«Violenza contro le donne, basta. C'è un test per predire i rischi», la videointervista del Mattino

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Maria Pirro
«Violenza contro le donne, basta. C'è un test per predire i rischi», la videointervista del Mattino

Non sono mostri. Non sono pazzi. Non sono giustificabili. Tante, troppe volte hanno un volto familiare. Quello che spinge a chiamarli ancora mariti, fidanzati o ex anche dopo le violenze. Perché le donne aspettano dieci anni (dieci, in media) prima di denunciare e, spesso, lo fanno sostenute dai figli. Tant'è che «Questo non è amore», il report della Polizia, avverte che il 62 per cento dei reati avviene tra le mura domestiche e aggiunge che il numero dei femminicidi è in aumento, 109 nel 2021. Uno ogni 72 ore. In Italia si contano 89 vittime di maltrattamenti al giorno. Il primato è detenuto dalla Sicilia. Con 172 segnalazioni ogni 100mila abitanti. Al secondo posto c'è la Campania, che ne registra 152 in un anno. 

Nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, l'esperta spiega cosa fare, a chi rivolgersi, quali sono i capanelli di allarme («C'è anche un test per valutare i pericoli») e invita a non minimizzare i soprusi psicologici. Ecco tutte le domande e le risposte.

Quando una relazione non può essere salvata?

In che modo si manifesta la violenza?

La violenza psicologica fa male quanto quella fisica?

Perché le donne aspettano in media 10 anni prima di denunciare le violenze?

Figli sottratti alle madri dopo la denuncia di violenze: come evitarlo?

Affido condiviso, possibile dopo le violenze?

E i figli possibile recuperare un rapporto con il genitore che ha sbagliato?

I violenti non vanno chiamati mostri e neanche malati, perché?

Femminicidio, quali sono i campanelli di allarme?

Cosa suggerisce alle donne e alle altre vittime di violenza?

Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA