Due morti nel cantiere a Napoli, indagato il proprietario della villetta: i lavori erano abusivi

Lunedì 1 Giugno 2020 di Giuseppe Crimaldi

La montagna di terra e fango è venuta giù all’improvviso, sbriciolando un muro di mattoni trasformato in cartapesta. Era da poco passato mezzogiorno quando a Pianura la frana si è portata via la vita di due uomini, due operai che lavoravano al rifacimento di una parete di contenimento. Due operai, persone che cercavano di portare a casa un modesto guadagno, e per loro tornare a lavorare - dopo mesi di stop forzato per l’emergenza Coronavirus - quell’impiego era sembrata una manna dal cielo. Invece le loro esistenze sono state spazzate via da una fatalità tragica, ma forse non del tutto imprevedibile. Morire di lavoro, a Napoli, nel 2020. E ora c’è già qualcuno che parla di tragedia annunciata: il cantiere era abusivo e nessuno avrebbe rilasciato la licenza per autorizzare quei lavori. 

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È nella congiunzione tra due strade di campagna - via Caianiello e via Archimede, nella zona di Masseria Grande - che l’apocalisse si materializza con un boato che precede la valanga di terra e detriti: l’onda d’urto travolge anche quel muro di contenimento sul quale lavoravano in quattro, due italiani e due stranieri. Tutti restano sepolti sotto quella enorme massa venuta giù dal pendìo scosceso reso probabilmente di burro a causa del dissesto idrogeologico che per Pianura continua a rappresentare una grandissima minaccia.
Scattano i soccorsi, sul posto arrivano i carabinieri e gli agenti del Nucleo Antiabusivismo della Polizia municipale per la verifica delle autorizzazioni; due manovali vengono estratti vivi dai vigili del fuoco, che hanno dovuto rimuovere centinaia e centinaia di metri cubi di terriccio; per i loro colleghi, invece, non c’è niente da fare: schiacciati dal peso e soffocati dal fango muoiono il 61enne Ciro Perrucci ed un ventenne nordafricano.
Per oltre un’ora le squadre di soccorso hanno dovuto lavorare con il cuore in gola: nessuno era infatti in grado di sapere quante persone potessero essere rimaste intrappolate sotto la frana. Scene strazianti all’arrivo dei parenti delle vittime, i cui corpi - per disposizione del magistrato di turno della Procura, che pure è intervenuto poco dopo sul posto - dovranno ora essere sottoposti ad autopsia. Tensioni anche tra alcuni parenti e il personale del 118, ma c’è anche chi avrebbe rivolto insulti e minacce ai giornalisti presenti sul posto. 
 

 

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Tante, troppe le domande alle quali bisognerà ora dare risposte. Indagini affidate ai carabinieri della compagnia di Bagnoli e coordinate dal procuratore aggiunto Simona Di Monte. 
Un primo dato pare assodato: quei lavori non erano stati autorizzati. Dunque la maestranza operava senza licenze, e con ogni probabilità in condizioni anche di estrema precarietà. Riflettori puntati proprio su quel maledetto costone che si è sbriciolato all’improvviso: quel muro di contenimento al quale si era messo mano farebbe parte di un terreno sul quale sarebbero stati edificati manufatti abusivi. 
Ma c’è poi un’altra domanda. Qual è stata la causa dello smottamento di migliaia di metri cubi di terra? La zona a ridosso di via Montagna Spaccata, a Pianura, è una di quelle ad altissima densità di opere abusive. Possibile che nessuno avesse avviato una mappatura per perseguire chi continua a disboscare ed edificare in spregio al buon senso e alle leggi ambientali?
 


I carabinieri hanno ascoltato il proprietario della villetta risultata abusiva. È un assicuratore, e - tra l’altro - al suo arrivo sul posto c’è stato qualcuno che in preda alla rabbia ha tentato anche di aggredirlo. Per la parte di propria competenza, l’Antiabusivismo della Municipale ha proceduto agli accertamenti sull’edificio, che sarebbe stato costruito abusivamente. Per questo al titolare del terreno e della struttura (che dopo la frana è rimasta miracolosamente in piedi, scoscesa sul vuoto) vengono contestati l’omicidio colposo e l’abuso edilizio.
Tra le cause della tragedia ci sarebbero altre due ipotesi sulle quali lavorano gli inquirenti: uno scavo troppo profondo nel terrapieno che si stava cercando di bonificare, e la pioggia che domenica si era abbattuta con forza nella zona: il rialzo della temperatura fatto registrare ieri avrebbe agevolato il compattamento del terreno umido e il conseguente cedimento. Su questo punto la Procura potrebbe delegare indagini tecniche a dei perìti d’ufficio. Dicevamo del clima di fortissima tensione che si respirava ieri sul posto. Nervi a fior di pelle, strazio e dolore per l’ennesima tragedia annunciata. Il 61enne morto, Ciro Perrucci, abitava a poca distanza dal luogo in cui ha perso la vita. Perrucci, dipendente dell’Asìa, era persona molto conosciuta e ben voluta dai residenti del quartiere. Il 24 aprile, sempre qui a Pianura, era morto sul lavoro un altro operaio - un 55enne - precipitando da un’impalcatura.

Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 16:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA