«Stop alle demolizioni finché c'è il Covid», il popolo degli abusivi chiede la moratoria

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Patrizia Capuano

Bloccare, finché dura l'emergenza Covid-19, le demolizioni degli abusi «di necessità». Lo chiedono le associazioni che riuniscono i tanti piccoli proprietari di abitazioni destinate ad andare giù nelle prossime settimane. Questa mattina davanti a Palazzo Santa Lucia saranno consegnate simbolicamente le chiavi delle case definite di necessità, nel corso di un sit-in voluto in particolare dagli «abusivi» dei Campi Flegrei, capitanati da Raffaele Cardamuro dell'associazione «Io Abito» e responsabile del Dipartimento Emergenza abitativa del coordinamento provinciale di Forza Italia. I numeri sono impressionanti. Nel comprensorio flegreo, caratterizzato da rigidi vincoli, dovrebbero essere demoliti circa 1300 edifici abusivi, dei quali venti entro la fine di quest'anno. In Campania ci sono 300mila ordini di demolizione penali diventati esecutivi e altri 500mila di tipo amministrativo. Cardamuro, cui è stata demolita nel 2011 la casa che ospitava a Torregaveta la sua famiglia e quella del fratello, sollecita «una decisione urgente in ragione delle politiche stringenti di contrasto alla diffusione del Coronavirus: è assurdo - dice - che, a fronte di misure restrittive, si ritenga di poter effettuare sgomberi forzati e la relativa demolizione di immobili abitati da famiglie prive di un'altra soluzione. Si avrebbe l'effetto di sovraffollare appartamenti di parenti o amici, sempre laddove questa disponibilità ci anche per il timore di contagio». 

 

Nell'area flegrea sono state stabilite diverse demolizioni di fabbricati, su disposizione della Procura della Repubblica. A Bacoli sono programmati abbattimenti di manufatti costruiti tra il 1998 e il 2015, tra Baia e Fusaro, senza le necessarie autorizzazioni. Ruspe sarebbero attese anche a Monte di Procida. Un partadosso a Quarto, dove il prossimo 10 novembre dovrà essere abbattuto un manufatto, costruito abusivamente ma poi dotato di licenza edilizia in sanatoria rilasciata nel 1997 dal Comune. Le demolizioni previste sarebbero come «un enorme terremoto mai avvenuto al mondo prosegue il presidente di Io Abito - si dovrebbe radere al suolo più di quanto non abbiano raso, insieme, il terremoto dell'80 e l'esplosione del Vesuvio. È paradossale e demagogico pensare che non ci debba essere una nuova soluzione che si chiami sanatoria, recupero del patrimonio edilizio esistente». Ma soprattutto «in questo momento storico, in cui il mondo fronteggia l'emergenza Coronavirus, è paradossale poter pensare di buttare fuori interi nuclei familiari, che abitano da decenni in quegli immobili, in mezzo alla strada. E quindi costringerli a chiedere ospitalità a parenti». Si indica dunque «una moratoria ad horas, fino al termine dell'emergenza sanitaria, delle misure di repressione relative agli immobili oggetto di demolizione giudiziale». 

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Che il tema sia fortemente sentito lo evidenzia anche la capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Annarita Patriarca: «È necessario - ha scritto ieri in una nota - sospendere le demolizioni delle prime case, e farlo nel più breve tempo possibile. Con una pandemia in piena espansione, come sostengono i virologi, è assolutamente irrazionale privare di un luogo di ricovero centinaia di famiglie». Per la Patriarca, originaria di Gragnano dove il fenomeno degli abusi edilizi ha numeri notevolissimi, si sta «sottovalutando un problema che ha immediate ripercussioni non solo sull'ordine pubblico ma anche sul fronte sanitario» perché «in un contesto di eccezionale gravità, come quello che stiamo vivendo, non si può ragionare solo sui tecnicismi e sulle procedure: serve buon senso», conclude la capogruppo azzurra, ricordando che «c'è una mozione che punta alla regolamentazione delle demolizioni votata all'unanimità nella passata legislatura che attende ancora applicazione».

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