«Camilleri è vivo», la tesi d'amore
arriva dalla provincia di Napoli

Mercoledì 7 Agosto 2019 di Marco Di Caterino
La vicenda sarebbe molto piaciuta al maestro Camilleri. Un ultimo colpo di scena con il suo marchio. Inaspettato, clamoroso e sottile. Dunque il padre del commissario Montalbano, lo scorso 17 luglio, dopo un paio di settimane di sonno in ospedale, decide di andare a fumare e a raccontare e a stupire con le sue storie da qualche altra parte. Non si sa bene dove. E mentre il suo spirito osserva curioso la nuova situazione e tutti piangono la morte del maestro, a Cardito, comune a nord di Napoli, al secondo piano di un palazzo del Corso Italia accade un'altra cosa. A Filomena Guarino, 24 anni, laureanda alla facoltà di Scienze della Formazione - corso del Suor Orsola Benincasa - alla notizia della scomparsa di Camilleri cadono le braccia e forse anche qualche lacrima. Di rabbia e di dolore.

 
LA SCELTA
Da pochi giorni Filomena aveva mandato in stampa la sua tesi di laurea, intitolata «Camilleri e i bambini». Un lavoro durato un anno, a scoprire e spulciare tra le pieghe di questo personaggio, rivelatosi insospettabile e formidabile pedagogo, che si era nascosto per anni dietro l'ormai nazionale «Montalbano sono!» e tra i delitti risolti con colpi di scena sullo sfondo di una Sicilia immacolata. Filomena si precipita a telefonare alla professoressa Stefania Tondo, che l'aveva stimolata ad affrontare finalmente una tesi di pura ricerca, scevra dal «copia e incolla». Nel lavoro la laureanda aveva naturalmente considerato Andrea Camilleri parlandone al presente. A sei giorni dalla discussione, arriva la morte del maestro. Che fare, dunque?
Nei romanzi di Camilleri, le donne, anzi «le fimmine», sono personaggi forti e liberi che vanno controcorrente. Messe alla prova, la professoressa e Filomena, non deludono il maestro. E nelle parti in cui cita Camilleri resta l'«è», al posto del «fu». «Nessuna di noi si è presa la responsabilità di far passare nel mondo dei più questo colosso della letteratura mondiale - dice nel tinello di casa Filomena Guarino, occhi sul verde e capelli sul rosso, una battagliera». «Camilleri, seppure adesso sia spirito, vive ogni qualvolta si apre un suo libro. Dunque c'è ancora e sarà sempre più vivo che mai continua mentre mostra la tesi foderata di rosso non senza emozione ho illustrato questo concetto e soprattutto il contenuto del lavoro, facendo scoprire un Camilleri intimistico che parla e stimola il mondo dell'infanzia».
Un lavoro premiato con un 110 e lode, che ha reso più che felice Filomena e pazzi di gioia papà Francesco, mamma Santa Agorino i fratelli Vincenzo, che fa il poliziotto e tifa Montalbano, Clara, segretaria e il fidanzato, Luigi, maestro barbiere. «Scarsa la bibliografia sulla quale ho lavorato. Camilleri ha scritto tre libri per i bambini, Magarìa (Magia), Topuopì e I tacchini non ringraziano. Questi ultimi due nel 2017 e 2018: sono testi che ho proposto nel corso di un laboratorio con ragazzi svantaggiati». Ed è stata una meravigliosa sorpresa. I bambini sono entrati in una stupefacente sintonia con i racconti, hanno viaggiato su un binario fatto di parole che suscitano emozioni e soprattutto la fantasia rielaborata e in qualche modo vissuta. Il messaggio pedagogico di Camilleri, denso di una delicata autoironia è giunto diritto al cuore dei ragazzi, poco più che bambini, che hanno preso parte al laboratorio, e seguendo uno dei testi che prevedeva ben tre finali, ne hanno scritti e disegnati altri. Un vero successo. Un antidoto alle playstation, agli smartphone e a troppa tv. Le chiediamo se, con quel 110 e lode e una tesi così innovativa, cadrebbe nelle lusinghe di un dottorato di ricerca. Esclama all'istante: «Ma siamo matti? Datemi un'aula, datemi dei bambini e fatemi fare la maestra. Non voglio altro». Camilleri sorride sornione su qualche nuvola o dentro il cuore della gente. Questa Filomena è una fimmina come si deve.
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