Crisi rifiuti, solo proteste e nessuna soluzione: «Sarà emergenza»

Lunedì 26 Agosto 2019 di Daniela De Crescenzo
A ventiquattro ore dalla conferenza di servizio che dovrebbe disegnare il piano per superare le difficoltà legate al blocco del termovalorizzatore di Acerra, è guerra di tutti contro tutti. Il piano varato da Sapna (la società di smaltimento della Città Metropolitana), che prevede siti di stoccaggio a Caivano, Casalduni e Marigliano, si scontra contro il no compatto di tutti gli interessati. E, almeno al momento, dopo l'esclusione di Giugliano ed Acerra dalla rosa dei Comuni che potrebbero offrire soccorso, non si intravedono alternative.
 
Un meccanismo perverso che si ripropone costantemente e che è uno degli elementi che ha impedito finora al ciclo dei rifiuti campano di rendersi finalmente autonomo e dotarsi di una sufficiente rete impiantistica. Anzi, la situazione, rispetto a qualche anno fa, è addirittura peggiorata perché è in leggero aumento la produzione dell'immondizia che è ormai arrivata a quasi due tonnellate e seicentomila mentre nel 2013 era due milioni e 540mila.

E così pure un evento inevitabile e programmato come lo stop al termovalorizzatore di Acerra mette a rischio un equilibrio sempre precario. In sostanza si tratta di conservare 71mila tonnellate di spazzatura che non potranno essere bruciate subito ad Acerra. Il problema, in una situazione normale non sarebbe drammatico: in tutti i Paesi normali si organizzano siti di stoccaggio e di trasferenza per fare fronte alle emergenze. Il punto è che da noi, in Campania, di normale non c'è proprio niente. I siti che si vorrebbe utilizzare, infatti, hanno ospitato le balle, cioè la spazzatura impacchettata, per più di dieci anni e temono di doverlo fare per altri dieci visto che non riusciamo solitamente a smaltire correttamente nemmeno la spazzatura che produciamo giorno per giorno.

Il nostro ciclo dei rifiuti, infatti, continua a essere basato sui trasferimenti fuori regione: un sistema duramente sanzionato dall'Europa che ci fa pagare una multa da 120 mila euro al giorno. I dati parlano chiaro. Le ultime cifre sistematizzate sono quelle fornite dall'Ispra nella sua ultima relazione pubblicata nel dicembre del 2018 e si riferiscono al 2017, ma da allora non è cambiato praticamente nulla, perché non è stato aperto un solo impianto. E per rendersene conto basta leggere la nota inviata il 30 maggio dalla Regione al Ministero dell'Ambiente per preparare il dossier da presentare all'Europa e per aggiornare i piani in vista dello stop di Acerra: un lungo elenco di progettazioni e gare in itinere. Nessuna consegna di nuovi impianti. E infatti, per il momento, continuiamo a pagare.

L'ultima inaugurazione di strutture per la lavorazione della spazzatura è quella del termovalorizzatore di Acerra che risale al primo marzo del 2009. Più di dieci anni fa. Secondo l'Ispra in Campania si producono ogni anno 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti con una raccolta differenziata che sfiora il 53 per cento. Nei tritovagliatori che separano i rifiuti arrivano, invece, 1200 tonnellate di indifferenziato, e si ricavano un milione di tonnellate di frazione secca e 200mila di umido. Acerra ingoia intorno alle 700mila tonnellate di secco (e lo farà probabilmente anche quest'anno visto che fino a ieri alle 15 aveva bruciato 480mila tonnellate), quindi si esportano ogni anno quasi 300mila tonnellate di balle.

Con l'umido va molto peggio. La frazione umida da differenziata si attesta sulle 679mila tonnellate di cui meno del 30 per cento smaltito in regione per lo più in impianti privati. Un disastro: leggendo la relazione della commissione ecomafie della passata legislatura, si scopre che si sono spesi in tre anni più di 400 milioni in viaggi della monnezza. E ancora molti se ne spenderanno visto che i prezzi, soprattutto per smaltire l'umido, continuano a salire. «Rischiamo il collasso economico - avverte Enrico Angelone, attualmente dirigente dell'Ato 3 e in passato amministratore della Sapna - fortunatamente la Regione sul nostro territorio ha progettato tre impianti di compostaggio». In Campania i compostaggi dovrebbero essere tredici, ma nessuno entrerà in funzione prima del prossimo anno. E quindi i rifiuti, secchi e umidi, restano sui piazzali dei tritovagliatori in attesa di essere esportati. Molte gare sono andate deserte, la spazzatura si è accumulata (25mila tonnellate solo nei capannoni di Giugliano e Tufino) e adesso non c'è più posto per le nuove balle. In un sistema normale sarebbero rimaste in gran parte all'interno degli impianti, e non ce ne saremmo nemmeno accorti. E invece va in scena il solito dramma. Domani la prossima puntata. © RIPRODUZIONE RISERVATA