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Rosa Alfieri uccisa a Grumo Nevano, l'assassino arrestato in ospedale a Napoli: «Sto male, curatemi»

Mercoledì 2 Febbraio 2022 di Giuseppe Crimaldi
Rosa Alfieri uccisa a Grumo Nevano, l'assassino arrestato in ospedale a Napoli: «Sto male, curatemi»

Lo cercavano ovunque: a Roma, in Spagna, nei casolari della sperduta periferia a nord di Napoli. Qualcuno immaginava persino che si fosse tolto la vita, dopo aver ucciso Rosa Alfieri, la 24enne di Grumo Nevano, trovata strangolata martedì pomeriggio nell’appartamentino preso in fitto dal sospettato. E invece Elpidio D’Ambra era in ospedale, al San Paolo, nel quartiere di Fuorigrotta. L’occhio attento di due poliziotti, che per caso si trovavano in servizio per la raccolta di alcuni documenti al pronto soccorso del nosocomio napoletano, lo ha riconosciuto: gli hanno chiesto i documenti, e da lì è arrivata la conferma dell’identità del presunto omicida. 

Ogni indagine ha la sua storia. Ma in questo caso va detto che la sorte ha giocato a favore degli agenti della Polizia di Stato in servizio al commissariato di Bagnoli, che ieri intorno alle 16 erano impegnati per compiti amministrativi ad una raccolta dati all’ospedale San Paolo.

In quello stesso momento c’erano almeno un centinaio di carabinieri del comando provinciale che setacciavano palmo palmo il territorio dell’hinterland settentrionale del capoluogo campano, alla ricerca del 31enne dal passato turbolento, oggi indagato per l’omicidio della 24enne strangolata, forse, dopo un tentativo di violenza carnale. Ma mentre un esercito di militari scandagliava il territorio, monitorando anche (inutilmente) altre piste, alla fine il presunto femminicida era in ospedale, dove - stando alle prime e frammentarie notizie si era spontaneamente presentato dopo un malore (e in stato di alterazione psichica, forse dovuto ad uso di stupefacenti) successivamente alla tragedia consumatasi nell’appartamentino preso in fitto da parenti della vittima solo quindici giorni fa. 

Mancano ancora molti tasselli alla ricostruzione delle indagini: e - per l’ennesima volta - bisogna purtroppo denunciare e stigmatizzare l’incomprensibile comportamento dei magistrati inquirenti della Procura di Napoli Nord, che nonostante fosse stata diffusa la notizia del fermo del presunto assassino, hanno deciso di non fornire agli organi d’informazione alcuna notizia, rinviando tutto a un comunicato che uscirà soltanto oggi. 

Il perdurare di un atteggiamento di certe fonti inquirenti che non tiene conto del diritto all’informazione - tanto più di fronte ad un caso tanto tragico, che ha coinvolto e sconvolto emotivamente l’opinione pubblica - resta un atteggiamento che mortifica i giornalisti e lede un diritto costituzionalmente protetto. Tutto ciò detto, ferma restando l’assoluta presunzione d’innocenza dell’indagato.

 

Il mistero di ciò che è accaduto intorno alle 17 di martedì nell’appartamento al piano terra di via Risorgimento 1, a Grumo Nevano, può essere ricostruito anche grazie alle attività investigative dei carabinieri di Grumo, coordinati dalla compagnia di Giugliano. 

Elpidio D’Ambra è stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della stazione ferroviaria di Frattamaggiore, mentre prendeva un treno locale diretto a Napoli. Esaminando poi i fotogrammi di Napoli Centrale, il giovane è stato intercettato mentre saliva a bordo di un convoglio della Metropolitana, e scendere a Piazzale Tecchio. Questi suoi movimenti coincidono con il suo arrivo all’ospedale San Paolo, dove si sarebbe presentato in forte stato di agitazione. Naturalmente saranno gli esami diagnostici dei medici a confermare se nel sangue dell’indagato ci fossero tracce di sostanze psicotrope o stupefacenti.

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E dire che nelle ore immediatamente successive al delitto di Grumo gli investigatori avevano battuto tutte le tracce. Senza sottovalutare alcuna ipotesi. I carabinieri avevano posto sotto osservazione tutti i luoghi nei quali il giovane avrebbe potuto cercare rifugio: il domicilio della madre e di alcuni familiari; alberghi, pensioni e B&B del Napoletano; si erano dati da fare anche scandagliando vecchi casolari rustici e agricoli disabitati, prendendo in considerazione anche l’ipotesi di un gesto estremo, il suicidio. Ma niente.

Inutili erano stati anche i tentativi di intercettare l’uomo attraverso il controllo del Gps satellitare dell’auto, come pure del cellulare, che risultava spento. Tutto questo, al netto delle tracce trovate poi di sistemi di videosorveglianza delle stazioni ferroviarie, inducevano a pensare anche ad una sua fuga all’estero: forse addirittura in Spagna, dove Elpidio aveva per un periodo burrascosamente vissuto avendo a che fare anche con la legge. Alla fine la soluzione del mistero era molto più vicina. La sua corsa si è fermata in un ospedale di Fuorigrotta. 

Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 20:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA