Emanuele Filiberto di Savoia a De Magistris: «Via la strada dedicata al mio bisnonno? La Storia non si censura»

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di Emanuele Filiberto di Savoia

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Egregio direttore, ho appreso con stupore del lapidario annuncio con il quale il sindaco Luigi de Magistris ha comunicato la cancellazione della storica via di Napoli intitolata al mio bisnonno, re Vittorio Emanuele III. La ringrazio perciò dell’ospitalità sulle pagine de Il Mattino che mi consente così di rivolgermi con alcune riflessioni al primo cittadino. Mi dispiace dover intervenire nuovamente su vicende di questo tipo e tale rammarico si acuisce nel constatare come, ancora una volta, il nome del Re venga buttato in piazza in piena campagna elettorale ed a circa un mese dalle elezioni nell’illusione di attrarre presunti voti da certi settori dell’elettorato – sicuramente non di tendenza moderata - con operazioni-immagine di questo tipo. 

Sì, perché - mi perdonerà il signor sindaco – il sospetto che tale annuncio non sia casuale in questo periodo è più che concreto. Non si spiegherebbe altrimenti tutto questo zelo censorio a poche settimane di distanza dal rientro in Patria delle spoglie del mio bisnonno (peraltro su iniziativa umanitaria del presidente Mattarella) ed a quaranta giorni dalle sopracitate consultazioni elettorali. 

Che ad oltre settant’anni di distanza dalla morte del re, l’amministrazione comunale dell’amatissima Napoli (che ogni Savoia ha nel cuore) avverta improvvisamente la necessità di operare tale cambiamento nel nome della giustizia storica appare quantomeno contestabile. Nessuna precedente amministrazione, nemmeno nell’immediato dopoguerra, quando certamente il clima politico non era molto favorevole alla mia Casa, ha mai pensato di giungere ad un atto simile. Il perché? Forse il sindaco ha tralasciato di scrivere nel suo comunicato che al referendum istituzionale del 2 Giugno 1946 la monarchia ebbe a Napoli il 79,9% dei consensi e che per circa un decennio, fino ai primi anni ’60, un partito dichiaratamente monarchico governò la città. 

Ecco perché nessuno prima d’ora ha mai pensato di mettere in discussione la toponomastica sabauda: si rispettavano i sentimenti di quel 79,9% di napoletani che rappresentavano praticamente la quasi totalità della popolazione, legata anche a molti ricordi relativi ai tanti membri della mia Casa che, da Vittorio Emanuele III (che appunto portava come mio padre il titolo di principe di Napoli), a mio nonno Umberto II ed a mia nonna Maria José, amarono profondamente questa dolcissima città e vi abitarono a lungo. 

Ma aggiungo che forse si aveva più consapevolezza di un valore che dovrebbe essere scontato per chiunque viva in una compiuta democrazia: la storia non si affronta a colpi di censura. Se ci pensa, le rimozioni toponomastiche sono una forma tipica di ogni sistema illiberale che pensa di sviare il dialogo con il proprio passato a colpi di bianchetto.

Ferma restando la condanna assoluta alle ignobili Leggi razziali del 1938, già ribadita con fermezza dalla mia Casa in molte circostanze ed in forma ufficiale nel 2002 al momento del nostro rientro in Italia dopo la fine dell’esilio, sono fiducioso che gli storici daranno presto un giudizio più equilibrato sulle responsabilità della Monarchia in quel periodo della storia d’Italia. O, almeno, si potrà forse anche aggiungere che Vittorio Emanuele III respinse la firma di tali Leggi per ben 3 volte, che fu costretto a firmarle quale Sovrano costituzionale dopo l’approvazione da parte della Camera e del Senato (dove purtroppo senatori come Enrico De Nicola, Benedetto Croce, Alberto Bergamini, Enrico Caviglia e Luigi Albertini che avrebbero potuto far scoppiare un caso istituzionale con il loro voto contrario, rinunciarono alla lotta politica e si astennero dal partecipare alle sedute, privando così il re di qualsiasi tipo di appiglio per intervenire), che ebbe una figlia deportata e morta nel lager nazista di Buchenwald e che regnò per quasi mezzo secolo. Fu il re del suffragio universale, delle conquiste sociali, della legislazione sul lavoro… e potremmo continuare a lungo. 

Aggiungo anche per dovere di cronaca che tra i 9 morti della strage di via Medina, l’11 Giugno 1946, quando Napoli fu testimone di una feroce e sconsiderata repressione antimonarchica, si annovera Ida Cavalieri, 19enne di religione ebraica, morta stritolata da un autoblindo della Celere, mentre manifestava per il re avvolta dal Tricolore. Penso che, in ogni caso, Napoli abbia molti problemi più urgenti e prioritari della crociata toponomastica. Tanti giovani non trovano un lavoro, restano molte piaghe da sanare, la criminalità organizzata non accenna a deporre le armi contro lo Stato. Tempo ed energie dovrebbero essere dedicati a cercare concrete soluzioni a tali problematiche.

Mi permetterà se concludo questa lettera con un’osservazione più leggera: il “principe della risata”, il nostro Antonio De Curtis, l’amatissimo Totò, scherzosamente rimproverato più volte da mio nonno Umberto II per il suo essere più realista del re, più monarchico dei monarchici, non sarebbe certamente felice di questa scelta. Auspico che il sindaco ne tenga scaramanticamente conto! Mi auguro ci sia occasione per incontrare presto il primo cittadino e dialogare insieme, magari ospiti de Il Mattino.
Lunedì 29 Gennaio 2018, 17:38 - Ultimo aggiornamento: 29-01-2018 17:52
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5 di 54 commenti presenti
2018-03-11 17:13:23
Ha ragione Filiberto quando dice che 'la storia non si censura'. Pertanto il sindaco De Magistris ripristini immediatamente i nomi originari delle strade e delle piazze di Napoli che i savoia cancellarono dopo la conquista della città. La storia non si censura e quindi tutti, soprattutto le nuove generazioni devono sapere che il vero nome di piazza plebiscito è Largo di Palazzo, perche lì fu costruito nel 1602 il palazzo reale nuovo. De Magistris ripristini anche il vero nome a piazza della stazione, perché li' parti' il primo treno della penisola italiana che collegava Napoli con Portici. Anche il nome di questa piazza fu cancellato dai savoia; lo sostituirono con piazza garibaldi.
2018-03-10 18:22:23
...Nulla di nuovo, non vedo il motivo per cui ci si debba lamentare. Il corso in questione fu voluto e fatto aprire da Ferdinando II di Borbone nel 1852 che poi intitolò la via alla seconda moglie Maria Teresa Isabella d'Asburgo-Teschen. L'originario corso Maria Teresa poi fu ribattezzato come corso Vittorio Emanuele III...Sarebbe quindi la terza volta che questa strada cambia il nome e se proprio vogliamo ribattezzarla, io personalmente, ripristinerei il suo nome originario e cioè corso Maria Teresa... ;-)
2018-02-01 16:34:59
Non sono ne monarchico ne nostalgico, anzi addirittura provo simpatie per De Magistris. Ma oggi Giggino hai proprio sbagliato. Non seguire battaglie ideologiche che non ti competono. Non è così che si argina l'avanzata delle destre. Lascia stare Tecchio e V.E.III e , piuttosto, assegna una strada a Ferdinando I di Borbone (o III di Sicilia o IV di Napoli) un re che ha governato nel bene e nel male per un periodo lunghissimo (dal 1759 al 1825). E' assurdo che i suoi ufficiali (Acton e Caracciolo) o i suoi avversari (San Felice e Pimmentel Fonseca) abbiano intitolate delle strade e Ferdinado no.
2018-02-01 16:21:31
Questa Giggino ce la poteva risparmiare. Non sono monarchico , anzi , ma quando si rivede la toponomastica ci si va coi piedi di piombo. E' stato il peggior Savoia ma è stato comunque un pezzo di Storia di Italia. E De Magistris con provvedimenti del genere vorrebbe passare alla Storia ? Già ha toppato col rimuovere Tecchio dalla toponomastica in quanto fascista. E' vero , lo era. Ma il mio bellissimo quartiere lo ha disegnato lui , e non si ricorre alla damnatio memoriae , tanto più che non era compromesso col regime. Può cambiare nome anche a mezza Napoli : io personalmente lo ricorderò solo per quello che ( non ) ha fatto...
2018-01-31 19:54:04
Concordo con quanto detto da Stanislao. Purtroppo la maggioranza dei napoletani non conosce la propria storia o la conosce in maniera distorta. Noi dobbiamo essere fieri degli otto secoli di storia del Regno di Napoli (altro che Due Sicilie di Ferdinando IV di Borbone!). Era uno stato sovrano, rispettato, ma anche osteggiato dall'infido Regno inglese. Qualcuno parla di Repubblica. Si studi bene la nostra storia dal 1946 ad oggi e capirà che la Repubblica non è mai stata sovrana, perché colonia dei "liberatori" che da allora vi fanno il bello e il cattivo tempo, con l'acquiescenza dei nostri politici corrotti che non sanno amministrare e non possiedono una dignità nazionale. Grazie all'ottusità intellettuale e all'inadeguatezza morale di questi figuri siamo il fanalino di coda non solo dell'UE, ma di mezzo mondo! Voi continuate a crogiolarvi nella "Repubblica", dove impera una democrazia all'amatriciana e una libertà da spaghetti con le vongole.

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