Coronavirus a Napoli, la Regione corre ai ripari: un reparto in ogni ospedale, pronti 400 posti letto

Domenica 23 Febbraio 2020 di Ettore Mautone

Con l'arrivo di focolai epidemici da coronavirus nel Nord e le prime vittime italiane, tutte le Regioni hanno provveduto a stringere le maglie del cordone di sicurezza sanitario già da tempo organizzato secondo le direttive diramate dal ministero della Salute. Anche in Campania, dove finora non si registrano casi di infezione, il livello di attenzione è stato riportato a un gradino più su rispetto al progressivo scemare dell'allerta degli ultimi giorni e lunedì saranno ridefinite le linee guida operative. «Stiamo monitorando in queste ore con grande attenzione tutte le strutture della sanità campana - dice in una nota il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca - rivolgiamo un appello ai cittadini a non affollare i Pronto soccorso e a evitare allarmismi. L'unità di crisi epidemiologica, istituita il primo febbraio scorso, è pronta ad affrontare ogni eventuale situazione di emergenza e siamo in grado, in caso di necessità, di predisporre tempestivamente locali e attrezzature idonei. Non si segnalano al momento casi conclamati di coronavirus nella nostra regione - continua il governatore - ma occorre tenere alto il livello di attenzione e usare prudenza, in particolare in situazioni di affollamento».
 

 

Le regole di ingaggio dei soccorsi, per i casi sospetti di coronavirus, saranno dunque aggiornate anche in base alle nuove direttive emanate dall'unità di crisi del ministero della Salute che si è riunito ieri a Roma. Il primo anello della catena restano i medici di famiglia che possono intervenire, qualora lo ritengano utile, anche tramite una valutazione preliminare telefonica che preceda la visita in studio o a domicilio. L'obiettivo è limitare i contatti evitabili nei casi in cui si sospetti un'infezione da coronavirus. Il caso sospetto va inquadrato come tale sulla base della valutazione dei sintomi e in aggiunta non più soltanto in ragione di precedenti contatti stretti avuti nelle ultime due settimane con individui di rientro dalla Cina o da altre zone epidemiche. La trasmissione del virus in Italia sta infatti avvenendo anche in assenza di queste condizioni. È in ipotesi la possibilità di dotare anche i medici di famiglia di dispositivi individuali di protezione (guanti, tute e mascherine).

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In alternativa ci si può rivolgere al numero verde regionale 800909699 (o il 1500 nazionale). Numero verde che in Campania è gestito da medici e infermieri volontari che operano sotto l'egida della centrale operativa del 118. La linea telefonica già da oggi sarà potenziata con altri operatori. Dal 17 febbraio sono state registrate in Campania 211 chiamate, con due picchi. Il primo il 17 febbraio, giorno di attivazione quando sono arrivate 62 chiamate di cui 40 per richieste di informazioni e 22 riagganciate subito. Il secondo venerdì quando sono arrivati a 90 i contatti in concomitanza con le prime notizie dei contagi italiani e infine il picco di ieri con 564 richieste di cui 330 valide in maggioranza da Napoli e da utenza mobile. «Gli operatori - spiega Giuseppe Galano responsabile della centrale del 118 - hanno fornito tutte le indicazioni del caso evitando il dilagare di allarmismo e ansia». Oggi è in programma una riunione del management della Asl Napoli 1 su iniziativa del manager Ciro Verdoliva che coinvolge i direttori sanitari di tutti gli ospedali e il responsabile della centrale del 118 che a sua volta è in contatto con la Protezione civile.
 


La rete sanitaria si prepara dunque ad una fase 2 del piano di contenimento dell'epidemia. Attualmente i casi sospetti, ritenuti tali in base alla valutazione preliminare del medico di famiglia o degli operatori del numero verde, sono inviati al Cotugno in osservazione per i test. Nel caso in cui si dovesse registrare un primo caso conclamato di infezione da coronavirus i casi sospetti, al saturarsi della disponibilità del Cotugno, sarebbero trasferiti nei posti letto in isolamento individuati in tutti gli ospedali della Campania dotati di pronto soccorso ma in cui sia anche presente un reparto di malattie infettive. In totale sono stati censiti in questi presidi circa 200 posti letto in isolamento e almeno altrettanti al Cotugno. Spetterebbe, in prima battuta, sempre al Cotugno effettuare i test in attesa di dotare tutti i centri periferici dei kit diagnostici. Domani ci sarà un'ulteriore riunione in Regione per aggiornare le linee guida emanate il 6 febbraio. 

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