Coronavirus a Napoli, manovra del Comune ma non ci sono fondi e il sindaco chiama il governo: «Cancelli il debito»

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Luigi Roano

Un atto di indirizzo, una lodevole volontà di dare una mano alla città, privo però di qualsiasi concretezza amministrativa. Nella sostanza, mentre il premier Giuseppe Conte e il governatore Vincenzo De Luca hanno messo soldi veri - rispettivamente 400 miliardi e 604 milioni - per fronteggiare la crisi finanziaria da Coronavirus, lui, il sindaco Luigi de Magistris, i soldi li chiede, naturalmente a nome dei napoletani si intende. Un'occasione imperdibile per battere cassa e chiedere al Governo l'azzeramento del debito del Comune che ammonta a 2,7 miliardi. Il Covid-2019 come una lavatrice per avere l'immunità finanziaria e politica. L'ennesima puntata di un feuilleton infinito e poco onorevole. Si è fatto due conti il sindaco e ha visto che gli euro nelle casse di Palazzo San Giacomo non si vedono nemmeno con il microscopio, ma che il vento in Italia potrebbe essere quello giusto per prendere la corrente romana dei fondi e dei finanziamenti che stanno girando per il Paese a fiumi e vuole anche lui il suo pezzo di solidarietà da Coronavirus. Eccola «Napoli riparte», la rivoluzionaria delibera dove ci sarebbe dovuto essere l'azzeramento delle tasse per l'anno in corso alle attività produttive e molto altro. E che invece Patrizia Magnoni, segretario e direttore generale dell'Ente inquadra così: «In conclusione, l'atto di indirizzo non ha contenuti amministrativi direttamente eseguibili, bensì una cornice che deve essere sviluppata con successivi provvedimenti gestionali da parte dei dirigenti, oppure richiedere la previa approvazione di altre Istituzioni». Insomma, tutto quello che c'è scritto nell'atto passa per un collo di bottiglia strettissimo, quello dei dirigenti, del Consiglio comunale e del Governo. Poche ore prima del varo del provvedimento il vicesindaco Enrico Panini annunciava - non senza una venatura di commozione - che «Napoli riparte prevede lo stanziamento di fondi del bilancio comunale - dai 500 ai 700 milioni - per contribuire alla ripresa economica della città». Contestualmente de Magistris strepitava a Radio Kiss Kiss parole chiare: «Conte ora si sta accorgendo di quanto asfissianti siano i vincoli dell'Europa. Noi dal basso, interpretando i bisogni dei nostri cittadini, sono anni che diciamo che con questi vincoli, con il debito pesante e con lacci e lacciuoli non si va avanti. Si deve cancellare il debito dei Comuni».
 

 

De Magistris punta a un asciugamento del fondo svalutazione crediti - cioè i soldi che Palazzo San Giacomo apposta per pagare i debiti - per liberare subito liquidità, sono i milioni di cui parla Panini. Questione che si è preso in carico l'Anci. E in seconda battuta l'azzeramento almeno parziale del debito vero per sbloccare la questione delle tasse zero. Senza i soldi dei tributi locali fallirebbero una dietro l'altra tutte le aziende partecipate e non si potrebbero erogare i servizi primari.
 

Da sinistra arrivano sonore bacchettate. Marco Sarracino segretario metropolitano del Pd spiega: da il benservito al sindaco e chiude così la fase di alleanza elettorale pro Sandro Ruotolo: «La crisi economica e sociale impone sicuramente una riflessione. Si potrebbe ad esempio continuare ad immaginare che il trasferimento di ulteriori risorse dallo Stato al Comune abbia destinazioni vincolate e lavorare a una riforma degli istituti del dissesto e del predissesto». Poi l'affondo: «Le responsabilità però delle scelte sbagliate e di una gestione sicuramente non positiva delle finanze comunali, non possono essere cancellate: non tanto per la volontà di esprimere un giudizio su chi ha governato in questi anni, ma per evitare che chi ha sbagliato sino ad oggi continui a farlo anche in futuro». Anche Mario Coppeto di Sinistra in Comune non è tenero: «Vanno bene tutte le delibere che l'amministrazione sta producendo rivolte al sostegno delle attività produttive. In particolare il mancato pagamento dei tributi locali per alcune attività».Tuttavia per Coppeto, «In considerazione delle misure assunte dal governo e dalla Regione destinati sempre allo stesso scopo, la mia preoccupazione è che il mancato introito dei tributi possa aggravare la capacità dell'ente comune di soddisfare i bisogni ordinari». 

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