Bagnoli, la necessità di correre e i rischi di un nuovo flop

di Vittorio Del Tufo

La rinascita di Bagnoli? Per il neocommissario Floro Flores è la madre di tutte le battaglie. «Stanchi di guerra», come la Teresa Batista del romanzo di Jorge Amado, i napoletani si accontenterebbero di non vederla ridotta in eterno a un tappeto di macerie. L'auspicio è quello di una sana e virtuosa ripartenza, dopo le sabbie mobili e l'inconcludenza degli ultimi lustri.

Illustrando a Luigi Roano le linee guida del suo programma, l'imprenditore napoletano scelto dal governo ha sottolineato che per Bagnoli è arrivato «il momento di correre». È un auspicio che condividiamo: negli ultimi anni gli scontri politici, le interdizioni e gli accanimenti ideologici hanno ridotto Bagnoli a una spianata di rovine; un ingombrante fardello che pesa sullo sviluppo non solo di quell'area, ma dell'intera città. Le false ripartenze, la mancata bonifica, le vicende giudiziarie e i continui ritardi hanno trasformato l'ex cittadella siderurgica in un cimitero urbano. Alla lenta agonia hanno contribuito, è storia nota, molteplici fattori: dall'inconcludenza di una politica litigiosa ai tempi lenti della giustizia, che continua a negare il dissequestro dell'area (intendendo, beninteso, tutelare i diritti degli imputati nell'evoluzione del processo per la bonifica flop). Il risultato è che un'intera comunità, Napoli tutta e anche il Mezzogiorno, sono stati e sono tuttora costretti a subire il continuo rinvio degli interventi di riqualificazione. In una parola, a subire l'oblìo.

Ci auguriamo, dunque, che la corsa riprenda. Anzi: che abbia inizio. Ma perché questo accada, occorre che vengano rimossi gli ostacoli che hanno finora impedito non solo di correre, ma finanche di procedere a passo d'uomo. Colpisce che nelle stesse ore in cui il nuovo commissario esprime l'auspicio che le decisioni vengano prese rapidamente, il governo attraverso il ministro del Mezzogiorno Barbara Lezzi comunichi l'intenzione di condividere ogni passo con i movimenti e le associazioni, con il rischio di affidare a questi ultimi, di fatto, un potere interdittivo non dissimile da quello che ha finora impedito a Bagnoli di ripartire.

Certo, è doveroso, utile e giusto ascoltare le voci di tutti, a patto che chi deve decidere decida (e chi deve correre corra). Cosa vuol dire, esattamente, che «tutto quello che si farà verrà sottoposto al vaglio delle associazioni e dei cittadini perché va condiviso»? Vuol dire andare incontro a nuovi e continui stop and go, più stop che go? Il dubbio è legittimo, dal momento che a poche ore dalla nomina di Floro Flores, movimenti, comitati e consiglieri comunali e municipali (per colmo di paradosso, proprio dei Cinquestelle) già prendevano le distanze dalla decisione del governo bollando come «discutibile» la scelta di un imprenditore per la tolda di comando di Bagnoli e del commissariamento stesso.

Molto discutibile anche l'indicazione programmatica di escludere aprioristicamente i privati dalla nuova Bagnoli, che «sarà fatta esclusivamente con fondi pubblici». A Francesco Floro Flores - imprenditore molto conosciuto nel territorio e stimato da tutti - va dato atto di essere particolarmente sensibile ai temi dello sviluppo. Per questo dovrebbe sapere bene, lui per primo, che superata la fase della bonifica, a Bagnoli si dovrà tornare a parlare di sviluppo, di investimenti, di posti di lavoro. L'area Ovest può diventare uno straordinario volàno di crescita non soltanto per la città ma per l'intero Sud. Difficile immaginare che sviluppo e nuovi posti di lavoro possano prescindere, a Bagnoli come altrove, dal contributo e dall'investimento dei privati. D'altra parte, sempre nell'intervista al Mattino, Floro Flores dichiara di voler portare avanti il progetto ricevuto in eredità dalla passata gestione targata Renzi-Gentiloni (soggetto attuatore Invitalia). Progetto che, pur con molti limiti, prevedeva anche l'apertura al mercato. E lo stesso neocommissario, tempo addietro, quando già si era fatto il suo nome per il ruolo a Bagnoli, aveva auspicato un intervento, nientemeno, degli emiri del Qatar. Prendiamo atto che l'imprenditore ha, purtroppo, cambiato idea.

Prendiamo atto anche che il governo ha promesso al neocommissario che gli interventi (almeno 150 milioni l'anno) necessari per la bonifica e la riqualificazione urbana saranno finanziati già in questa legge di Bilancio. Poiché, per Bagnoli, è arrivato il momento di correre, speriamo che gli impegni non svaniscano come neve al sole, tra fondi che non arrivano e comitati barricaderi che si mettono di traverso, e che la svolta da troppi anni attesa cominci a delinearsi. Ma davvero.

In definitiva sarebbe paradossale, dopo l'accelerazione impressa dagli ultimi governi al piano di rilancio dell'area, che il recupero per Bagnoli si impantanasse ancora - tra furori ideologici e veti incrociati - sottraendo alla città e alla fruizione collettiva un'area di fondamentale importanza ridotta a luogo della memoria, paesaggio morto. Ma le nubi sono tante e c'è da augurarsi che il nuovo commissario sia in grado di diradarle. Che non riprenda, sulla pelle di Bagnoli e di Napoli, l'estenuante tiki-taka della politica, l'alba infinita delle stagioni immobili.
Giovedì 11 Ottobre 2018, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2018 09:23
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-10-11 13:17:56
Posso solo dire che se, illo tempore ,per le opere pubbliche si fosse consegnato il potere di veto a movimenti e ad associazioni non ci sarebbero state nè piramidi ,nè mohai, ma neanche la cupola di S.Pietro o la muraglia cinese o il canale di Suez e così via.Purtroppo per Bagnoli passeranno altri trent'anni o aspettiamo che arrivi un nuovo De Gaulle ammesso che esistesse.... che tempi !!!!

QUICKMAP