Immagini di una storia, 400 foto e una mostra alla Fondazione Foqus

Immagini di una storia, 400 foto e una mostra alla Fondazione Foqus
Giovedì 29 Settembre 2022, 10:43 - Ultimo agg. 10:45
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È molto più di una collezione quella illustrata nel volume Immagini di una storia (a cura di Angela Madesani, Nomos edizioni, pagg. 324, euro 29,90). Perché tra le pagine patinate, con un ricco excursus sulla “Fotografia italiana in bianco e nero della collezione di Rita e Riccardo Marone” scorrono le trasformazioni del nostro Paese fissate in quasi 400 scatti dall’obiettivo di duecento autori famosi o anche poco noti ma di grande spessore. Un’autentica storia d’Italia, insieme antropologica, sociale, politica, economica, culturale, del costume e delle mentalità, con un affondo speciale sul Sud nel passaggio dalla realtà contadina alla svolta industrialista. Il volume viene presentato oggi, 29 settembre, alle 18, nella sede della fondazione Foqus in via Portacarrese a Montecalvario. Intervengono Angela Madesani, Titti Marrone e Angela Tecce, e l'iniziativa è anche l'occasione per  inaugurare la mostra Immagini della collezione Marone, selezione di fotografie vintage esposte fino al 20 ottobre che rendono evidenti l’evoluzione stessa delle tecniche fotografiche, le specificità dei “formati”, l’importanza della fotografia d’arte e quella del fotogiornalismo, i cambiamenti del mercato, la svolta dall’analogico al digitale, la moltiplicazione infinita degli scatti offerti dalla rete, le insidie prodotte dall’inflazione dei software e dalla pratica di ritoccare le immagini. E raccontano la storia di una passione: quella di Riccardo Marone per la fotografia e il collezionismo d’immagini, trasmessa a sua moglie Rita e con lei condivisa, oltre che praticata in proprio con scatti di cui il volume offre qualche esempio.

A rendere esplicita questa passione è l’intervista che apre il volume realizzata da Angela Madesani, storica e critica d’arte, saggista e docente tra Brescia e Milano. Marone la collega al suo interesse per l’arte, già viva a 14 anni quando impiegò una cifra ricevuta in regalo dal nonno materno per l’acquisto di un disegno donato da Guttuso alla federazione del Pci di via dei Fiorentini. E all’arte contemporanea Marone ha destinato una parte importante del suo impegno pubblico da assessore e sindaco di Napoli, prodigandosi per la messa a punto di quelle stazioni dell’arte che hanno reso la metropolitana di Napoli un unicum, oltre che la sola realizzazione permanente prodotta negli ultimi trent’anni di vita amministrativa cittadina.

Il pezzo più pregiato della collezione è datato 1926 ed è firmato da Tina Modotti, e con quella di Alberto Korda dedicata al Che introduce una visione latinoamericana nel panorama tutto italiano del volume. Di grande impatto sono le immagini del dopoguerra, come quella di Massimo Ascani sulla campagna elettorale del 1953, in cui la facciata di un intero palazzo appare tappezzata di manifesti elettorali della DC, quasi a comporre un bugnato a base di scudo crociato. Ci sono poi ritratti importanti di Letizia Battaglia, alla vedova Schifani durante il funerale per le vittime di Capaci e alla bambina con il pallone. C’è quello, intensissimo, di Sandro Becchetti a Pasolini. C’è lo scatto di Luciano D’Alessandro al disoccupato, diventato una famosa copertina di Life. Molti sono i fotografi napoletani presenti, da Mimmo Iodice a Luciano Ferrara a Raffaela Mariniello al giovane Angelo Antolino nell’ottava sezione dedicata al contemporaneo. A documentare la vita quotidiana ci sono poi immagini come Il tuffatore di Nino Migliori, c’è Caio Mario Garrubba (in questi giorni al Pan di Napoli con una antologica) con scatti su via Tribunali negli anni Sessanta. Tante sono le foto di cortei e manifestazioni, a mostrare tensioni sociali e liturgie della politica di un tempo oggi lontanissimo.

Spicca una foto del 1969 di Ermanno Rea, all’epoca giornalista e fotoreporter, dove un uomo dal piglio severo punta il dito contro un interlocutore invisibile. Molto spazio occupano immagini di agenzie come Publifoto, o settimanali come Il Mondo, L’Europeo, Oggi, L’Espresso, che hanno fatto la storia del fotogiornalismo. Come quella di Tino Petrelli, che nel 1948 su Oggi mostrò all’Italia la miseria dei contadini di Africo, Aspromonte, costretti a vivere con il maiale in casa: la stessa realtà denunciata da un meridionalista come Manlio Rossi Doria. E poi ancora l’evoluzione del costume italiano spunta negli scatti di Tazio Secchiaroli sulla dolce vita e lo spogliarello di Aiché Nanà, di Mario Giacomelli sui “pretini”, di Enzo Sellerio sulla Sicilia, di Oliviero Toscani su Milano e di tanti altri autori capaci di isolare uno sguardo rendendolo significante – se non eterno – nella chiassosa folla d’immagini che frastornano la nostra contemporaneità.

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