Napoli, ecco il rimpasto in giunta e scoppia la guerra sugli incarichi

Martedì 12 Novembre 2019 di Luigi Roano

Oggi alle 11 il sindaco Luigi de Magistris annuncerà la nuova giunta dopo molte settimane di chiacchiericcio, inciuci e furiose litigate dentro la maggioranza. Una bagarre che è ancora in corso e finirà solo pochi minuti prima della presentazione, perché la battaglia di queste ore è sulle deleghe. Ieri a Palazzo San Giacomo è stata una giornata molto tesa: per i musi lunghi di chi esce dall'esecutivo cittadino e anche per chi vi rimane però depotenziato nelle deleghe come Alessandra Clemente. Una accelerazione - quella del sindaco - per chiudere il capitolo dei cambi e arrivare al 22, giorno in cui si discuterà la mozione di sfiducia proposta dalle opposizioni contro di lui, in maniera più serena. De Magistris ha messo in conto un paio di giorni di turbolenza e di polemiche per le uscite pesanti di alcuni assessori - su tutti Nino Daniele, il cui ultimo atto è stato ieri quando ha presenziato proprio assieme al sindaco alla cittadinanza onoraria a Bruno Venturini e qualche imbarazzo si è notato - e l'entrata di quelli nuovi pescati in Consiglio comunale nel gruppo demA e Sinistra in Comune lasciando fuori gli altri. Poi, trascorso questo tempo che considera fisiologico, lavorerà al ricompattamento dei rosso-arancioni per arrivare al 22 con i numeri a posto. Perché segnali di nervosismo non mancano. In questa chiave - per esempio - va interpretato il gesto della giovane Maria Caniglia del gruppo «Sfasteriati» che ha rimesso la delega di consigliera delegata alle attività produttive allo stesso de Magistris. «Un ruolo senza concretezza, meglio fare il consigliere comunale al cento per cento» racconta. Per quello che riguarda la sfiducia la Caniglia non si sbilancia, ma quello che trapela è che alla fine il suo gruppo continuerà ad appoggiare l'ex pm. Anche perché il rimpasto bis previsto per Natale quando presenterà la lista per le regionali con un paio di assessori dentro da sostituire e le poltrone delle partecipate ancora da assegnare, sono ottimi argomenti per tacitare gli scontenti.

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Vale la pena riepilogare il rimpasto politicamente molto orientato dell'ex pm. Escono Mario Calabrese (Infrastrutture), Nino Daniele (Cultura e turismo), Roberta Gaeta (Welfare) e Laura Marmorale (Diritti civili). Entrano i consiglieri comunali del gruppo demA Luigi Felaco ed Eleonora De Majo; Rosaria Galiero di Sinistra in Comune che rappresenta i Comunisti italiani. La quarta novità è Francesca Menna ex consigliera comunale del M5S, una docente universitaria vicina al Presidente della Camera Roberto Fico. Volti nuovi anche in Consiglio comunale dove subentrano ai due consiglieri del gruppo demA Elena De Gregorio - nipote di Umberto De Gregorio presidente dell'Eav - e Sergio Colella. Mentre la Galiero viene surrogata da Chiara Guida. «Sono contenta - racconta la De Gregorio - e voglio dare il mio contributo all'amministrazione». Oggi assieme alla Guida e Colella sarà presente in sala giunta. Veniamo alle deleghe. Uno dei rebus sono quelle di Daniele, ovvero Cultura e turismo che dovrebbero andare pari pari alla De Majo. Tuttavia, de Magistris sta riflettendo e lo farà fino all'ultimo minuto e non si esclude uno spacchettamento. Con Daniele recuperato come consulente esterno alla cultura. È già successo con la ex assessora Daniela Villani, ma lo spessore di Daniele è tale che una simile soluzione sembra non praticabile. La Clemente dovrebbe perdere la delega alla polizia municipale - che il sindaco ha avocato a sè e se ne occuperà il capo di gabinetto Attilio Auricchio - quella ai giovani e al patrimonio che dovrebbero essere affidate a Felaco. Per la Galiero si profilano quelle al lavoro e sviluppo, mentre il pacchetto welfare dell'uscente Gaeta sarà affidato a Monica Buonanno. Il vicesindaco Enrico Panini potrebbe ereditare i trasporti da Calabrese, mentre Carmine Piscopo - già assessore all'Urbanistica - quella alle infrastrutture. Puzzle - va sottolineato - ancora in costruzione.

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Intanto, 42 portavoce del M5S nei territori e in Parlamento chiedono al sindaco di «scusarsi con il consigliere comunale Matteo Brambilla per alcune frasi pronunciate con riferimento alla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni». Secondo la ricostruzione fatta dai grillini, il sindaco si dovrebbe scusare «per avere definito Brambilla, ancor meno di una nullità, una frase denigratoria usata nel film I cento passi di Tano Badalamenti nei confronti di Peppino Impastato». Tra i 42 che chiedono al sindaco di scusarsi c'è anche il senatore Vincenzo Presutto, ex staffista di Palazzo San Giacomo e marito di Marta Matano anche lei consigliera comunale dei pentastellati. «Il signor sindaco - si legge in una nota - troppo spesso dimentica il galateo istituzionale verso l'opposizione».

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