Svolta Vesuvio, rimossi i rifiuti
​tornano alla luce tre ville romane

di Francesco Gravetti

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Terzigno. C'è mancato davvero poco che lo scempio di cava Ranieri, uno dei siti archeologici e naturalistici più interessanti dell'area vesuviana, diventasse maggiorenne. Era il 2000, infatti, quando nacque dentro la cava una discarica con migliaia di tonnellate di spazzatura: la Campania sprofondava nell'immondizia, i cittadini erano esasperati e il commissario ad acta autorizzò i Comuni ad aprire depositi temporanei dove sversare la spazzatura, in attesa di tempi migliori.

L'allora sindaco di Terzigno, il defunto Nino De Falco, chiese e ottenne la disponibilità di cava Ranieri, una delle più grandi del Vesuvio. Nacque così un sito di rifiuti che, col passare del tempo, è diventato il simbolo dello scempio ambientale intorno al vulcano. Anche perché si trovava a poche decine di metri da tre ville romane, di cui si aveva già cognizione, e nel cuore del Parco Vesuvio. Cava Ranieri era (ed è) un luogo di rara bellezza: circa 500mila metri quadrati di storia e archeologia, geologia e risorse naturali. Uno spazio enorme dove, oltre alle tre ville, si trovano sequenze stratigrafiche delle varie eruzioni e una ricchissima vegetazione. Ma la discarica aveva sepolto la cultura. Non solo: alcuni ambientalisti produssero una statistica dalla quale si evinceva che chi viveva da quelle parti si ammalava più facilmente di tumore. Poi arrivò la discarica ufficiale, cava Sari, e la promessa dei fondi per la compensazione con la quale effettuare la bonifica. Ma i lavori non si decidevano a partire.

Altra burocrazia, altri ritardi e finalmente il via: pochi mesi fa, maggio del 2017. Da domani si può finalmente mettere la parola fine alla lunga attesa per la pulizia del sito: la Sogesid, la società del ministero dell'Ambiente che gestisce i soldi delle bonifiche, presenterà il lavoro effettuato e, simbolicamente, restituirà cava Ranieri alla città di Terzigno e a tutto il territorio vesuviano. «La storia ritrovata: da sito di stoccaggio a sito archeologico»: è così che l'amministrazione comunale ha voluto chiamare l'evento di domani, pensato per mostrare i risultati dell'attività di bonifica e le opportinità di rilancio del patrimonio culturale e storico. Nella cava, infatti, sono state rinvenute negli anni Novanta tre ville romane, poi interrate in attesa della valorizzazione del sito, che secondo gli storici furono distrutte durante l'eruzione del 79 dopo Cristo. Grazie all'inserimento del Comune di Terzigno nel «Grande Progetto Pompei», l'amministrazione comunale è riuscita a ottenere la restituzione di alcuni reperti trovati all'interno delle tre ville di cava Ranieri. In totale una cinquantina di pezzi, che saranno esposti nell'area dell'ex macello, riqualificata da poco, che diventerà un polo museale. Il nome del museo c'è già: MATT (museo archeologico territoriale Terzigno).

Per lo più si tratta di affreschi, vasi ed anfore, ma durante il lavoro di bonifica della Sogesid sono emersi altri reperti, tanto che i lavori sono stati effettuati sempre di concerto con la soprintendenza di Pompei. Tecnici della bonifica e archeologi hanno lavorato fianco a fianco, man mano che i rifiuti «sparivano» la bellezza della storia ritrovava il suo spazio.

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Mercoledì 31 Gennaio 2018, 10:49 - Ultimo aggiornamento: 31-01-2018 10:49
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-01-31 13:07:41
non a caso invidiano la nostra munnezza in tutto il mondo e' vengono milioni e milioni di turisti, fatevene una ragione, viva napoli e forza napoli sempre e comunque

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