatorio. 
 

Stamattina, i poliziotti del commissariato di Castellammare di Stabia e i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno dato esecuzione a tre misure cautelari nei confronti di Francesco Imparato, Antonio Artuso e Daniele Amendola, ritenuti responsabili dei reati di istigazione a delinquere con l’aggravante delle finalità mafiose. 

I tre, insieme a due 16enni per i quali procede la Procura per i minorenni, sono ritenuti gli autori di quell'inquietante messaggio della camorra. Il gruppo Imparato, i cosiddetti paglialoni, è ritenuto satellite del clan D'Alessandro nel rione Savorito di Castellammare, il bronx Faito, piazza di spaccio di droga tra le più attive del Napoletano. Imparato, Artuso e Amendola sono stati raggiunti dal divieto di dimora in Campania.
Il rogo del manichino con la scritta «Così devono morire i pentiti, abbruciati» non fu l'unico episodio deplorevole avvenuto nel Rione Savorito di Castellammare di Stabia ( Napoli), lo scorso 8 dicembre.

Un'informativa dei carabinieri riferisce anche di un altro evento, successo nel limitrofo Rione Moscarella, quella stessa sera. Lì, un noto cantante neomelodico ha ringraziato pubblicamente, dal palco, il ras Salvatore Imparato, zio di uno dei tre ragazzi destinatari oggi dei divieti di dimora in Campania emessi dal gip e notificati da Polizia e Carabinieri. Rivolgendosi ai presenti l'artista ha voluto esprimere i suoi personali ringraziamenti «a Salvatore della Faito (il quartiere della periferia stabiese è noto anche come 'Aranciata Faitò, ndr) per avere reso possibile tutto questo (cioè per la manifestazione, ndr)». Il Rione Savorito, secondo le indagini e secondo alcuni collaboratori di giustizia, è una nota piazza di spaccio di Castellammare gestita dagli Imparato, famiglia legata al clan D'Alessandro.

L'8 dicembre scorso, la fitta coltre di fumo generata dal rogo della catasta di legno, alta 7-8 metri, non consentì alle forze dell'ordine di vedere quanto stava accadendo. Le indagini scattarono subito dopo la pubblicazione su facebook di un video - diventato virale - girato da una donna. Furono quelle immagini a consentire l'individuazione dei tre maggiorenni, di 30, 24 e 18, e dei due minorenni, oggi destinatari delle misure cautelari. Durante le dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, alcuni degli indagati hanno ammesso di avere commesso il fatto che il gip Valeria Montesarchio classifica come «una gravissima minaccia di morte prospettata ai collaboratori di giustizia».
 
Martedì 19 Febbraio 2019, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 06:52
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