Debiti Comune di Napoli, rate più leggere e risparmio di 30 milioni

Domenica 14 Novembre 2021 di Valerio Esca
Debiti Comune di Napoli, rate più leggere e risparmio di 30 milioni

Una prima boccata d'ossigeno per le casse del Comune di Napoli potrebbe arrivare dalla rinegoziazione del Fal (fondo anticipazioni di liquidità) presente nella legge di Bilancio. La norma, come si evince dall'articolo 181, consente al ministero dell'Economia e delle Finanze e a Cassa depositi e prestiti di modificare i termini finanziari delle anticipazioni di liquidità concesse nel corso degli anni alle Regioni e agli Enti locali per il pagamento dei debiti commerciali. Tra questi Enti c'è anche il Comune di Napoli, che come è ormai noto si porta dietro una voragine che ammonta a più di 3 miliardi di debito, che tocca 5 miliardi se si considera il disavanzo.

Il Comune di Napoli quanto risparmierebbe e in che modo? Attualmente le Regioni e i Comuni pagano tassi di interesse fissi rispetto all'erogazione del Fal (misura creata nel 2013 grazie alla quale lo Stato tramite Cassa depositi e prestiti anticipava agli enti locali soldi liquidi per pagare le vecchie fatture ai fornitori), determinati al momento della concessione delle anticipazioni. Tali tassi presentano livelli mediamente molto più alti rispetto ai tassi correnti di mercato. La norma consente di rinegoziare le anticipazioni di liquidità ad un tasso pari o superiore al 3% in modo tale che il debito residuo al 31 dicembre 2021 venga rimborsato a rate costanti in un periodo di 30 anni a partire dal 2021. In pratica, i Comuni tra cui Napoli, dovranno continuare a restituire il Fal allo Stato, non più fino al 2044 come era prima, ma fino al 2051, e con tassi di interesse più bassi (l'abbattimento della quota di interesse incide di più nei primi anni). Nelle tabelle allegate alla relazione tecnica della legge di bilancio si può infatti notare come sia maggiore la variazione degli interessi nelle prime annualità: 178 milioni nel 2023, 172 nel 2024, 165 milioni nel 2025 e così via, fino al 2051. Cifra omnicomprensiva per tutti gli Enti locali che hanno utilizzato dal 2013 al 2015 la misura del fondo anticipazioni di liquidità. La fotografia attuale di Palazzo San Giacomo prevede una spesa annuale per le rate del debito che il Comune paga allo Stato pari a 174 milioni, composta da 38 milioni per il predissesto, 41 per i residui attivi e passivi (vale a dire la mancata riscossione delle tasse) e ben 95 per le anticipazioni di liquidità. Ed è su questa ultima voce che si andrà ad applicare la riduzione dei tassi, che per il Comune significherebbe risparmiare una cifra intorno ai 25-30 milioni per i primi anni.

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È sicuramente una buona notizia nelle intenzioni, ma nei fatti si tratta comunque, come si direbbe a Napoli, di acqua che non leva sete, almeno per il Municipio partenopeo. «I conti non li abbiamo ancora fatti, ma è sicuramente una nota positiva. La norma consente a tutti gli Enti, Regioni e Comuni, ma soprattutto a Napoli vista la situazione complicata, di poter risparmiare sui tassi di interesse. Dobbiamo però valutare con attenzione quale sarà la strada migliore da praticare per il Comune». Cauto l'assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta. «La norma - aggiunge - può avere buoni effetti per Napoli, è un segnale positivo, ma certamente non basta». Nei prossimi giorni saranno fissati in agenda altri appuntamenti romani per l'assessore Baretta, che sta gestendo per Palazzo San Giacomo le trattative con il Governo, per cercare di tirare fuori il più possibile dalla Finanziaria che andrà in approvazione a dicembre. Sullo sfondo resta la sentenza 80/2021 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale spalmare i debiti in 30 anni stabilendo un obbligo di ripiano ravvicinato. Una sentenza che ha avuto un impatto significativo in Italia, dove in condizione di dissesto o pre-dissesto finanziario c'è 1 Comune su 8, precisamente 1.083 su un totale di 8.389. Ciò che oramai sembra invece chiaro a tutti è che nella manovra di bilancio del Governo non saranno previste leggi speciali per Napoli e per nessuna altra città. La dicitura Patto per Napoli non si troverà mai nella Finanziaria, la linea del premier Mario Draghi al riguardo è intransigente. Non si fanno leggi ad hoc. 

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