Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pompei, sfida la criminalità e fa arrestare il marito: «Mi picchia da anni»

Domenica 19 Giugno 2022 di Susy Malafronte
Pompei, sfida la criminalità e fa arrestare il marito: «Mi picchia da anni»

Picchia la convivente e finisce in carcere. L'ennesima storia di violenza domestica subìta da una donna che, dopo cinque anni d'inferno, decide di ribellarsi all'orco di cui si era innamorata, e va dai carabinieri per denunciarlo. Stessa dinamica che accomuna tante donne, lacerate tra la paura dell'uomo-padrone e la speranza che qualcosa cambi, ma stavolta la storia è più emblematica. Perché la donna in questione proviene da una famiglia direttamente legata alla criminalità. Un ambiente pesante, che non ha messo al riparo la giovane dalla ferocia dell'uomo che diceva di amarla. Un ambiente che di certo non l'ha aiutata nella sua scelta di denunciare le violenze. Anzi. La denuncia comportava l'avvio di indagini, telefoni sotto controllo, appostamenti e pedinamenti da parte degli investigatori a caccia delle prove delle violenze subite. Dinamiche avversate dalle organizzazioni criminali. Per la donna un destino che sembrava già scritto: doveva subire in silenzio per non inguaiare la famiglia. Lei, fragile ma coraggiosa, ed esasperata da una condizione insostenibile, però ha trovato la forza di dire basta.

Una mattina, con timidezza e la preoccupazione di non essere creduta, ha suonato al cancello della stazione dei carabinieri di Pompei. Quando si è presentata c'è stato un primo momento di imbarazzo. Difficile immaginare che una donna abituata a vivere nelle dinamiche criminali fosse al centro di una storia così drammatica, e meno che mai che avrebbe trovato la forza di chiedere il loro aiuto. La stessa incredulità è trapelata dagli sguardi e dalle parole della giovane, quando ha capito di venire considerata dai militari una donna normale, con le stesse fragilità e paure di tante altre, bisognosa di protezione. «Non pensavo di essere creduta e di ricevere il vostro aiuto», ha detto alla fine del colloquio la giovane agli investigatori: «Temevo i pregiudizi di chi indossa una divisa nei confronti di una donna maltrattata, certo, ma che vive in un ambiente particolare sotto l'aspetto della legalita. Sono felice di essermi sbagliata e commossa per il sostegno avuto. Se solo avessi avuto questa certezza, avrei denunciato già dal 2017».

Castellammare, minaccia l'ex: «Ti uccido, non ho paura del carcere», arrestato

La donna attualmente vive in un luogo sicuro e protetto. Il blitz dei militari di Pompei, agli ordini del maggiore Simone Rinaldi, comandante della Compagnia di Torre Annunziata, e del luogotenente Angelo Esposito, è scattato all'alba di ieri, a Gragnano, presso l'abitazione del 30enne violento. I militari della Stazione Carabinieri di Pompei hanno dato esecuzione a un'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti dell'uomo, gravemente indiziato in ordine al reato di maltrattamenti in famiglia. L'attività di indagine, condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha consentito di «documentare le gravi e perduranti condotte vessatorie tenute dalla persona indagata, ai danni della convivente, che fin dal 2017 era stata costretta a subire violenze fisiche e verbali, fino alla denuncia presentata ai carabinieri», si legge nella nota a firma del procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso. Le indagini, avviate immediatamente, hanno permesso di riscontrare i continui tentativi dell'uomo di avvicinare la ormai ex convivente, la quale per sottrarsi alle violenze ha dovuto trasferire più volte la propria dimora.

«Le indagini - continua la nota - hanno documentato le gravi offese e minacce rivoltele per telefono e nel corso di veri e propri pedinamenti, nonché i tentativi di ingresso della persona indagata presso le abitazioni di familiari della vittima, resi ancor più aggressivi e pericolosi dall'abuso di alcolici e stupefacenti». Per gli inquirenti le vittime non hanno colore, paternità, nazionalità o altre differenze: hanno tutte gli stessi diritti.

Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Potrebbe interessarti anche
caricamento