Ponte Morandi, stop ad azienda di Napoli: «Collusa coi D'Amico e Sarno»

di Giuseppe Crimaldi

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Il sospetto è pesante: infiltrazioni mafiose. La notizia della interdittiva antimafia notificata dal prefetto di Genova Fiamma Spena su relazione della Dia a una ditta napoletana - la «Tecnodem srl» - impegnata nelle operazioni di demolizione del Ponte Morandi, arriva come un fulmine a ciel sereno. È il primo caso che vede coinvolte ditte che operano nella bonifica della strutturata crollata il 14 agosto scorso.

L'INDAGINE
L'azienda - specializzata nella demolizione industriale di materiale ferroso e inserita tra le ditte sub-appaltatrici per la demolizione e la bonifica degli impianti tecnologici per 100mila euro - è stata ritenuta «permeabile ed esposta al rischio di infiltrazione mafiosa». A concedere, da committente, il sub-appalto era stata un'altra azienda (estranea alle contestazioni), la «Fratelli Omini». Amministratrice e socio unico della Tecnodem risulta essere Consiglia Marigliano, priva di titoli o esperienze professionali di settore, e consuocera di Ferdinando Varlese, pregiudicato di 65 anni di Napoli domiciliato a Rapallo, che figura come dipendente della società stessa. Tra le condanne riportate da Varlese, emerge la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Napoli nel 1986 per associazione a delinquere. Successivi riscontri investigativi hanno fatto emergere anche che in quel processo figuravano, come coimputati, alcuni affiliati al clan Misso-Mazzarella-Sarno, già appartenente all'organizzazione camorristica denominata «Nuova Famiglia».

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Mercoledì 15 Maggio 2019, 09:53 - Ultimo aggiornamento: 15-05-2019 14:50
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