Video hot di Tiziana ancora online, inchiesta negli Usa: 103 nomi nel mirino

Domenica 15 Settembre 2019 di Maria Pirro
L'elenco è lungo, arriva dagli Stati Uniti: 103 nomi sono al centro di un'inchiesta aperta dalla Corte federale. E tutti, proprio tutti, sono riconducibili all'Italia, dove procede parallelamente un'altra indagine giudiziaria. In particolare, nove indirizzi Ip, collegati a sette differenti account registrati su siti pornografici, hanno pubblicato i video hard di Tiziana Cantone senza avere il suo consenso. In novantasei hanno invece visto quei filmati senza denunciare dopo aver appreso del suicidio della ragazza. In più, gli utenti hanno potuto scaricare i file e alcuni hanno postato offese rivolte alla 33enne e a sua madre.
 
Eccoli, i risultati degli accertamenti svolti dagli investigatori statunitensi di Emme che il Mattino è in grado di anticipare.

Il team lavora contro la pirateria multimediale assieme all'avvocato Luciano Faraone, responsabile del settore diritto di autore dello studio legale Annamaria Bernardini de Pace, che ha sede a Roma. E la squadra è pronta ad andare fino in fondo nella vicenda legale: qui e oltreoceano.

Secondo la legge sul revenge porn approvata dal Parlamento italiano, chi invia, consegna, cede, pubblica o diffonde on line contenuti sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati, è punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro. Però, Maria Teresa Giglio, la mamma di Tiziana, punta più in alto: «Occorre una ulteriore legge, da affiancare all'altra ottenuta grazie alla battaglia portata avanti per le altre vittime nel nome di mia figlia, una prima conquista che però non può bastare». Altri video che ritraggono la ragazza, caricati su server diversi, russi e non americani, restano visibili su internet. «Serve, per questo, un intervento più incisivo», avverte Giglio. «Un intervento - ribadisce - che si può ottenere, estendendo il modello di Emme che finalmente ha consentito di bloccare almeno sei copie del filmato».

Quando si riscontra la violazione del diritto di autore, negli Stati Uniti è possibile chiedere e ottenere che le immagini pubblicato senza consenso dell'interessato, così come un testo o un audio, non siano più visibili on line. Tutti i siti, anche quelli illegali, affittano infatti gli spazi su server di proprietà di compagnie che sono chiamate a garantire la ricezione dei reclami per non avere, a loro volta, problemi con la legge. Provvedono a inviare le istanze avvocati sostenuti da esperti per dimostrare il comportamento doloso, se necessario. E, con questa procedura, chi subisce il danno può acquisire le prove in modo da identificare i responsabili.

Una volta ricevuta la richiesta di take-down, letteralmente prendere nota, questo il nome tecnico della pratica, la compagnia che affitta i server è tenuta entro due settimane a informare il suo cliente della violazione e a chiedere la rimozione del file. Deve inoltre bloccarlo direttamente in modo che non possa ripetere il reato, e alle autorità competenti provvede a segnalare i contenuti irregolari. Spiega al Mattino Emme team: «Abbiamo usato il sistema già per centinaia di casi di revenge porn e pedo-pornografia, individuando filmati di minorenni registrati a loro insaputa su Twitter, LiveNow o Facebook, per poi rivenderli, da H-Periscope, un sito illegale chiuso dopo il nostro intervento». Così per la vicenda di Tiziana: «I video della ragazza sono rimasti per anni su altri siti, come Pornhub, nonostante le denunce della mamma, ma sono stati bloccati in meno di tre giorni, a giugno scorso, con la nostra azione. E, sempre grazie alla procedura prevista negli Stati Uniti, è stato possibile individuare gli indirizzi Ip dei responsabili e a portarli davanti alla Corte federale. La causa è in corso». Non è l'unica: «L'altra azione giudiziaria è appunto quella italiana».Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA