Digitale, food ed energia: ecco dove al Sud si trova un posto di lavoro

Mercoledì 26 Giugno 2019 di Maria Pirro
Ingegneri, sviluppatori di app, esperti di cyber security, ma anche chimici, operatori dell'agroalimentare, macchinisti. Sarti e ricamatori sempre più rari nel Mezzogiorno e nel resto d'Italia. Ecco i profili ricercati dalle imprese. «Il lavoro che c'è ma non si trova» al centro del convegno del Mattino organizzato dal direttore Federico Monga. A tracciare l'identikit delle professioni emergenti è innanzitutto Giorgio Ventre, direttore scientifico della Apple Developer Academy aperta tre anni fa nel campus universitario di San Giovanni a Teduccio. Mille studenti già formati dalla Federico II, che ricevono in media 3 o 4 proposte di ingaggio nei primi due anni dopo il corso. Conseguenza della digital transformation, l'insieme di cambiamenti «che porta l'informatica nelle tasche di tutti: nello smartphone, nel negozio sotto casa, nella bottega dell'artigiano», come spiega Ventre.



La tecnologia appare decisiva nel quotidiano: «Per accedere on line al conto in banca, prenotare o vedere il responso di una visita medica». Di qui la richiesta di addetti alla cyber security. E non solo: «L'intelligenza artificiale oggi è applicata in tanti settori come l'analisi dei dati e sempre più nella robotica», aggiunge il docente che ritiene decisivo modificare il modo di insegnare nella scuola e negli atenei.
 
Le competenze hi-tech non bastano. Ribadisce Salvatore Iorio, Hr manager per Amazon Operations: «Nella ricerca del personale noi guardiamo anche altre competenze come la capacità di approfondimento, il rigore analitico e logico. Caratteristiche che faranno sempre la differenza». Fabio De Felice, fondatore e presidente di Protom, azienda leader nel campo dell'innovazione, fa notare che è difficile prevedere quali saranno i profili di domani, e avverte: «Già oggi ho difficoltà nel reclutamento». Soluzioni? «Bisogna fare in modo che la nostra visione si destrutturi dai paradigmi acquisiti», sostiene. Anche i mestieri di ieri vanno ripensati. «Il mare può essere una risorsa per trovare un lavoro», interviene l'armatore Salvatore Lauro a caccia di motoristi, elettronici, direttori di macchina. «Mancano addetti in grado di assumere nuove funzioni, ora è necessaria una specializzazione anche per queste mansioni, perché non serve più la cassetta degli attrezzi, i controlli avvengono a distanza». Di più. «La Rolls-Royce sta sperimentando una nave che viaggia senza equipaggio. Occorre avere il coraggio di investire» è l'appello lanciato dal presidente di Volaviamare. Annuisce Marco Zigon, patron di Getra, che ritiene necessario, «partendo dall'economia del territorio, far crescere le micro-aziende e portarle a un rango superiore».

Il leader del gruppo che ha sede nel Casertano, componente dell'Advisory board di Confindustria, aggiunge con convinzione: «C'è un grande lavoro da fare, ma abbiamo tante risorse al Sud». Lo dimostrano i dati di mercato, eccellenze e prodotti tipici. Pier Maria Saccani è direttore del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop, che registra una crescita del 21 per cento di produzione e fatturato, in particolare nell'export: «Il settore dà lavoro a 11.200 persone e registra una forte presenza di giovani. Per questo, abbiamo creato una scuola di formazione per casari». Filippo Liverini, amministratore delegato della Mangimi Liverini, sede a Telese, parla dell'agroalimentare («La seconda forza in Italia») «ma i ragazzi che escono dagli istituti superiori non hanno le competenze richieste dalle aziende. E le agenzie di impiego non fanno un buon lavoro sul campo», avverte. Segnali positivi il master sulla Falanghina e il territorio appena avviato dall'Università del Sannio e il job market di Confindustria Benevento: «Tentativi di incrociare domanda e offerta». Pesa sugli imprenditori, invece, la burocrazia, «Da sei mesi siamo in attesa di un'autorizzazione che ci consentirebbe di aumentare la produzione nello stabilimento di Presenzano e raddoppiare il numero di occupati», racconta Carlo Pontecorvo, presidente e ad di Ferrarelle, che invoca «un clima più favorevole per le aziende affinché possano sviluppare i propri progetti». La sua società «unisce l'attività industriale dell'imbottigliamento alla ricerca per la protezione della falda acquifera e richiede competenze di livello. Quindi, il lavoro al Sud c'è, ma tutte le aziende sono diventate più selettive e introducono tecnologie che generano anche la necessità di ricollocare il proprio personale». Anche in cucina ora si entra con la laurea, sostiene Alfonso Iaccarino, unico cuoco nel Sud che ha raggiunto il traguardo delle Tre stelle Michelin. «Don Alfonso», a Sant'Agata sui due golfi, oggi bistellato, non è solo un ristorante: «Somministrare cibo sta diventando molto complicato e richiede qualità professionali altissime, tanti anni di formazione e capacità di saper fare squadra». E il team si allarga: «Oggi io assumerei un chimico, un fisico, un ingegnere elettronico e un ingegnere meccanico». E un veterinario e un agronomo sono già in azienda.

Gianluca Isaia, terza generazione di una famiglia che con il «made in Napoli» si è imposta sul mercato mondiale della moda maschile, è alla ricerca un Information technology manager: «Il nostro, di origini venete, tra poco andrà in pensione. Speriamo di poter assumere un napoletano». Ma scarseggiano anche i maestri del mestiere. Nella sartoria di Casalnuovo, dal taglio dei tessuti esclusivi al collo con baffo delle giacche, tante operazioni vengono fatte a mano. «Già da anni provvediamo alla formazione in azienda, nel 2019 abbiamo trovato una strada alternativa, creando una fondazione e, da qualche settimana, sono partiti i primi corsi: quindici i partecipanti che potranno inserirsi anche in altre realtà, chissà quanti arriveranno alla fine del triennio».

Claudio Gubitosi, direttore di Giffoni Experience, è infine un simbolo di come la cultura possa diventare un'industria: a 18 anni ha inventato il primo festival dei ragazzi nel suo paese, in provincia di Salerno. Un evento che va oltre il tempo dell'evento, di respiro internazionale. «Si deve venire a vedere per capire: c'è la cittadella del cinema e il Giffoni multimedia Valley che è costato all'Europa 20 milioni e dà lavoro a 300 giovani. E il 2020, anno in cui si festeggerà mezzo secolo di attività, si compirà il passaggio da Experience a Opportunity. Un'altra tappa fondamentale nella storia». Ultimo aggiornamento: 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA