«Giancarlo Siani Giornalista Giornalista», nel libro lezioni di coraggio: «Nei suoi articoli lo schiaffo ai clan»

Sabato 19 Settembre 2020 di Daniela De Crescenzo

Trentatré articoli per raccontare una vita, quella di Giancarlo Siani, cronista del Mattino ammazzato il 23 settembre del 1985 dai sicari del clan Nuvoletta. Li pubblica il Mattino nel volume Giornalista Giornalista, edizioni Iod, che sarà distribuito gratuitamente mercoledì prossimo, a trentacinque anni dalla morte del reporter, a tutti i lettori del giornale grazie anche alla collaborazione di Fondazione Polis, Sindacato Unitario Giornalisti Campania, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Fondazione Città della Scienza - Fondazione Idis, Fondazione Banco di Napoli, Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, Ente Autonomo Volturno, Antimo Caputo srl, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Cosmopol Spa, Metropolitana di Napoli Spa e MCar.

Trentatré articoli, quelli di Giancarlo, che, lo hanno sottolineato tutti gli intervenuti alla presentazione che si è tenuta ieri all'Università Suor Orsola Benincasa, sembrano scritti ieri, anzi oggi. Lavoro, ambiente, droga, giovani, camorra. Giancarlo, a poco più di venti anni, racconta vicende umane e questioni irrisolte con occhio attento e con tempra da cronista consumato disegnando una città, Torre Annunziata, dove il clan Gionta, alleato dei Nuvoletta, ammazza per siglare o rompere alleanze e soprattutto per conquistare sempre nuovi spazi nel mondo degli affari e nella politica.

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Erano gli anni tra il 1980 e il 1985. Quanto è cambiato da allora? Se lo sono domandati ieri il rettore del Suor Orsola Lucio d'Alessandro, il direttore de Il Mattino Federico Monga, il presidente della Fondazione Polis Don Tonino Palmese, Paolo Siani, il segretario generale del Sindacato unitario giornalisti della Campania Claudio Silvestri, il procuratore generale presso la Corte d'Appello Armando D'Alterio e il direttore delle testate giornalistiche della scuola di Giornalismo del Suor Orsola, Marco Demarco, nel corso del dibattito coordinato dal giornalista Roberto Conte. Interventi di Marco Perillo, Antonio Crispino e Renato D'Emmanuele.
 

 

«Se agli articoli si sostituissero le date degli anni Ottanta con i nostri Duemila e i luoghi vesuviani con molte cittadine del Mezzogiorno, poco o nulla apparirebbe cambiato. O meglio migliorato», ha detto Federico Monga. Eppure qualcosa è cambiato: «Il sacrificio di Giancarlo non è stato vano. Nel Sud e nel giornalismo c'è un prima e un dopo l'omicidio di Siani così come c'è stato un prima e un dopo i grandi attentati di mafia. I suoi articoli hanno spronato molti giornalisti ad alzare lo sguardo e hanno scosso le coscienze soprattutto tra i ragazzi». E anche il fratello di Giancarlo, Paolo Siani, lo ha sottolineato: «La reazione alla morte di Giancarlo ha modificato molte cose. La legalità è entrata nelle scuole anche grazie ai giovani che ne hanno conosciuto la vita e seguito l'esempio. Ora la roccaforte dei Gionta, quel palazzo Fienga di cui parlava anche Giancarlo nei suoi articoli, diventerà cittadella della polizia, trentacinque anni fa sarebbe stato impensabile. Ed è cambiato anche il suo giornale, Il Mattino, che a partire dagli anni Novanta, con le appassionate inchieste di Pietro Gargano, Pietro Perone e Gianpaolo Longo, ha seguito le indagini sul delitto». «Giancarlo rappresenta un esempio per le nuove generazioni di giornalisti, perché era un cronista vero. Questo libro che raccoglie i suoi scritti è quasi un manuale su come scrivere un buon articolo. Ma è anche uno strumento importante per ricordare cosa ha rappresentato il suo lavoro» ha sottolineato il segretario del Sugc Claudio Silvestri.
 
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E pure il presidente della fondazione Polis don Tonino Palmese è tornato sulla mobilitazione dei giovani che, concorda, sono l'elemento fondamentale di cambiamento rispetto a quel maledetto 1985. Poco è cambiato invece nella tracotanza della camorra. Lo ha sottolineato il procuratore Armando D'Alterio, che diede il via alle indagini che hanno portato alle condanne definitive di killer e mandanti e che è arrivato con i suoi collaboratori di allora, Giuseppe Auricchio e Armando Troiano: «Tutto quello di cui ha scritto Giancarlo è diventato materia d'indagine ed è stato dimostrato dalle sentenze». Poi il magistrato ha sottolineato le difficoltà dell'inchiesta sul delitto Siani: «Non è stato facile - ha ricordato - arrivare alle condanne definitive tenendo in carcere gli imputati. Ma, grazie anche allo sprone delle inchieste del Mattino, ce l'abbiamo messa tutto e ci siamo riusciti».
Il magistrato è autore del libro La Stampa addosso. La vera storia dell'inchiesta presentato ieri mattina all'Università Federico II. Nel volume il procuratore racconta gli anni terribili e avvincenti in cui svolse le indagini dalle prime confessioni dei pentiti fino alle sentenze definitive di condanna. 

Ultimo aggiornamento: 18:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA